mercoledì 8 luglio 2015
Brutto, sporco e cattivo
Cominciamo da una cosa facile, un po' impersonale. Ma che dice qualcosa su ciò che sto facendo in questi mesi.
No, non farò una recensione. L'ha già fatta il Sociopatico, ed è perfetta.
Il fatto è che io i fantasy non li ho mai sopportati per un motivo: quelli con cui ho accostato il genere (Tolkien, Zimmer Bradley) mi parevano troppo romanzati.
Eh beh, si tratta di romanzi, che pretendi? Capiamoci: romanzi sì, fiction va bene, ma una storia in cui ci si danza intorno come in un balletto non mi piglia. Anche se ci sono battaglie, tradimenti, rovesci di fortune, poteri magici.
Ah sì, parliamone: i poteri magici. Avendo scritto una trilogia urban fantasy, si può ben pensare che io adori i poteri magici. E invece... non posso dire di odiarli, ma se il fantasy degli ultimi anni li nomina sempre meno un motivo ci sarà.
Ecco, in questo libro i poteri magici ci sono. E secondo me servono parecchio (sia pure in prospettiva) a farmi credere alla storia di un ragazzino di 14 anni che diventa re, dopo essere stato il capo di una banda di banditi di strada.
Ma la magia vera la fa Jorg, il protagonista: un adolescente così diverso dai classici perbenino dei libri Young Adult, che ti verrebbe voglia di dargli un bacio in bocca. Il problema è che lui non si accontenterebbe.
Per come me lo figuro, Jorg è la versione adolescente di Ramsay Bolton: la vita di saccheggio, stupri e torture che ha condotto dai 10 (!) ai 14 anni gli è proprio andata a pennello, e ha la decenza di non far finta che sia stata colpa della magia o della manipolazione o del trauma infantile.
Per questo, come Ramsay, non vorremmo mai incontrarlo nella vita reale, ma sulla carta ci affascina.
Nel dubbio, mi sono comprata anche i due seguiti: speriamo che siano all'altezza.
PS: un giorno o l'altro farò un post sulle copertine dei fantasy, che mediamente trovo inguardabili, fuorvianti e discutibili dal punto di vista artistico. Questa non fa eccezione.
lunedì 6 luglio 2015
Assenze
C'è l'assenza di foto, che non sto più facendo. Complice la morte del "mio" portatile, quello che aveva Gimp e tutte le cose belle, mi fa fatica scaricarle.
C'è l'assenza di voglia: non ho più voglia di cucinare, né di pulire la casa, né di riordinare. Per carità, non che io sia mai stata una casalinga provetta, ma da qualche mese proprio mi manca la forza di volontà, in ogni campo.
C'è l'assenza di tempo: mi sembra che le ore mi scivolino tra le dita. Mi sveglio prima apposta, ed arriva subito l'ora di far alzare i bambini. Salgo dopo cena appena possibile, ed è già ora di dormire. Mi addormento ed è già ora di svegliarmi.
E c'è l'assenza di me dal mio blog. Perché?
Forse è che a farsi i fatti miei in questo luogo ci sono troppe persone sbagliate.
O forse è il luogo ad essere sbagliato.
Ormai i blog vengono percepiti come una vetrina, come un "che bello quello che fai". Io stessa l'ho usato come una specie di diario fotografico, negli ultimi anni.
Ma, senza le foto, che senso ha tenere un diario che tutti possono leggere? Un diario in cui non ti puoi sfogare di questo perché ti potrebbe beccare il tale, in cui non puoi raccontare quest'altra cosa perché poi non rimane più riservata. Per quello c'è il mio paperblanks.
Eppure io vorrei raccontarvi quello che mi succede. Vorrei mettervi a parte di questa bellissima, travolgente esperienza di scrittura, ma senza che poi chiunque si senta autorizzato a parlarne a sproposito. Vorrei condividere qualche riflessione sull'educazione di Daisy e dei figli, ma senza dover rassicurare poi le persone che travisano i problemi e pensano che il cane sia o uno zerbino o una macchina di morte impazzita.
Probabilmente voglio l'impossibile. Mi resta solo decidere qual è il male minore.
C'è l'assenza di voglia: non ho più voglia di cucinare, né di pulire la casa, né di riordinare. Per carità, non che io sia mai stata una casalinga provetta, ma da qualche mese proprio mi manca la forza di volontà, in ogni campo.
C'è l'assenza di tempo: mi sembra che le ore mi scivolino tra le dita. Mi sveglio prima apposta, ed arriva subito l'ora di far alzare i bambini. Salgo dopo cena appena possibile, ed è già ora di dormire. Mi addormento ed è già ora di svegliarmi.
E c'è l'assenza di me dal mio blog. Perché?
Forse è che a farsi i fatti miei in questo luogo ci sono troppe persone sbagliate.
O forse è il luogo ad essere sbagliato.
Ormai i blog vengono percepiti come una vetrina, come un "che bello quello che fai". Io stessa l'ho usato come una specie di diario fotografico, negli ultimi anni.
Ma, senza le foto, che senso ha tenere un diario che tutti possono leggere? Un diario in cui non ti puoi sfogare di questo perché ti potrebbe beccare il tale, in cui non puoi raccontare quest'altra cosa perché poi non rimane più riservata. Per quello c'è il mio paperblanks.
Eppure io vorrei raccontarvi quello che mi succede. Vorrei mettervi a parte di questa bellissima, travolgente esperienza di scrittura, ma senza che poi chiunque si senta autorizzato a parlarne a sproposito. Vorrei condividere qualche riflessione sull'educazione di Daisy e dei figli, ma senza dover rassicurare poi le persone che travisano i problemi e pensano che il cane sia o uno zerbino o una macchina di morte impazzita.
Probabilmente voglio l'impossibile. Mi resta solo decidere qual è il male minore.
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lunedì 18 maggio 2015
Not so slow, a lot of fish
Lo so, l'abbiamo ignorato per troppi anni, quando era alla Fiera. Ci siamo andati per la prima volta nel 2011 e ce ne siamo innamorati follemente.
Siamo ritornati due anni fa, e abbiamo adorato l'iniziativa del Guardaroba del Pesce.
Quindi quest'anno non vedevamo l'ora di tornare a Slow Fish.
Rispetto all'edizione scorsa, ce la siamo goduta meglio. Eravamo solo noi due, agili e attrezzati. Abbiamo visto tanto, assaggiato il giusto (una frittura di mare che non scorderò tanto presto), comprato uno sfacelo: 11 chili e mezzo di pesce, per poco più di 60 euro.
Ovviamente abbiamo comprato pesce povero, quello che ci piace tanto ma che a Pavia non si trova facilmente: pagellini, sugarelli (o suri o sueli), salpe, barracuda e una cassetta di cipolle (pesci di cui ignoravo l'esistenza, mi sa che finiscono in brodetto).
Abbiamo partecipato all'asta del pesce, e ci hanno regalato due chili di sueli.
Tornati a casa, abbiamo pulito e sfilettato pesce per quasi 4 ore (il lavoro maggiore l'ha fatto Luca, mentre io recuperavo figli e cane dai miei).
Il giorno dopo, grigliata di pagellini. Che tanto -ini non erano, dal momento che pesavano più di due etti a testa. Con contorno di verdure varie e tzatziki, tipica salsa delle Cascine Orsine.
Ci siamo goduti pigramente la bella giornata, abbiamo inaugurato il gazebo. I bambini hanno giocato con le biciclette e Daisy a fare il coccodrillo nel laghetto.
E io, tra una cosa e l'altra, ho finito La moglie del boia. Sono incredula e soddisfatta, contenta del risultato ma un po' orfana della scrittura: Gerta e Mathias mi mancano già. E proprio per questo sto già buttando giù qualche idea per un seguito, intanto che procedo alla prima revisione.
Prevedo un'estate intensa.
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mercoledì 8 aprile 2015
Caccia alle uova
Premetto che questo post non è sponsorizzato. Tristemente, perché la percentuale di uova Kinder (+ due coniglietti Ferrero Rocher) era decisamente schiacciante.
Come potete immaginare, il motivo non è legato alla qualità del cioccolato (persino Amelia si sta convertendo al fondente) bensì a quella delle sorprese: ormai ciò che si trova dentro le uova è di uno squallore non giustificato dalla crisi. In uno di essi, per esempio, abbiamo trovato un elastico per capelli. Uno di quelli che vendono a 1 euro il pacco da 10. Mapperfavore...
Tendo a precisare inoltre che neanche l'idea della caccia alle uova ci è stata fornita dalla Kinder e dal coniglio azzurro: ispirati dai racconti delle blogger d'oltremanica, già l'anno scorso avevamo nascosto le uova (in casa, perché pioveva) invece di consegnarle e basta.
Quest'anno l'idea vincente è stata posticipare la caccia da Pasqua a Pasquetta: col sole, abbiamo potuto sfruttare tutti i nascondigli del giardino.
Persino Daisy si è fatta coinvolgere, rubando un coniglietto e portandoselo in giro tutta fiera.
(Per i cinofili: ovviamente gliel'abbiamo tolto subito, sappiamo che il cioccolato è tossico per i cani)
Siccome faceva freddino, siamo rientrati per contare e aprire le uova.
E poi ci siamo goduti il pomeriggio di sole e giochi all'aperto.
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giovedì 2 aprile 2015
Auguri (indipendentemente dalla Pasqua)
Vi auguro che questi giorni siano belli e felici, baciati dal sole come quelli scorsi.
Che possiate passarli con le persone che vi sono care, e non con chi "di dovere".
Che il tempo passato a coccolarvi non vi sembri sprecato, che possiate rallentare e non farvi prendere dall'ansia di strafare.
Che possiate fermarvi ad osservare la natura, che merita sempre.
Che il lupo, l'agnello, il gatto e il cane dormano insieme, ma possibilmente non sul vostro letto.
Che le vostre colazioni siano lunghe e rilassate, che nessun accattone vi causi lividi con le sue zampate (o graffi con le sue improbabili arrampicate). Ma che poi alla fine si conquisti un bocconcino per essere stato bravo.
Che le pulizie di Pasqua vi siano lievi, se le fate. E, se non le fate, che non vi pigli il senso di colpa. Prendete esempio da lei:
Che sulle vostre tavole non manchi mai un fiore.
Questo è ciò che auguro a voi e spero per me.
Buona luna piena a tutti.
(Noi andiamo nel bosco domani sera. Auguratemi di non incontrare cinghiali)
lunedì 30 marzo 2015
Brera in fiore
Avvisati dalla newsletter di un vivaio di cui siamo clienti, sabato ci siamo incamminati alla volta di Floralia, un mercatino di fiori e ammenicoli vari in piazza San Marco.
Vi dico subito che è stato un bagno di sudore, perché ci siamo andati con la Daisy. E per lei tutto era nuovo e un po' spaventoso, nonostante non sia la sua prima volta a Milano: la metropolitana, tutte quelle macchine in giro e tutti quei cani.
È stata bravissima, per carità, ma ci ha fatto capire che dovremo insistere un po' per farla abituare a quello che per noi non è normale ma non ci crea alcun patema.
I bambini si sono voluti portare la macchina fotografica regalata loro a Natale. E hanno fatto bene, perché le loro foto sono bellissime.
martedì 24 marzo 2015
Innamorarsi di una storia
Non so se capita a tutti quelli che scrivono.
Magari c'è chi riesce a mantenere un sereno distacco. Magari chi lo fa per mestiere, e quindi scrive narrativa tutti i giorni, non prova questo senso di godimento e gratitudine.
Perché sì, dopo 2 anni torno a scrivere sul serio. E no, non ho niente contro Sholeh Zard, ma non sto scrivendo il quarto.
Il mio spunto viene da lontano, addirittura da 5 anni fa.
No, non ho magicamente trovato il tempo per fare le ricerche che un romanzo storico di quel genere avrebbe richiesto.
La soluzione che ho trovato è ben più semplice: ho ambientato la mia storia nel passato di Sholeh Zard. Il passato ipotetico di un mondo immaginario, con regole molto simili alle nostre ma non per forza uguali. Con creature magiche che vivono ai margini della società e fanno finta di non esistere.
Ma nessuno dei miei personaggi principali è una creatura magica. Sono tutti umani, un bel po' di umani, che cercano di tirare avanti facendo del loro meglio.
Difficilmente in una mia storia si vedrà il boia sadico o l'inquisitore fanatico. Al limite, se ne avrò bisogno, introdurrò qualche testa di cazzo, che poi sono quelli che davvero rovinano il mondo.
Intanto, mi godo l'intensa beatitudine del ritorno alla scrittura e la mia mano cerca di star dietro alla mia fantasia.
Magari c'è chi riesce a mantenere un sereno distacco. Magari chi lo fa per mestiere, e quindi scrive narrativa tutti i giorni, non prova questo senso di godimento e gratitudine.
Perché sì, dopo 2 anni torno a scrivere sul serio. E no, non ho niente contro Sholeh Zard, ma non sto scrivendo il quarto.
Il mio spunto viene da lontano, addirittura da 5 anni fa.
No, non ho magicamente trovato il tempo per fare le ricerche che un romanzo storico di quel genere avrebbe richiesto.
La soluzione che ho trovato è ben più semplice: ho ambientato la mia storia nel passato di Sholeh Zard. Il passato ipotetico di un mondo immaginario, con regole molto simili alle nostre ma non per forza uguali. Con creature magiche che vivono ai margini della società e fanno finta di non esistere.
Ma nessuno dei miei personaggi principali è una creatura magica. Sono tutti umani, un bel po' di umani, che cercano di tirare avanti facendo del loro meglio.
Difficilmente in una mia storia si vedrà il boia sadico o l'inquisitore fanatico. Al limite, se ne avrò bisogno, introdurrò qualche testa di cazzo, che poi sono quelli che davvero rovinano il mondo.
Intanto, mi godo l'intensa beatitudine del ritorno alla scrittura e la mia mano cerca di star dietro alla mia fantasia.
martedì 17 marzo 2015
Aspettando la primavera
Ci aveva illusi ai primi di marzo ed ora sembra sparita, inghiottita dalla pioggia e dal vento.
Intanto, ha fatto in tempo a far ammalare Luca, che venerdì aveva 39 di febbre.
Ma tornerà, l'aspettiamo al varco.
Intanto, la casa si colora del giallo dei narcisi, mia madre fa scorzette candite con le ultime arance, i bambini hanno già progetti per l'estate.
Io lavoro a maglia pensando al prossimo anno, come se questo inverno fosse già finito.
E scrivo.
Sono tornata a scrivere dopo mesi di blocco. L'inattività totale di 4 giorni di febbre mi ha dato la soluzione a una situazione che non sapevo risolvere.
Con una piccola marcia indietro, ho ripreso slancio. Mi dispiace solo che, dopo un intero weekend passato con la penna in mano, non sono più riuscita a scrivere una riga tra ieri e oggi. Ma stavolta si tratta solo di quell'attesa che ti rende ancora più ansiosa: so come proseguire, anche se non tutti i passaggi narrativi mi sono chiari.
Cosa sto scrivendo? Una cosa nuova, che con Sholeh Zard ha solo qualche piccolo punto di contatto. Diversi i personaggi, l'epoca, l'ambientazione. Uguali il piacere e il divertimento con cui scrivo.
In attesa della primavera.
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domenica 8 marzo 2015
Knitting abbestia
No, non sono solo lavori degli ultimi due mesi quelli che ho fotografato.
Il più anziano, già completo a fine giugno, è il mio Brown Hitofude:
Realizzato con una lana e alpaca artigianale, comprata in un mercatino di filati naturali a Crema, è un jolly: va sia sopra a un capo estivo a fine settembre sia su un maglioncino o una tunica in filato fine in inverno.
Nel mio ufficio fa freddo, quindi io lo metto spesso sopra la tunichetta con cui l'ho fotografato, che è a maniche lunghe.
Per secondo viene il maglioncino fair isle Vinella, realizzato in alpaca boliviana equa e solidale.
Sono molto legata a questo progetto, forse perché ci ho passato circa due mesi e mezzo e l'ho dovuto rifare completamente quando l'avevo già quasi finito.
È un ottimo pattern, con un disegno bello e romantico. La mia versione è un po' particolare: prima di tutto perché ha solo due colori, e poi perché cambia colore di sfondo da prima a dopo lo sprone.
Terza l'amata Green Light Tunic, da un pattern di Veera Valimaki che desideravo fare da almeno un anno.
Per lei ho comprato la stessa alpaca di Vinella (anzi, sarebbe più corretto dire che per Vinella ho comprato la stessa alpaca di questa tunica, dal momento che l'avevo presa prima). Ho ordinato mezzo chilo di stupenda alpaca verde felce, e poi l'ho lasciata lì ad aspettare intanto che testavo Vinella.
Alla fine ho usato solo 400 grammi, e per le tasche ho usato gli ultimi rimasugli del color ciliegia di Vinella.
È leggera e calda, con una linea che sta bene a chiunque. Io la metto spesso con una maglietta a maniche lunghe lilla, che richiama il colore delle tasche.
E adoro il bottone del retro, vero vintage torinese.
L'ultimo modello è Purple Saffire, realizzato con una stupenda seta tinta col campeggio, comprata al Villaggio Leumann insieme alla mia amica Vesnuccia.
In quell'occasione, lei mi aveva rimproverata di vestirmi troppo oversize ed io le rispondo con questo:
Scherzi a parte, era un po' che questo coprispalle estivo mi solleticava. I due etti che ho comprato si sono rivelati fin troppi per la realizzazione del capo, ne sono avanzati circa 80 grammi.
Ciò è dovuto al fatto che sulla fascetta non era riportata la lunghezza (cosa normalissima per un filato artigianale) ed io non avevo idea fino ad oggi della straordinaria resa della seta.
I bottoni, di cui le foto non rendono la lucidità e la piacevolezza al tatto, sono vero vintage andezenese. So che il contrasto rosso/viola è un po' controverso, ma lo adoro in questa versione.
E infine ho pensato di fotografare due matasse che avevo comprato dal mitico signor Antonio del mercato di Lagosta a novembre (forse le amiche che erano al MammaCheBlog Creativo se ne ricordano).
Una è una matassa grigia, ora trasformata in un enorme gomitolo:
Questa la vorrei trasformare in uno scialle o poncho o mantella. Qualcosa in cui avvolgermi alla svelta per portare fuori Daisy quando sono a casa, insomma.
L'altra mi è saltata in mano e non ha voluto saperne di andarsene. Era così bella, sia per il colore sia per la consistenza setosa (ma si tratta di 100% lana), che non ho potuto lasciarla sola.
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Foto che non sapevo di avere
Rientro da una decina di giorni davvero infami.
Prima si è ammalato Ettore: pensavamo a una delle solite febbri alte ma brevi, e invece si è fatto 5 giorni oscillando tra i 38 e i 39 gradi.
Proprio allo scadere di questi 5 giorni, mi sono ammalata io. E ho fatto 4 giorni a 38 e mezzo, io che non sono mai proprio così precisa.
Da ieri sono sfebbrata, e ieri ho passato tutto il giorno a guardare il termometro con aria incredula. Oggi sto decisamente meglio, e ho deciso di sfruttare il sole per fotografare un po' di miei lavori a maglia che finora sono stati immortalati solo con la triste lente dello smartphone.
Quando poi ho scaricato le foto, ho trovato un paio di tesori: alcune foto di Daisy durante il giro di gennaio a Levanto e un tramonto a Baldissero.
Il giro a Levanto non lo ricordo con grande piacere. È stata l'occasione in cui è stata evidente la necessità di farsi aiutare ad educare Daisy, ma non è per colpa sua se Luca ed io abbiamo litigato.
È che a volte mio marito si fa prendere più dalle cose che vuole fare che dalle persone che ha intorno, e questo mi ferisce.
Poi però per fortuna riusciamo a parlarne e a trovare un punto di incontro.
Il tramonto a Baldissero invece sarebbe stato un semplice bel tramonto, se non fosse che è coinciso con l'ultima volta che abbiamo visto la zia Rosa Maria, morta due settimane dopo.
Luca lo ha fotografato per confrontare le prestazioni della nostra compatta con la supermacchina di suo zio, appassionato di foto e bravissimo a farle.
Mi fa piacere pensare che per zio Francesco sia stato un momento di sollievo nel mare di dolore che stava affrontando, una distrazione gradita.
Spero che, se mai dovessi trovarmi nella stessa situazione, arrivi una persona amica a farmi vedere della bella lana, o un catalogo di rose, o a chiedermi consiglio su un mobile da sverniciare.
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