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venerdì 5 luglio 2013
L'erba dai mille volti
Amo l'iperico.
Ne ho scoperto l'unguento sei anni fa, in occasione di una scottatura, e da allora non faccio altro che stupirmi delle proprietà incredibili di questa pianta.
Prima di tutto, non avrei mai creduto che un rimedio fitoterapico potesse essere tanto efficace in così poco tempo, mi è sempre bastata una sola applicazione per eliminare il dolore delle scottature (solari, da forno, persino le temute scottature da caramello).
Secondariamente, trovo bellissimo che una pianta che fiorisce al solstizio doni tutto ciò che solitamente colleghiamo al sole: luce, allegria, buonumore. Non l'ho ancora provato in tisana o nell'insalata, come fa una mia collega, ma solo perché finora l'ho trovato solo a bordo strada e non mi pareva il caso di usarlo a scopi alimentari.
In terzo luogo, tinge. Per dare il meglio di sé, richiede un bagno colore alcolico (che può essere tranquillamente fatto con l'alcol denaturato al 50% che si trova al supermercato, il risultato non cambia e voi risparmiate quei 15 euro): i fiori devono essere lasciati macerare per diversi giorni, anche se l'alcol si colora subito di un rosso entusiasmante.
Al momento di tingere, si scioglie un po' di allume in acqua, vi si immerge la lana e si porta lentamente a ebollizione.
Quando l'acqua bolle, si spegne il fuoco (mi raccomando!) e si versa il bagno colore filtrato nella pentola. Il rosso, a contatto con la lana, diventa verde come per magia.
Quando, dopo una giornata o una notte, si decide di sciacquare, bisogna mettere in conto un vero e proprio lavaggio: se ci si limita a sciacquare, la lana asciugando rimane appiccicosa come se fosse stata immersa in acqua e zucchero.
Purtroppo col lavaggio se ne va un sacco di colore, e il verde che rimane attaccato alla lana è di una tonalità spettacolare, ma piuttosto tenue rispetto all'illusione che ci aveva dato.
La ricerca del verde perfetto continua.
lunedì 18 marzo 2013
Musa's Box di quasi primavera
La cosa più bella della settimana la vedete per prima: Sybille ha creato una bellissima copertina per il terzo libro della serie di Sholeh Zard. Sarà un modo elegante e mooooolto gradevole per dirmi di sbrigarmi col secondo? ;-)
Dopo una sorpresa come questa, difficile trovare qualcosa che possa stargli alla pari. Eppure, questa settimana è stata ricchissima di cose belle:
- concepire un nuovo e spero veloce progetto per ingannare il tempo in attesa dei ferri circolari per Ettore (e imparare a fare le trecce)
- avere idee narrative nel sonno o quasi
- i miei bambini che finalmente possono giocare in cortile senza giacca pesante (ehm, adesso non tanto...)
- la valletta illuminata dal sole, con una leggerissima nebbiolina che si alza
- la Postepay piena (e subito svuotata)
- i complimenti per il mio scialletto da collo
- i biscotti al cioccolato di Luca
- tornare a casa e scoprire un caso di telepatia coniugale
- assistere a un pezzo di storia
- parlare di cose difficili con i miei figli, e avere la sensazione che capiscano almeno un po' (ma non indago, per non ricevere delusioni)
- il sole, inaspettato in un giorno in cui davano brutto senza speranza
- spacciare pasta madre altrui
- un taglio di capelli azzeccato, fatto con competenza e amorevolezza
- sentirmi immeritatamente un piccolo guru della maglia (solo perché ho 2 mesi di esperienza in più, quindi chi comincia mi chiede consiglio)
- mio figlio che legge Topolino (legge davvero, non fa finta!)
- la sensazione, purtroppo sorta in confronto con una collega, di essere tanto tanto fortunata che tutti quelli che amo siano in salute (fisica, quella mentale non è contemplata in questa casa)
- la ciniglia rosa cipria e marrone
- parlare di tinture naturali e di progetti per la lana d'Abruzzo
- il doppio velo in compagnia, grazie al brufen
- gli appunti di antropologia culturale e forense
- il sushi di Wok
- inaugurare la casa di un'amica e festeggiare il successo di un'altra
- andare a conoscere la famiglia di un'amica quasi solo virtuale, a un'ora e mezza da noi, e trovarcisi tutti benissimo, sia noi sia i bambini
- l'insalata arance, avocado, rucola, misticanza e sesamo
- scoprire cose nuove in cucina (la carta forno bagnata!)
- i miei bambini che si svegliano e vestono spontaneamente
- il Quarto, ultimamente sempre più selvatico, che mi chiede le coccole
- il paesaggio imbiancato, e pazienza se siamo a marzo.
mercoledì 12 gennaio 2011
Basta un raggio di sole
Non è stato un brutto rientro, questo. A parte l'inserimento di Ettore, che dopo quella brutta impressione iniziale sembra andar bene, il lavoro c'è ma non è frenetico, gli orari non sono da cardiopalma, tutto è serenamente inquadrato nel suo tran tran. Ho due cose da scrivere al più presto, ma non sono ancora in ansia da scadenza.
Oddio, forse qualcuno direbbe che sono troppo rilassata. Può darsi. Probabilmente, da quando ho il part-time e Ettore non va più al nido, non sento più quell'eterna morsa ai garretti, tipica di chi in 15 km deve fermarsi almeno 2 volte e quindi finisce a metterci quasi un'ora ad arrivare a casa/lavoro, nonostante non debba andarci a piedi.
Oppure può essere semplicemente che 19 giorni di vacanza (uniti al fatto che per tutto dicembre i bambini sono stati a casa) mi abbiano fatto davvero bene. Mi sono goduta mio marito, i figli, gli amici e i parenti, la casa, il mare. Nonostante i 6 giorni di antibiotico in mezzo, oltretutto. Mi sono anche goduta una botta di creatività che lévati.
In più, oggi il sole è riuscito a bucare la nebbia e speriamo che il bel tempo ci accompagni per un po'. Sì, lo so che il sole l'ho visto anche a Levanto, per ben 3 giorni, ma questo ultimo anno e mezzo è stato talmente brutto e piovoso da farmi aggrappare ad ogni raggio di sole.
E speriamo che i prossimi mesi siano un po' più asciutti, con buona pace degli agricoltori e dei bonsai di mio marito.
Oddio, forse qualcuno direbbe che sono troppo rilassata. Può darsi. Probabilmente, da quando ho il part-time e Ettore non va più al nido, non sento più quell'eterna morsa ai garretti, tipica di chi in 15 km deve fermarsi almeno 2 volte e quindi finisce a metterci quasi un'ora ad arrivare a casa/lavoro, nonostante non debba andarci a piedi.
Oppure può essere semplicemente che 19 giorni di vacanza (uniti al fatto che per tutto dicembre i bambini sono stati a casa) mi abbiano fatto davvero bene. Mi sono goduta mio marito, i figli, gli amici e i parenti, la casa, il mare. Nonostante i 6 giorni di antibiotico in mezzo, oltretutto. Mi sono anche goduta una botta di creatività che lévati.
In più, oggi il sole è riuscito a bucare la nebbia e speriamo che il bel tempo ci accompagni per un po'. Sì, lo so che il sole l'ho visto anche a Levanto, per ben 3 giorni, ma questo ultimo anno e mezzo è stato talmente brutto e piovoso da farmi aggrappare ad ogni raggio di sole.
E speriamo che i prossimi mesi siano un po' più asciutti, con buona pace degli agricoltori e dei bonsai di mio marito.
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martedì 14 settembre 2010
Stanchezza e fastidio
Ieri ho degnamente festeggiato il ritorno a scuola di Amelia in due modi: prima incazzandomi perché per tutta la settimana i bambini usciranno alle 14 e poi facendomi togliere un dente a tradimento (credevo di poterlo salvare, e invece ho scoperto che ad agosto si era fessurato troppo in profondità - colpa di una banale granella di zucchero). Beh, non tutto il male vien per nuocere: a causa dell'intervento, devo stare a casa oggi e domani, il che mi permette di non preoccuparmi della scuola di Amelia. E giovedì la va a prendere mia mamma.
In realtà l'intervento è stato relativamente leggero: una volta passata l'anestesia, ho preso il primo Aulin e mi sono incollata alla guancia il ghiaccio. Ma mi è rimasta addosso una spossatezza pazzesca, che mi rende abbastanza intollerante e apatica. Il che, potete immaginare, non è il massimo se sei a casa con due bambini piccoli e sani, che giocano, litigano, hanno fame e sete e voglia di fare la pipì.
Vorrei mettermi a letto sotto le lenzuola e dormire, oppure guardare film decisamente poco impegnativi (tipo ieri, mentre loro erano fuori col papà a comprare la dotazione per la scuola e i medicinali per me, mi sono vista From Paris with Love, un giocattolone divertente - infatti è stato prodotto da Luc Besson, come Wasabi). Oppure vorrei che mi arrivassero gli arretrati di Gea che ho comprato online e che ci potessimo mettere io e Luca a leggerli insieme sotto le lenzuola. Oppure ancora vorrei che qualcuno mi ricaricasse la Postepay per poter comprare i seguiti della storia di Topicco e leggere "Come diventare un pirata" ad Amelia, che per conto suo ha scovato un libro di filastrocche di pirati e se ne è innamorata. Oppure ancora vorrei almeno non dover mangiare solo cose fredde: mi è rimasta una pazzesca voglia di wurstel da ieri sera (e mannaggia che quest'anno ho perso il mercato europeo, quindi niente wurstel viennesi quest'anno). A dire il vero, mi accontenterei anche solo di un tè: i cibi freddi e il fatto di non poter uscire di casa (se viene la visita fiscale...) mi fanno penetrare il freddo nelle ossa.
Vabbe', vado a tagliare il melone per mangiarlo con la robiola, sognando che sia polenta fumante.
In realtà l'intervento è stato relativamente leggero: una volta passata l'anestesia, ho preso il primo Aulin e mi sono incollata alla guancia il ghiaccio. Ma mi è rimasta addosso una spossatezza pazzesca, che mi rende abbastanza intollerante e apatica. Il che, potete immaginare, non è il massimo se sei a casa con due bambini piccoli e sani, che giocano, litigano, hanno fame e sete e voglia di fare la pipì.
Vorrei mettermi a letto sotto le lenzuola e dormire, oppure guardare film decisamente poco impegnativi (tipo ieri, mentre loro erano fuori col papà a comprare la dotazione per la scuola e i medicinali per me, mi sono vista From Paris with Love, un giocattolone divertente - infatti è stato prodotto da Luc Besson, come Wasabi). Oppure vorrei che mi arrivassero gli arretrati di Gea che ho comprato online e che ci potessimo mettere io e Luca a leggerli insieme sotto le lenzuola. Oppure ancora vorrei che qualcuno mi ricaricasse la Postepay per poter comprare i seguiti della storia di Topicco e leggere "Come diventare un pirata" ad Amelia, che per conto suo ha scovato un libro di filastrocche di pirati e se ne è innamorata. Oppure ancora vorrei almeno non dover mangiare solo cose fredde: mi è rimasta una pazzesca voglia di wurstel da ieri sera (e mannaggia che quest'anno ho perso il mercato europeo, quindi niente wurstel viennesi quest'anno). A dire il vero, mi accontenterei anche solo di un tè: i cibi freddi e il fatto di non poter uscire di casa (se viene la visita fiscale...) mi fanno penetrare il freddo nelle ossa.
Vabbe', vado a tagliare il melone per mangiarlo con la robiola, sognando che sia polenta fumante.
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lunedì 7 settembre 2009
Partorirai con dolore?
Segnalo l'iniziativa del blog di Gekina, che si prodiga per l'epidurale gratuita e garantita in tutti gli ospedali. Se pensate che l'epidurale sia un diritto, firmate la sua petizione. Io non l'ho fatto e vi spiego perché.
Premetto che i miei parti sono stati di 11 ore il primo e 3 e mezzo il secondo. Contrazioni inizialmente ogni 5 minuti, ogni 2 minuti dopo un'ora. Non passeggiate di salute, insomma, ma nemmeno quei parti epici di giorni e giorni: una cosa onesta.
Ho partorito al San Matteo di Pavia, un ospedale che fa l'epidurale solo in casi particolari: soggetti asmatici (quindi per un eventuale terzo figlio sarebbe garantita), parti eccessivamente prolungati, problemi mentali... La scelta viene motivata col fatto che l'ospedale non ha abbastanza anestesisti per garantire l'epidurale a tutti, e mi sembra più onesta di quella degli ospedali che l'epidurale la fanno solo due giorni la settimana e ti inducono il parto in quei giorni. Soprattutto tenendo conto del fatto che il San Matteo è pubblico e che, prima di garantire l'epidurale a tutte, io mi preoccuperei di garantire dei cessi decorosi al reparto e di mettere un paio di termosifoni nel corridoio che porta dalla nursery al reparto.
Ora, fate conto che al San Matteo il personale e la struttura sono appena sufficienti per assistere le circa 50 partorienti e puerpere che regolarmente stazionano tra il blocco parto e il reparto, per non contare le altrettante degenti ginecologiche. Obbligare il San Matteo a garantire l'epidurale alle sue partorienti significherebbe costringere una struttura già in difficoltà a fare dei tagli da altre parti. Chissà poi quanti reparti maternità di ospedali meno importanti dovrebbero chiudere.
Personalmente, trovo più proficuo poter partorire in una struttura piccola ma vicina a casa, e chisse dell'epidurale, che dovermi sciroppare chilometri su chilometri con le contrazioni per fare l'epidurale. E non parlo tanto della mia situazione (ci metto 15 minuti ad arrivare al San Matteo, 20 per il San Paolo di Milano), quanto di quei posti che non sono l'ombelico del mondo e che quindi cara grazia che abbiano un ospedale o un pronto soccorso, senza essere Terzo Mondo.
Poi: l'epidurale si fa con una cannula inserita tra una vertebra e l'altra. Lo so che per carità, non ci sono controindicazioni e bla bla bla. Ma, visto che ci sarebbe un forzoso aumento di anestesisti che sanno fare l'epidurale, voi vi fareste inserire qualcosa nella spina dorsale da uno che ha fatto un corso per forza due mesi fa? OK, io sono di parte: piuttosto che farmi toccare la spina dorsale, mi farei un cesareo a mente serena. E sono sicura che la maggior parte degli anestesisti farebbe il suo lavoro con coscienza. Ma non posso fare a meno di pensarlo.
Ora qualcuno dirà: ma come? Tu non sei quella che parlava del diritto a non soffrire? Sì, sono io e ripeterei ogni parola di quello che ho scritto. Però la mia libertà di non soffrire non deve sottrarre risorse a chi rischia di non vedersi garantito il minimo indispensabile.
Premetto che i miei parti sono stati di 11 ore il primo e 3 e mezzo il secondo. Contrazioni inizialmente ogni 5 minuti, ogni 2 minuti dopo un'ora. Non passeggiate di salute, insomma, ma nemmeno quei parti epici di giorni e giorni: una cosa onesta.
Ho partorito al San Matteo di Pavia, un ospedale che fa l'epidurale solo in casi particolari: soggetti asmatici (quindi per un eventuale terzo figlio sarebbe garantita), parti eccessivamente prolungati, problemi mentali... La scelta viene motivata col fatto che l'ospedale non ha abbastanza anestesisti per garantire l'epidurale a tutti, e mi sembra più onesta di quella degli ospedali che l'epidurale la fanno solo due giorni la settimana e ti inducono il parto in quei giorni. Soprattutto tenendo conto del fatto che il San Matteo è pubblico e che, prima di garantire l'epidurale a tutte, io mi preoccuperei di garantire dei cessi decorosi al reparto e di mettere un paio di termosifoni nel corridoio che porta dalla nursery al reparto.
Ora, fate conto che al San Matteo il personale e la struttura sono appena sufficienti per assistere le circa 50 partorienti e puerpere che regolarmente stazionano tra il blocco parto e il reparto, per non contare le altrettante degenti ginecologiche. Obbligare il San Matteo a garantire l'epidurale alle sue partorienti significherebbe costringere una struttura già in difficoltà a fare dei tagli da altre parti. Chissà poi quanti reparti maternità di ospedali meno importanti dovrebbero chiudere.
Personalmente, trovo più proficuo poter partorire in una struttura piccola ma vicina a casa, e chisse dell'epidurale, che dovermi sciroppare chilometri su chilometri con le contrazioni per fare l'epidurale. E non parlo tanto della mia situazione (ci metto 15 minuti ad arrivare al San Matteo, 20 per il San Paolo di Milano), quanto di quei posti che non sono l'ombelico del mondo e che quindi cara grazia che abbiano un ospedale o un pronto soccorso, senza essere Terzo Mondo.
Poi: l'epidurale si fa con una cannula inserita tra una vertebra e l'altra. Lo so che per carità, non ci sono controindicazioni e bla bla bla. Ma, visto che ci sarebbe un forzoso aumento di anestesisti che sanno fare l'epidurale, voi vi fareste inserire qualcosa nella spina dorsale da uno che ha fatto un corso per forza due mesi fa? OK, io sono di parte: piuttosto che farmi toccare la spina dorsale, mi farei un cesareo a mente serena. E sono sicura che la maggior parte degli anestesisti farebbe il suo lavoro con coscienza. Ma non posso fare a meno di pensarlo.
Ora qualcuno dirà: ma come? Tu non sei quella che parlava del diritto a non soffrire? Sì, sono io e ripeterei ogni parola di quello che ho scritto. Però la mia libertà di non soffrire non deve sottrarre risorse a chi rischia di non vedersi garantito il minimo indispensabile.
martedì 1 settembre 2009
Ricchi premi e cotillons
Yeni Belqis, mia omonima nella vita, mi consegna un premio, l'Honest Scrap Award.
Condizioni di questo premio sono: raccontate ai vostri lettori 10 cose che si sappiano o meno di voi ma che sono vere.Indicate dieci persone che hanno diritto al premio e siate sicuri di far loro sapere che sono stati contrassegnati (un breve commento sul loro blog andrà bene).Non dimenticate di collegarvi di nuovo al blogger che vi ha premiato.
Io lo ammetto: sono poco entusiasta delle catene, da qualsiasi santo vengano, ma questa mi è sembrata un'occasione per aggiornarvi sulle mie condizioni attuali, dopo un'estate in cui la connessione è stata altalenante e le occasioni di scrivere un po' più rade.
Non trasmetto il premio a nessuno, se non a coloro che avranno voglia di raccogliere questo testimone, passando di qui.
1) Viola: ho finito di scrivere la sceneggiatura del numero 0, quello ambientato nel periodo del G8. All'inizio per caso e poi consapevolmente, l'ho strutturata in modo che possa essere eventualmente divisa in 6 albi da 24 tavole ciascuno.
2) Viola: non ho ancora trovato un disegnatore, anche se i contatti non sono mancati. È caccia aperta.
3) Cucina: installata e praticamente pronta (mancano i pomelli delle ante), tutta da organizzare e riempire.
4) Resto della casa: ho riordinato gli armadi della mia camera, dando via (con la morte nel cuore) un sacco di roba in cui o non entrerò più o non avrò più occasione di entrare. Per il resto, regna ancora un certo caos, che conto di eliminare definitivamente nel weekend, quando i bambini saranno dai miei.
5) Resto della casa: Amelia, entusiasta delle pareti blu e azzurre in cucina, chiede con insistenza che dipingiamo la sua camera di viola e rosa. Dal momento che nella stessa camera dorme anche Ettore, stiamo cercando una mediazione.
6) Lavoro: lunedì ricomincio, e speriamo che quest'anno sia tutto più rilassato. Chiederò un piccolo part-time (4 ore in meno alla settimana) per evitare ad Amelia il post-scuola, speriamo che siano abbastanza ragionevoli da non fare storie.
7) Danza: devo decidere che corso frequentare quest'anno. Senza ammazzarmi ma anche senza mollare troppo, ché quest'estate mi sono fatta male anche perché ero fuori allenamento.
8) Danza: devo capire se qualcuno si aspetta che ricominci a tenere il mio corso presso il nido di Ettore e come collocarlo nei miei impegni.
9) Salute: devo rimettermi in forma anche come peso e andare a fondo dell'asma che ultimamente mi perseguita un po' troppo.
10) Salute: devo mettermi in pista per capire se posso denunciare la miriade di gatte fertili che ho in cortile come colonia felina oppure se devo passare direttamente all'ASL una denuncia per incuria nei confronti dei loro cosiddetti "padroni", che si sono trasferiti ma tornano ogni tanto per dar loro da mangiare.
Condizioni di questo premio sono: raccontate ai vostri lettori 10 cose che si sappiano o meno di voi ma che sono vere.Indicate dieci persone che hanno diritto al premio e siate sicuri di far loro sapere che sono stati contrassegnati (un breve commento sul loro blog andrà bene).Non dimenticate di collegarvi di nuovo al blogger che vi ha premiato.
Io lo ammetto: sono poco entusiasta delle catene, da qualsiasi santo vengano, ma questa mi è sembrata un'occasione per aggiornarvi sulle mie condizioni attuali, dopo un'estate in cui la connessione è stata altalenante e le occasioni di scrivere un po' più rade.
Non trasmetto il premio a nessuno, se non a coloro che avranno voglia di raccogliere questo testimone, passando di qui.
1) Viola: ho finito di scrivere la sceneggiatura del numero 0, quello ambientato nel periodo del G8. All'inizio per caso e poi consapevolmente, l'ho strutturata in modo che possa essere eventualmente divisa in 6 albi da 24 tavole ciascuno.
2) Viola: non ho ancora trovato un disegnatore, anche se i contatti non sono mancati. È caccia aperta.
3) Cucina: installata e praticamente pronta (mancano i pomelli delle ante), tutta da organizzare e riempire.
4) Resto della casa: ho riordinato gli armadi della mia camera, dando via (con la morte nel cuore) un sacco di roba in cui o non entrerò più o non avrò più occasione di entrare. Per il resto, regna ancora un certo caos, che conto di eliminare definitivamente nel weekend, quando i bambini saranno dai miei.
5) Resto della casa: Amelia, entusiasta delle pareti blu e azzurre in cucina, chiede con insistenza che dipingiamo la sua camera di viola e rosa. Dal momento che nella stessa camera dorme anche Ettore, stiamo cercando una mediazione.
6) Lavoro: lunedì ricomincio, e speriamo che quest'anno sia tutto più rilassato. Chiederò un piccolo part-time (4 ore in meno alla settimana) per evitare ad Amelia il post-scuola, speriamo che siano abbastanza ragionevoli da non fare storie.
7) Danza: devo decidere che corso frequentare quest'anno. Senza ammazzarmi ma anche senza mollare troppo, ché quest'estate mi sono fatta male anche perché ero fuori allenamento.
8) Danza: devo capire se qualcuno si aspetta che ricominci a tenere il mio corso presso il nido di Ettore e come collocarlo nei miei impegni.
9) Salute: devo rimettermi in forma anche come peso e andare a fondo dell'asma che ultimamente mi perseguita un po' troppo.
10) Salute: devo mettermi in pista per capire se posso denunciare la miriade di gatte fertili che ho in cortile come colonia felina oppure se devo passare direttamente all'ASL una denuncia per incuria nei confronti dei loro cosiddetti "padroni", che si sono trasferiti ma tornano ogni tanto per dar loro da mangiare.
giovedì 2 aprile 2009
L'ovaio è mio?
Gentile casa farmaceutica Bayer (e non ho detto Pincopallo), produttrice di Milvane,
io sono una consumatrice scontenta e non voglio farlo sapere solo a voi, ma proprio a tutti quelli che hanno la pazienza di stare ad ascoltarmi.
Sono molto scontenta perché dal 1997 uso una pillola anticoncezionale trifasica che tollero benissimo, che non mi causa né ritenzione idrica né gonfiore al seno né aumento di peso né sbalzi di umore né calo della libido né alcuno di tutti gli altri disturbi che fanno parte del vissuto delle consumatrici di pillola. Con timore e dispiacere andrei a cercare un altro farmaco anticoncezionale e mai avrei pensato di guardare con desiderio il cerotto.
Io sto bene con la vostra pillola, ci sono proprio affezionata. E voi cosa fate? Mi cambiate la confezione.
Ora, so che sembra una scemenza da nostalgica, ma il fatto è che la confezione di prima era più funzionale: avevi un blister quadrato, le pillole intorno disposte in cerchio e una rotella adesiva che potevi attaccare in modo che diventasse il calendario delle tue pillole, tipo che sapevi di cominciare il giovedì e fissavi lo spicchio del giovedì sulla pillola dell'inizio. Era un sistema comodo e immediato, che ti permetteva di controllare in un istante se il giorno prima avevi preso la pillola o no.
OK, qualche anno fa avevate "segato" la bustina portablister e già avrei dovuto presagire qualcosa. Ma a me andava bene anche così, un po' più sgarrupata.
Ecco invece che l'anno scorso avete fatto una cosa orribile: avete eliminato la rotella, sostituendola con un blister su 3 righe. A parte che la prima riga e la terza hanno un colore simile e così una volta mi sono ritrovata mestruata due volte in un mese, questa bella innovazione ha l'effetto di non mostrarmi istantaneamente se il giorno prima ho preso la pillola: devo contare.
E sapete che cosa significa contare fino a 15 o 17 per una persona che sta mettendo a letto i bambini o li deve preparare per l'asilo? Significa che non ho 30 secondi da dedicare alla vostra dannata pillola, non ho il calendario in bagno, spesso faccio questo calcolo al buio e cascando di sonno, e poi mica bisogna essere laureati in matematica per prendere una pillola!
Significa che nei 10 anni (con interruzioni) precedenti al 2008 io ho sbagliato a prendere la vostra pillola 5-6 volte. Nell'ultimo anno sbaglio quasi tutti i mesi.
Ora, delle due l'una: o io mi sono bevuta il cervello col secondo figlio o voi avete ignorato tutte le leggi dell'usabilità e dell'ergonomia in nome del risparmio. E dire che sarei disposta a pagare volentieri il doppio, se questo potesse permettervi di tornare sui vostri scellerati passi.
Beh, miei cari, fate i vostri conti: se dovessi rimanere incinta perché il vostro nuovo sistema non mi ha concesso di capire subito di aver saltato e di correre ai ripari, vi costerà molto di più della vecchia confezione. Forse non vincerò una causa contro di voi, ma sicuramente vi farò la peggior pubblicità del mondo.
Azienda avvisata...
Peraltro: nel vostro sito italiano non c'è neanche un indirizzo a cui inviare questa protesta. Bella customer care, complimenti!
io sono una consumatrice scontenta e non voglio farlo sapere solo a voi, ma proprio a tutti quelli che hanno la pazienza di stare ad ascoltarmi.
Sono molto scontenta perché dal 1997 uso una pillola anticoncezionale trifasica che tollero benissimo, che non mi causa né ritenzione idrica né gonfiore al seno né aumento di peso né sbalzi di umore né calo della libido né alcuno di tutti gli altri disturbi che fanno parte del vissuto delle consumatrici di pillola. Con timore e dispiacere andrei a cercare un altro farmaco anticoncezionale e mai avrei pensato di guardare con desiderio il cerotto.
Io sto bene con la vostra pillola, ci sono proprio affezionata. E voi cosa fate? Mi cambiate la confezione.
Ora, so che sembra una scemenza da nostalgica, ma il fatto è che la confezione di prima era più funzionale: avevi un blister quadrato, le pillole intorno disposte in cerchio e una rotella adesiva che potevi attaccare in modo che diventasse il calendario delle tue pillole, tipo che sapevi di cominciare il giovedì e fissavi lo spicchio del giovedì sulla pillola dell'inizio. Era un sistema comodo e immediato, che ti permetteva di controllare in un istante se il giorno prima avevi preso la pillola o no.
OK, qualche anno fa avevate "segato" la bustina portablister e già avrei dovuto presagire qualcosa. Ma a me andava bene anche così, un po' più sgarrupata.
Ecco invece che l'anno scorso avete fatto una cosa orribile: avete eliminato la rotella, sostituendola con un blister su 3 righe. A parte che la prima riga e la terza hanno un colore simile e così una volta mi sono ritrovata mestruata due volte in un mese, questa bella innovazione ha l'effetto di non mostrarmi istantaneamente se il giorno prima ho preso la pillola: devo contare.
E sapete che cosa significa contare fino a 15 o 17 per una persona che sta mettendo a letto i bambini o li deve preparare per l'asilo? Significa che non ho 30 secondi da dedicare alla vostra dannata pillola, non ho il calendario in bagno, spesso faccio questo calcolo al buio e cascando di sonno, e poi mica bisogna essere laureati in matematica per prendere una pillola!
Significa che nei 10 anni (con interruzioni) precedenti al 2008 io ho sbagliato a prendere la vostra pillola 5-6 volte. Nell'ultimo anno sbaglio quasi tutti i mesi.
Ora, delle due l'una: o io mi sono bevuta il cervello col secondo figlio o voi avete ignorato tutte le leggi dell'usabilità e dell'ergonomia in nome del risparmio. E dire che sarei disposta a pagare volentieri il doppio, se questo potesse permettervi di tornare sui vostri scellerati passi.
Beh, miei cari, fate i vostri conti: se dovessi rimanere incinta perché il vostro nuovo sistema non mi ha concesso di capire subito di aver saltato e di correre ai ripari, vi costerà molto di più della vecchia confezione. Forse non vincerò una causa contro di voi, ma sicuramente vi farò la peggior pubblicità del mondo.
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Peraltro: nel vostro sito italiano non c'è neanche un indirizzo a cui inviare questa protesta. Bella customer care, complimenti!
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