Ad un certo punto della mia vita, ovvero al momento di iscrivermi al liceo, ho valutato l'ipotesi di imparare le lingue straniere per avviarmi a una carriera diplomatica. Ché poi, come la vedevo io a 14 anni, fare il diplomatico era una cosa avventurosa e chic, in bilico tra il mondo delle spie e quello delle feste mondane. Beata ingenuità: voglio vedere quanto è chic fare il diplomatico, se ti mandano a Ulan Bator o in Africa Centrale.
Per fortuna, come si può vedere, ho scelto un liceo classico e abbandonato quell'idea balzana. Anche perché, nel frattempo, ho scoperto che la diplomazia era proprio la più irraggiungibile delle virtù, per come sono fatta.
L'unica volta che mia madre ha fatto un complimento a me come persona (e non ai risultati che ho raggiunto, ai voti che ho preso e ai bambini che ho concepito), mi ha detto che sono leale. Intendeva soprattutto nei confronti dei miei amici, perché con un genitore prima dei 25 anni non ti puoi sempre permettere il lusso della trasparenza, altrimenti rischi di non crescere.
Ecco, di me si possono dire con ragione tante cose negative, ma chi mi taccia di slealtà o scorrettezza (non sono mai stati tanti, in verità) sbaglia bersaglio. Mentre quando si toccano altri tasti un esame di coscienza me lo faccio (con risultati alterni), quando l'accusa è di non essere stata corretta resto serena, perché questo è l'unico punto su cui mi sento sicura: magari sbaglio (eccome se sbaglio), ma sempre in buona fede e con la consapevolezza di aver agito nel modo più corretto nei confronti degli altri, con particolare attenzione alle persone che mi sono più care.
Dal momento che sono figlia unica, gli amici sono sempre stati molto importanti per me: sono fratelli e sorelle d'elezione, hanno la mia massima disponibilità. Anche ora che ho una famiglia, sono sempre pronta a scattare se un amico chiama nel momento del bisogno.
Questo fa sì che, nei confronti degli amici, io abbia un atteggiamento simile a quello dei più verso la famiglia: davanti al resto del mondo li difendo a spada tratta e faccio il possibile per sostenerli, in privato sono schietta al punto di essere dura. Se un amico persiste nel fare qualcosa che ritengo sbagliato, continuo a difenderlo davanti al resto del mondo, ma in privato, una volta esposta la mia posizione, non dico più nulla: da noi si dice "Disi nient ma coesi" (Non dico niente ma friggo).
Un altro aspetto del mio modo di vedere l'amicizia è che, se un amico mi delude (non in modo casuale: a tutti capita di sbagliare), chiudo a chiave la porta e butto la chiave. Questo non significa che io quell'amico non lo voglia più vedere o non gli voglia più parlare, ma che la mia disponibilità per lui è esaurita, non sono disposta a sforzarmi neanche un minimo. E la porta si chiude senza grandi clamori, spesso l'amico in questione non se ne accorge per anni, finché non ha bisogno, e allora la trova chiusa.
Che cosa c'entra tutto questo con la diplomazia? Ecco, se fossimo in un mondo ideale, c'entrerebbe poco: la diplomazia dovrebbe essere l'arte di far vedere ai contendenti le ragioni reciproche, in modo da pacificarli.
Dal momento che non siamo in un mondo ideale, in realtà spesso diplomazia significa dover mantenere buoni rapporti con persone che ti disgustano, dare ragione a chi è più aggressivo e/o potente per cercare di placarlo, usare con sapienza bastone e carota per far tutti contenti.
Ecco, io questo lo posso tollerare sul lavoro. Nella vita, se posso, faccio a meno.
Quindi, se tu sei una persona che ha ferito o danneggiato un mio amico (e io so che l'hai fatto con intenzione e magari pure in cattiva fede), ti saluterò con grandi sorrisi se devo, ma eviterò in ogni modo di contribuire al successo della tua iniziativa. Viceversa, se un mio amico o una persona che stimo mette in piedi qualcosa di buono e io posso aiutarlo, parteciperò, a costo di espormi alle critiche di altri per aver preso una posizione così netta. Anzi, son capace pure di sentirmi in colpa se per motivi oggettivi non posso partecipare.
Non ce la faccio proprio ad essere liquida e neutrale, a farmi rimbalzare le cose addosso. Anche quando dovrei, anche quando non posso fare niente per cambiare le cose e anzi rischio di peggiorarle. Il massimo che posso fare è una doccia fredda prima di esporre la mia posizione, ma non posso evitare di prenderla e comunicarla.
Ecco perché non so se andare ai prossimi colloqui con le maestre o mandarci Luca.
martedì 30 marzo 2010
sabato 27 marzo 2010
Punti di osservazione
Sabato e domenica, ho avuto la possibilità di osservare diversi bambini di città, venuti in cascina al seguito dei loro genitori.
Sabato, si trattava dei bambini di Lorenza, che ho accompagnato in giro col loro papà mentre la loro mamma seguiva la visita guidata.
Il confronto tra loro e i miei bambini è spiazzante: i miei bambini sono abituati a vedere poche auto e tanti animali, mentre i bambini di città sono abituati a vedere tantissime auto e quasi nessun animale. I miei bambini considerano normale l'odore di stalla e puzza l'odore di smog, mentre i bambini di città considerano puzza l'odore di stalla e sono indifferenti ai gas di scarico. I miei bambini si rapportano agli animali quasi come a compagni di gioco, mentre per i bambini di città gli animali sono delle curiosità da ammirare.
Ho notato inoltre che i bambini di città sono come accelerati rispetto ai miei: gli fai vedere una mucca e già vogliono vedere un cavallo, una pecora, una gallina. Vedono probabilmente la campagna attraverso il filtro dei libri o dei cartoni animati o di Farmville: un luogo il cui scopo non è produrre latte o carne o riso, una specie di zoo di animali "canonici" che non possono mancare e dove le mucche magari vengono ancora munte a mano in stalle come casette.
Queste differenze che ho notato non sono giudizi che emetto, anzi. Però mi danno la misura di quanto la mia vita è differente da quella della maggior parte delle persone. Migliore? Peggiore? Non lo so. Mi ci sono ritrovata: se fossi stata libera di scegliere, avrei cercato un posto diverso in cui vivere e crescere i miei figli.
Quello che so è che, man mano che passano gli anni, vedo sempre meno i lati negativi (sempre per il famoso discorso del cilicio che dopo un po' non si sente più) e sempre di più quelli positivi. O forse è solo che i miei figli sono nell'età migliore per apprezzare il posto in cui vivono. Ne riparleremo quando inizierà la pubertà.
Sabato, si trattava dei bambini di Lorenza, che ho accompagnato in giro col loro papà mentre la loro mamma seguiva la visita guidata.
Il confronto tra loro e i miei bambini è spiazzante: i miei bambini sono abituati a vedere poche auto e tanti animali, mentre i bambini di città sono abituati a vedere tantissime auto e quasi nessun animale. I miei bambini considerano normale l'odore di stalla e puzza l'odore di smog, mentre i bambini di città considerano puzza l'odore di stalla e sono indifferenti ai gas di scarico. I miei bambini si rapportano agli animali quasi come a compagni di gioco, mentre per i bambini di città gli animali sono delle curiosità da ammirare.
Ho notato inoltre che i bambini di città sono come accelerati rispetto ai miei: gli fai vedere una mucca e già vogliono vedere un cavallo, una pecora, una gallina. Vedono probabilmente la campagna attraverso il filtro dei libri o dei cartoni animati o di Farmville: un luogo il cui scopo non è produrre latte o carne o riso, una specie di zoo di animali "canonici" che non possono mancare e dove le mucche magari vengono ancora munte a mano in stalle come casette.
Queste differenze che ho notato non sono giudizi che emetto, anzi. Però mi danno la misura di quanto la mia vita è differente da quella della maggior parte delle persone. Migliore? Peggiore? Non lo so. Mi ci sono ritrovata: se fossi stata libera di scegliere, avrei cercato un posto diverso in cui vivere e crescere i miei figli.
Quello che so è che, man mano che passano gli anni, vedo sempre meno i lati negativi (sempre per il famoso discorso del cilicio che dopo un po' non si sente più) e sempre di più quelli positivi. O forse è solo che i miei figli sono nell'età migliore per apprezzare il posto in cui vivono. Ne riparleremo quando inizierà la pubertà.
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giovedì 25 marzo 2010
La femme publique
Quelli che... ti toccano la pancia perché porta fortuna. Toccati la tua!
Quelli che... ti raccontano i loro 5 parti, di cui uno sotto le bombe ai tempi della guerra e uno sul tavolo della cucina con emorragia. E io che non ho neanche visto l'Esorcista in versione integrale per non impressionarmi...
Quelli che... ah povera bambina, dentro il marsupio non avrà caldo/freddo/tiepido? Se dorme e non protesta...
Quelli che... ah, non per farmi i fatti suoi! Beh, certo, è evidente!
Quelli che... ah, si vede proprio che le dà il suo latte! Sì, mio nel senso che l'ho comprato con i miei soldi.
Quelli che... ah, è incinta del secondo? No, ho fatto pratiche sadomaso con un'anguria.
Quelli che... mia nuora non lo vuole il secondo, la convinca lei! Si sta rivolgendo proprio alla persona giusta!
Quelli che... ah, che bello, fa la coppietta! Così poi li incrocio e metto su un allevamento?
Quelli che... non sei gelosa del fratellino? Mah, adesso che me lo chiedete tutti, un dubbio mi viene...
Quelli che... guardi che il bambino ha il sole in faccia, non potrebbe camminare all'indietro? Sì, e potrei anche ruotare la testa di 180° come nell'Esorcista.
Quelli che... quando fate il terzo figlio? Ma vaff...!
Quelli che... ti raccontano i loro 5 parti, di cui uno sotto le bombe ai tempi della guerra e uno sul tavolo della cucina con emorragia. E io che non ho neanche visto l'Esorcista in versione integrale per non impressionarmi...
Quelli che... ah povera bambina, dentro il marsupio non avrà caldo/freddo/tiepido? Se dorme e non protesta...
Quelli che... ah, non per farmi i fatti suoi! Beh, certo, è evidente!
Quelli che... ah, si vede proprio che le dà il suo latte! Sì, mio nel senso che l'ho comprato con i miei soldi.
Quelli che... ah, è incinta del secondo? No, ho fatto pratiche sadomaso con un'anguria.
Quelli che... mia nuora non lo vuole il secondo, la convinca lei! Si sta rivolgendo proprio alla persona giusta!
Quelli che... ah, che bello, fa la coppietta! Così poi li incrocio e metto su un allevamento?
Quelli che... non sei gelosa del fratellino? Mah, adesso che me lo chiedete tutti, un dubbio mi viene...
Quelli che... guardi che il bambino ha il sole in faccia, non potrebbe camminare all'indietro? Sì, e potrei anche ruotare la testa di 180° come nell'Esorcista.
Quelli che... quando fate il terzo figlio? Ma vaff...!
martedì 23 marzo 2010
Io e i miei bambini
Ci sono bambini che, appena nati, li guardi e pensi "oddio com'è bello/a".
Ci sono bambini che, appena nati, li guardi e pensi "tutta questa fatica per questo coso qui?".
Ci sono bambini che mangiano con moderazione e si autoregolano come se sapessero leggere le tacche sul biberon.
Ci sono bambini che a 3 settimane ti fanno pensare a come risparmiare per nutrirli nell'adolescenza.
Ci sono bambini che, quando ricevono complimenti, sorridono.
Ci sono bambini che, quando ricevono complimenti, rigurgitano.
Ci sono bambini che, quando fanno la cacca, cinguettano e ridono.
Ci sono bambini che cinguettano e ridono sempre, tranne quando hanno fatto la cacca.
E ci sono mamme che, al di qua della corazza di ironia che si sono forgiate, li guardano entrambi e si sciolgono di tenerezza.
Ci sono bambini che, appena nati, li guardi e pensi "tutta questa fatica per questo coso qui?".
Ci sono bambini che mangiano con moderazione e si autoregolano come se sapessero leggere le tacche sul biberon.
Ci sono bambini che a 3 settimane ti fanno pensare a come risparmiare per nutrirli nell'adolescenza.
Ci sono bambini che, quando ricevono complimenti, sorridono.
Ci sono bambini che, quando ricevono complimenti, rigurgitano.
Ci sono bambini che, quando fanno la cacca, cinguettano e ridono.
Ci sono bambini che cinguettano e ridono sempre, tranne quando hanno fatto la cacca.
E ci sono mamme che, al di qua della corazza di ironia che si sono forgiate, li guardano entrambi e si sciolgono di tenerezza.
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Un'altra Amelia

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Per leggere il blog: http://www.ilblogdiameliaeale.blogspot.com/
lunedì 22 marzo 2010
La mamma del bradipo
È che una pensa: fatto un figlio, fatta tutta la fatica. E invece prima o poi bisogna tirar fuori anche il secondo: nell'arco di due anni il teletrasporto neonatale non l'hanno inventato. L'epidurale, a parte che il mio ospedale non la passava, manco a parlarne: mi fa più paura l'idea di un ago nella colonna vertebrale che quella di partorire un bufalo con tutte le corna.
Insomma, arriva anche il fatidico travaglio del secondo. Se nel primo eravamo potuti andare in ospedale zitti zitti, senza avvisare i futuri nonni, per il secondo ci tocca: mica possiamo portarci Amelia in sala parto.
Intanto che aspettiamo i miei, preparativi di rito. Accidenti, ricordavo che faceva male, ma speravo che al secondo parto ne facesse di meno!
Arrivati in ospedale e trovato un parcheggio (ché sembra una cazzata, ma, anche se si arriva a mezzanotte, si rischia di partorire in macchina mentre cerchi parcheggio), entriamo nel blocco parto col passo consumato di chi ormai sa.
Mi accoglie un'ostetrica materna e gentile, tutta tonda. Mi offrono un tè, quasi mi verrebbe da prendere i biscotti ma mi ricordo della pizza al gorgonzola. Dopo un paio di battute, l'ostetrica gentile mi dice: secondo me, per te ci vuole la Daniela. E mi porta l'ostetrica del mio primo parto. Le salterei al collo, ma un po' le contrazioni un po' il residuo di dignità mi trattengono.
Decidiamo che la posizione meno dolorosa è sulla sedia da parto (detta anche "il trespolo"), con Luca accanto a me a tenermi la mano. Dopo un paio d'ore, chiedo a Daniela di quanto sono dilatata. E lei mi dice: strano che tu non lo senta, sei dilatata al massimo. Non faccio in tempo a dire di andare in sala parto, che mi parte una contrazione tipo possessione diabolica, una compulsione irresistibile a spingere mai provata.
Io, che sono ancora seduta sul trespolo, mi appendo al braccio di Luca. L'ostetrica fa apparire dal nulla tutto il necessario per accogliere un neonato lì per lì. Io mi stendo nel vuoto, col solo appiglio del braccio di Luca, e inauguro la moda del parto aereo, prendendo spunto dalla ripetuta visione di documentari sui bradipi.
Beh, è probabile che il mio secondo figlio, viste le modalità del parto, si sia calato un po' troppo nella parte: mangiava e dormiva e defecava nella migliore tradizione bradipesca.
Partorire da bradipo è dura, ma i risultati non sono male.
Insomma, arriva anche il fatidico travaglio del secondo. Se nel primo eravamo potuti andare in ospedale zitti zitti, senza avvisare i futuri nonni, per il secondo ci tocca: mica possiamo portarci Amelia in sala parto.
Intanto che aspettiamo i miei, preparativi di rito. Accidenti, ricordavo che faceva male, ma speravo che al secondo parto ne facesse di meno!
Arrivati in ospedale e trovato un parcheggio (ché sembra una cazzata, ma, anche se si arriva a mezzanotte, si rischia di partorire in macchina mentre cerchi parcheggio), entriamo nel blocco parto col passo consumato di chi ormai sa.
Mi accoglie un'ostetrica materna e gentile, tutta tonda. Mi offrono un tè, quasi mi verrebbe da prendere i biscotti ma mi ricordo della pizza al gorgonzola. Dopo un paio di battute, l'ostetrica gentile mi dice: secondo me, per te ci vuole la Daniela. E mi porta l'ostetrica del mio primo parto. Le salterei al collo, ma un po' le contrazioni un po' il residuo di dignità mi trattengono.
Decidiamo che la posizione meno dolorosa è sulla sedia da parto (detta anche "il trespolo"), con Luca accanto a me a tenermi la mano. Dopo un paio d'ore, chiedo a Daniela di quanto sono dilatata. E lei mi dice: strano che tu non lo senta, sei dilatata al massimo. Non faccio in tempo a dire di andare in sala parto, che mi parte una contrazione tipo possessione diabolica, una compulsione irresistibile a spingere mai provata.
Io, che sono ancora seduta sul trespolo, mi appendo al braccio di Luca. L'ostetrica fa apparire dal nulla tutto il necessario per accogliere un neonato lì per lì. Io mi stendo nel vuoto, col solo appiglio del braccio di Luca, e inauguro la moda del parto aereo, prendendo spunto dalla ripetuta visione di documentari sui bradipi.
Beh, è probabile che il mio secondo figlio, viste le modalità del parto, si sia calato un po' troppo nella parte: mangiava e dormiva e defecava nella migliore tradizione bradipesca.
Partorire da bradipo è dura, ma i risultati non sono male.
domenica 21 marzo 2010
Porto di mare
Mentre scrivo, fuori dalla mia finestra ci sono circa 3000 persone. Le stesse 3000 persone che hanno fatto la fila sotto la pioggia per il pranzo mentre Amelia, sazia e al caldo, le guardava e le faceva ridere con le sue boccacce. Le stesse 3000 persone che hanno sfilato e sfileranno tutto il giorno davanti a mio marito, facendosi spiegare sommariamente come si fa il formaggio e come funziona un caseificio. Le stesse 3000 persone che si sono estasiate di fronte a cose che noi viviamo quotidianamente (le mucche, i prati, i formaggi) e che si sono schifate di fronte ad altre cose che noi non ci accorgiamo neanche più di sopportare (la puzza di 500 mucche di fianco a casa, il fango). Le stesse 3000 persone che non distinguono la paglia dal fieno e che sono venute a visitare una cascina sotto la pioggia con scarpette da struscio in centro (salvo poi vedere che io e i bambini avevamo gli stivali di gomma e dire "ecco, dovevamo portarli anche noi"). Le stesse 3000 persone che svaligeranno lo spaccio e che si gusteranno i formaggi di Luca, e che torneranno a cercarli nei negozi, permettendo al caseificio di sopravvivere.
A me queste 3000 persone sono simpatiche. Non solo per il discorso economico di cui sopra. Ma soprattutto perché grazie a loro ieri e oggi c'è stata un po' di vita da queste parti: banchetti di prodotti anche di altre aziende biodinamiche, giocolieri, cantastorie, persino Lucio Dalla. Per non parlare di tutte le persone di Ecor che sono venute fin da Verona per far funzionare il tutto e che ieri ci hanno invitati a cena tutti quanti.
Mi sono sentita un pochino come quando vivevo in centro a Pavia, quando le persone capitavano a casa mia invece di essere io a dover andare a cercare loro. Quando, se mi mancava il pane, mi mettevo il cappotto e le scarpe e in 5 minuti a piedi trovavo un panettiere. Quando andavo a vedere i fuochi d'artificio di fine estate senza spostare la macchina.
Sono stata un po' invidiata, per il fatto di abitare qui e prendermi solo il meglio di questa manifestazione, come io invidio spesso gli abitanti delle case del centro, quelle case dalle cui finestre si spande l'odore di arrosto all'ora in cui tu torni alla macchina col tuo pollo allo spiedo e sai che prima di un'ora non pranzerai.
Sono curiosa di sapere che cosa hanno pensato di noi, passando sotto le finestre di casa nostra. Mi piacerebbe sapere come credono che viviamo, se ci ritengono fortunati o no, se credono che siamo dei bifolchi incolti o degli svaniti New Age o solo delle persone normali che vivono in un posto particolare. Mi piacerebbe sapere perché sono qui, nonostante la pioggia e nonostante in città ci siano un sacco di attrazioni, anche senza fango né letame.
A me queste 3000 persone sono simpatiche. Non solo per il discorso economico di cui sopra. Ma soprattutto perché grazie a loro ieri e oggi c'è stata un po' di vita da queste parti: banchetti di prodotti anche di altre aziende biodinamiche, giocolieri, cantastorie, persino Lucio Dalla. Per non parlare di tutte le persone di Ecor che sono venute fin da Verona per far funzionare il tutto e che ieri ci hanno invitati a cena tutti quanti.
Mi sono sentita un pochino come quando vivevo in centro a Pavia, quando le persone capitavano a casa mia invece di essere io a dover andare a cercare loro. Quando, se mi mancava il pane, mi mettevo il cappotto e le scarpe e in 5 minuti a piedi trovavo un panettiere. Quando andavo a vedere i fuochi d'artificio di fine estate senza spostare la macchina.
Sono stata un po' invidiata, per il fatto di abitare qui e prendermi solo il meglio di questa manifestazione, come io invidio spesso gli abitanti delle case del centro, quelle case dalle cui finestre si spande l'odore di arrosto all'ora in cui tu torni alla macchina col tuo pollo allo spiedo e sai che prima di un'ora non pranzerai.
Sono curiosa di sapere che cosa hanno pensato di noi, passando sotto le finestre di casa nostra. Mi piacerebbe sapere come credono che viviamo, se ci ritengono fortunati o no, se credono che siamo dei bifolchi incolti o degli svaniti New Age o solo delle persone normali che vivono in un posto particolare. Mi piacerebbe sapere perché sono qui, nonostante la pioggia e nonostante in città ci siano un sacco di attrazioni, anche senza fango né letame.
giovedì 18 marzo 2010
Il buffo evento
Giunge un giorno, nella vita di una donna, che è difficile da dimenticare. Anzi, di solito è una notte.
Tipicamente, una notte che segue una sera in cui hai cenato con una pizza al gorgonzola e meringata al cioccolato. Innaffiandole con una birra media.
Ti sei lavata e messa la camicia da notte: non vedi l'ora di farti una bella dormita tra le lenzuola profumate di bucato. E ti parte la prima contrazione.
Tuo marito, che è in piedi dalle 6 del mattino e non desidera altro che chiudere gli occhi, accenna a girarsi dall'altra parte fingendo che sia un crampo. E invece, 5 minuti dopo, un'altra contrazione. Vacca.
Le contrazioni continuano mentre ti fai la doccia e ti asciughi. Anzi, nel tempo che ci metti per essere pronta, gli intervalli si accorciano a 2 minuti.
E tu pensi: che figata, se sono così ravvicinate vorrà dire che mi dilaterò in fretta.
Invece, appena arrivata in ospedale, scopri di essere dilatata di 1 cm. Un pulcioso centimetro.
Ci metterai 10 ore a dilatarti completamente. Nel frattempo tu e tuo marito avrete un sonno atroce, tu farai in tempo ad invocare tutti i metodi di analgesia compresa la morte e l'ostetrico gentile smonterà dal turno.
Lo sostituisce un'ostetrica tosta ed energica, che si presenta dicendoti che i suoi 2 figli sono nati di 4,5 e 4,3 kg e li ha partoriti con parto naturale. E tu, che ormai hai perso da un pezzo ogni ritegno, esclami: sono in mano a una pazza!
Quella pazza ti guida nelle spinte finché non vede la testa di tua figlia e a quel punto andate in sala parto: tu a piedi nudi, lei tenendoti una pezza tra le gambe per evitare che Amelia si perda per la strada.
Quella pazza fa nascere la tua prima figlia presto e bene, conquistandosi la tua eterna gratitudine e il diritto di ricamarti la patata.
All'uscita dalla sala parto, trovi 3 persone ad aspettarti:
- la tua ginecologa, che si complimenta con te per il parto da manuale (dell'Inquisizione?)
- tuo marito, che si addormenta all'istante sulla sedia
- tua figlia, che ti rapisce il cuore a tradimento.
E da quel giorno capisci che la tua vita non sarà più la stessa. E che per un po' sarà meglio evitare la pizza al gorgonzola.
Tipicamente, una notte che segue una sera in cui hai cenato con una pizza al gorgonzola e meringata al cioccolato. Innaffiandole con una birra media.
Ti sei lavata e messa la camicia da notte: non vedi l'ora di farti una bella dormita tra le lenzuola profumate di bucato. E ti parte la prima contrazione.
Tuo marito, che è in piedi dalle 6 del mattino e non desidera altro che chiudere gli occhi, accenna a girarsi dall'altra parte fingendo che sia un crampo. E invece, 5 minuti dopo, un'altra contrazione. Vacca.
Le contrazioni continuano mentre ti fai la doccia e ti asciughi. Anzi, nel tempo che ci metti per essere pronta, gli intervalli si accorciano a 2 minuti.
E tu pensi: che figata, se sono così ravvicinate vorrà dire che mi dilaterò in fretta.
Invece, appena arrivata in ospedale, scopri di essere dilatata di 1 cm. Un pulcioso centimetro.
Ci metterai 10 ore a dilatarti completamente. Nel frattempo tu e tuo marito avrete un sonno atroce, tu farai in tempo ad invocare tutti i metodi di analgesia compresa la morte e l'ostetrico gentile smonterà dal turno.
Lo sostituisce un'ostetrica tosta ed energica, che si presenta dicendoti che i suoi 2 figli sono nati di 4,5 e 4,3 kg e li ha partoriti con parto naturale. E tu, che ormai hai perso da un pezzo ogni ritegno, esclami: sono in mano a una pazza!
Quella pazza ti guida nelle spinte finché non vede la testa di tua figlia e a quel punto andate in sala parto: tu a piedi nudi, lei tenendoti una pezza tra le gambe per evitare che Amelia si perda per la strada.
Quella pazza fa nascere la tua prima figlia presto e bene, conquistandosi la tua eterna gratitudine e il diritto di ricamarti la patata.
All'uscita dalla sala parto, trovi 3 persone ad aspettarti:
- la tua ginecologa, che si complimenta con te per il parto da manuale (dell'Inquisizione?)
- tuo marito, che si addormenta all'istante sulla sedia
- tua figlia, che ti rapisce il cuore a tradimento.
E da quel giorno capisci che la tua vita non sarà più la stessa. E che per un po' sarà meglio evitare la pizza al gorgonzola.
Non ci resta che ridere
Cinque anni fa, in una cascina lontana lontana, un uomo e una donna unirono una laurea in Biologia e un master in Scienza e Tecnologia dei Media per interpretare un test.
Dopo aver concluso che il test era inconfutabilmente positivo, avvisarono i parenti e gli amici.
Il papà di lei, informato che sarebbe diventato nonno, equivocò e credette che fossero nati i gattini della Bianca, la gatta di casa.
Il papà di lui evitò lo svenimento solo perché era in tram.
E lei, che era una blogger, diventò una mammablogger.
Cinque anni più tardi, quella neomammablogger avrebbe incontrato altre mammeblogger e insieme, col patrocinio di Huggies (sì, quello dei pannolini), si sarebbero messe a scrivere per uno spettacolo teatrale. Comico, naturalmente.
Dal momento che noi mammeblogger siamo tutto tranne che esclusive, anche voi potete far parte di questo progetto, se lo desiderate.
Le regole del gioco sono:
- da oggi fino al 7 aprile su 10 blog troverete dei post contrassegnati dal banner con la manina che vedete qui sotto. Questi post avranno come tema la maternità nelle sue diverse declinazioni.
- ogni volta che vedete il banner sappiate che commentare paga! Commentate raccontando il vostro aneddoto, legato a uno dei temi che troverete postato. Tra i commenti più divertenti (da chiunque scritti, non solo da blogger) ne selezioneremo uno a settimana e l'autore del commento vincerà una fornitura di pannolini. Quando commentate, ricordatevi di lasciare l'email, nello spazio previsto, o non riusciremo a contattarvi per spedire il premio; scrivete pure la taglia di pannolini di cui avreste bisogno.
- chi invece si sente più creativo e ha un suo blog potrà compilare il form di partecipazione all’interno della sezione http://www.huggiesclub.it/mammacheridere e chiedere di collaborare all’operazione. Nel sito troverete tutta la dinamica, compresi i temi scelti.
- oltre a vincere pannolini, entro il 2 aprile, i 5 blog più divertenti potranno essere selezionati per entrare a far parte del gruppo dei 10 partner. Le 15 blogger/co-autrici verranno quindi invitate all'incontro con l'autore teatrale e l'attrice comica.
- il gruppo dei 15 blogger partner ovviamente andrà allo spettacolo, in scena a Milano, la settimana del 24 maggio, spesato, servito e riverito e con il logo del blog in locandina.
- nella fase finale dell'iniziativa, poi, fioccheranno, oltre ai pannolini, biglietti per tutti.
(Si ringrazia MammaCattiva per l'efficace sintesi, qui efficacemente scopiazzata).
Dopo aver concluso che il test era inconfutabilmente positivo, avvisarono i parenti e gli amici.
Il papà di lei, informato che sarebbe diventato nonno, equivocò e credette che fossero nati i gattini della Bianca, la gatta di casa.
Il papà di lui evitò lo svenimento solo perché era in tram.
E lei, che era una blogger, diventò una mammablogger.
Cinque anni più tardi, quella neomammablogger avrebbe incontrato altre mammeblogger e insieme, col patrocinio di Huggies (sì, quello dei pannolini), si sarebbero messe a scrivere per uno spettacolo teatrale. Comico, naturalmente.
Dal momento che noi mammeblogger siamo tutto tranne che esclusive, anche voi potete far parte di questo progetto, se lo desiderate.
Le regole del gioco sono:
- da oggi fino al 7 aprile su 10 blog troverete dei post contrassegnati dal banner con la manina che vedete qui sotto. Questi post avranno come tema la maternità nelle sue diverse declinazioni.
- ogni volta che vedete il banner sappiate che commentare paga! Commentate raccontando il vostro aneddoto, legato a uno dei temi che troverete postato. Tra i commenti più divertenti (da chiunque scritti, non solo da blogger) ne selezioneremo uno a settimana e l'autore del commento vincerà una fornitura di pannolini. Quando commentate, ricordatevi di lasciare l'email, nello spazio previsto, o non riusciremo a contattarvi per spedire il premio; scrivete pure la taglia di pannolini di cui avreste bisogno.
- chi invece si sente più creativo e ha un suo blog potrà compilare il form di partecipazione all’interno della sezione http://www.huggiesclub.it/mammacheridere e chiedere di collaborare all’operazione. Nel sito troverete tutta la dinamica, compresi i temi scelti.
- oltre a vincere pannolini, entro il 2 aprile, i 5 blog più divertenti potranno essere selezionati per entrare a far parte del gruppo dei 10 partner. Le 15 blogger/co-autrici verranno quindi invitate all'incontro con l'autore teatrale e l'attrice comica.
- il gruppo dei 15 blogger partner ovviamente andrà allo spettacolo, in scena a Milano, la settimana del 24 maggio, spesato, servito e riverito e con il logo del blog in locandina.
- nella fase finale dell'iniziativa, poi, fioccheranno, oltre ai pannolini, biglietti per tutti.
(Si ringrazia MammaCattiva per l'efficace sintesi, qui efficacemente scopiazzata).
martedì 16 marzo 2010
Esercizio allo specchio
Mi è capitato recentemente di parlare con donne della mia età che non vogliono figli. Non è che non riescono ad averli, proprio non li vogliono. Ecco, io queste donne le capisco fino all'ultimo capello, perché credo proprio che sarei stata come loro, se non avessi conosciuto Luca.
E questa frase non significa: credo proprio che sarei stata una povera sfigata arida come loro, se non avessi conosciuto l'Amore della mia vita. Significa semplicemente che, non avendo mai visto la maternità come un mio obiettivo, probabilmente non avrei mai desiderato di diventare madre se non avessi conosciuto una persona che inspiegabilmente mi ha fatto pensare "io con questo ci faccio una figlia".
A volte ci penso, a quell'altra me "in potenza". Me la vedo magra e in forma, nel mio monolocale in centro, con un bel lavoro (non ben remunerato, basta bello), sempre impegnata in qualche attività tipo danza, cinema, serate con gli amici... le cose che facevo 7 anni fa. Me la vedo anche con i suoi momenti di tristezza, i momenti in cui la solitudine diventa un duro prezzo da pagare per la libertà. Me la vedo un po' avvilita per la vigliaccheria del maschio di turno, eventualmente. Mi dispiace per lei, ma non riesco a vederla impegnata in un rapporto di più largo respiro: se mi innamoro, io voglio stare con tutti i piedi con la persona che amo e quindi tendo a passare presto alla convivenza. La vedo triste? Mannò, anzi. Vedo cose che mi mancano e che possono esistere solo nella vita da single: le nottate in cui ti svegli e ti guardi i programmi della notte senza alzarti dal letto, le mattinate in cui un po' dormi un po' fantastichi, le giornate di festa passate a scrivere senza interruzioni, un lavoro a cui puoi dedicarti anima e corpo.
Mi manca, quell'altra me? A volte. Ultimamente sempre di meno. Sarà che, a furia di portarlo, il cilicio non si sente più ;-)
Certo, mi immagino anche come quella me stessa single e childfree guarderebbe la me stessa sposata e bi-mamma. Prima di tutto mi direbbe: ma come ti sei permessa di ingrassarmi così? Però credo che mi invidierebbe per il fatto che dormo tutte le notti con l'uomo che amo. Non sarebbe contenta del posto in cui vivo, né del lavoro che faccio. Le piacerebbe molto l'ambiente di danza che frequento, e che non so se lei sarebbe arrivata a conoscere, partendo da Aranda. Sarebbe stupita e incuriosita del mio rapporto quotidiano con due (DUE!) bambini. E scoprirebbe che avere una famiglia è molto meno faticoso di quello che si dice in giro. Sicuramente le piacerebbero le mie gatte. Piangerebbe nello scoprire che la Twingo è morta a soli 7 anni. Sarebbe molto contenta per il progetto Viola.
Io la considererei una fallita o una superficiale perché non ha voluto figli? Manco per idea.
Lei mi considererebbe una col cervello a mezzo servizio perché ho voluto figli? Spero di no, la faccio più intelligente di così.
E questa frase non significa: credo proprio che sarei stata una povera sfigata arida come loro, se non avessi conosciuto l'Amore della mia vita. Significa semplicemente che, non avendo mai visto la maternità come un mio obiettivo, probabilmente non avrei mai desiderato di diventare madre se non avessi conosciuto una persona che inspiegabilmente mi ha fatto pensare "io con questo ci faccio una figlia".
A volte ci penso, a quell'altra me "in potenza". Me la vedo magra e in forma, nel mio monolocale in centro, con un bel lavoro (non ben remunerato, basta bello), sempre impegnata in qualche attività tipo danza, cinema, serate con gli amici... le cose che facevo 7 anni fa. Me la vedo anche con i suoi momenti di tristezza, i momenti in cui la solitudine diventa un duro prezzo da pagare per la libertà. Me la vedo un po' avvilita per la vigliaccheria del maschio di turno, eventualmente. Mi dispiace per lei, ma non riesco a vederla impegnata in un rapporto di più largo respiro: se mi innamoro, io voglio stare con tutti i piedi con la persona che amo e quindi tendo a passare presto alla convivenza. La vedo triste? Mannò, anzi. Vedo cose che mi mancano e che possono esistere solo nella vita da single: le nottate in cui ti svegli e ti guardi i programmi della notte senza alzarti dal letto, le mattinate in cui un po' dormi un po' fantastichi, le giornate di festa passate a scrivere senza interruzioni, un lavoro a cui puoi dedicarti anima e corpo.
Mi manca, quell'altra me? A volte. Ultimamente sempre di meno. Sarà che, a furia di portarlo, il cilicio non si sente più ;-)
Certo, mi immagino anche come quella me stessa single e childfree guarderebbe la me stessa sposata e bi-mamma. Prima di tutto mi direbbe: ma come ti sei permessa di ingrassarmi così? Però credo che mi invidierebbe per il fatto che dormo tutte le notti con l'uomo che amo. Non sarebbe contenta del posto in cui vivo, né del lavoro che faccio. Le piacerebbe molto l'ambiente di danza che frequento, e che non so se lei sarebbe arrivata a conoscere, partendo da Aranda. Sarebbe stupita e incuriosita del mio rapporto quotidiano con due (DUE!) bambini. E scoprirebbe che avere una famiglia è molto meno faticoso di quello che si dice in giro. Sicuramente le piacerebbero le mie gatte. Piangerebbe nello scoprire che la Twingo è morta a soli 7 anni. Sarebbe molto contenta per il progetto Viola.
Io la considererei una fallita o una superficiale perché non ha voluto figli? Manco per idea.
Lei mi considererebbe una col cervello a mezzo servizio perché ho voluto figli? Spero di no, la faccio più intelligente di così.
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