giovedì 20 settembre 2012

Inspiegabilmente

Ammiro molto le persone che hanno il coraggio di fare cose che io non farei mai. Per esempio, ammiro enormemente le persone che intraprendono il cammino dell'adozione, che richiede un sacco di coraggio, costanza, motivazione. E soldi, una cifra non trascurabile di soldi.
Seguo da lontano e con trepidazione le vicende di un blogger che sta per diventare papà adottivo.
E ieri sera, partendo da adozioni feline (che invece sono la mia norma), sono arrivata a parlare di un nipote adottivo che si spera arriverà dall'Ucraina tra 2-3 settimane. La zia orgogliosa mi mostrava le foto di questo bambino di 6 anni, con una faccia da furbetto che mi ricorda incredibilmente mio figlio. Tiene in braccio un gattino che somiglia tantissimo alla Bigia da piccola.
Lei non l'ha mai visto se non in foto, eppure da ogni sua parola traspare l'affetto che già prova per questo bambino e la paura che qualcosa vada storto a livello burocratico (manca solo un passaggio, che sembrerebbe scontato ma non si sa mai).
Di slancio, la invito a trovarci in cascina col bambino. Mi viene voglia di conoscerli, questo bambino con un nome bellissimo e la sua famiglia, di diventare loro amica, di vedere il loro bambino che gioca coi miei. Così, inspiegabilmente, solo per l'affetto che ho visto negli occhi di una zia.
Mi sa che con l'età sto diventando sentimentale.

lunedì 17 settembre 2012

Let's swap!

Immaginate di aver cominciato un percorso di decluttering da tot anni, più massicciamente nell'ultimo anno. Immaginate poi di aver intrapreso una dieta che vi ha fatto perdere 15 kg e di aver appreso uno stile di vita che con ogni probabilità vi manterrà di questo peso. Di conseguenza una parte del vostro guardaroba è diventata immettibile, e l'avete prontamente donata ai bisognosi (conservando quei capi borderline, ché non si sa mai...).
Le amiche vi invitano a uno swap party, e voi, tutte fiere di avere nell'armadio pochi capi da scambiare, vi sforzate di portare qualcosina. E tornate con 3 borse 3 di pantaloni, magliette, abiti e un meraviglioso giaccone per l'inverno.
Ora l'armadio è di nuovo pieno. Però di cose che mi piacciono e mi stanno bene.

giovedì 13 settembre 2012

Passiamoci sopra

Leggo questo post. E mi viene spontaneo pensare a me che chiacchiero con la mia vicina egiziana.
Forse di carattere non siamo tanto diverse, forse se ci avessero scambiate nella culla io sarei lei e lei me. E anche come situazione generale siamo piuttosto simili: abbiamo bambini per nulla problematici, mariti che amiamo e stimiamo, siamo tutto sommato soddisfatte delle nostre vite.
Ma le somiglianze si fermano qui. Per il resto, agli occhi del mondo, non potrebbero esserci due persone più diverse.
Nel fisico: lei alta, grossa, scura e con i capelli lunghissimi, io piccola, minuta, chiara e con i capelli cortissimi.
Nella religione: lei musulmana devota, io atea con simpatie paganeggianti.
Nella morale: lei molto ligia, io molto libera.
Nel livello di istruzione: lei col diploma di maestra (se non ho capito male), io laureata con master.
Nella famiglia di appartenenza: lei con una situazione dolorosa e complicata, io tutto sommato serena.
Nella cultura di appartenenza: lei viene da un mondo dove un figlio può ammazzare di botte la madre senza essere messo in carcere (e poi continuare con la matrigna), io decisamente no.
Andiamo d'accordo, chiacchieriamo volentieri, siamo molto contente che i nostri figli facciano banda.
Come facciamo, non lo so. Probabilmente ci siamo epidermicamente simpatiche, e passiamo sopra alle tante differenze. Magari un domani non sarà così, ma per adesso funziona. E, se ci riusciamo noi, penso che sia davvero alla portata di tutti.

lunedì 10 settembre 2012

Volemose bene

Avvertenza: chi scrive è una madre snaturata. Ma la mia famiglia sembra non patirne eccessivamente, anzi, sembra che mi vogliano bene così come sono. Contenti loro.

Questo weekend sono tornata al mare. Ma il mare l'ho visto da lontano, perché non sono andata per fare il bagno: sono andata a Viareggio per lo spettacolo Bellydance at the Opera e il successivo stage con Rachel Brice.
Andavo con poche speranze di partecipare allo stage, perché io e la mia amica/accompagnatrice avevamo scoperto troppo tardi questa opportunità. E i posti erano andati come il pane già a maggio.
Per lo spettacolo invece, complice un nostro amico ben introdotto, siamo riuscite ad avere i posti in seconda fila.
Ovviamente, essendo i posti così esigui e ambiti, non ho osato chiedere biglietti in più per portarmi tutta la famiglia. Quindi sono andata da sola, spezzando il cuoricino di Amelia, che adora Rachel Brice.
È stato un weekend bellissimo: bella compagnia, bello tirare le 3 di notte sul lungomare di Viareggio, bello essere uniti nella sofferenza di 6 ore di lezione con una bellydancer tosta e instancabile.
Sì, perché alla fine 2 persone non si sono presentate e noi siamo entrate. All'ultimo, quando ci stavamo già "rassegnando" ad andare al mare.
Inutile dire che un karma così favorevole l'abbiamo scontato con la coda al ritorno: partiti da Viareggio alle sette, siamo arrivati a casa alle undici e mezza. Pazienza.

Tornata a casa, ero ansiosa di vedere e abbracciare e annusare la mia famiglia (che intanto, senza fare una piega, se n'era andata felicemente a Torino a trovare amici e parenti). Ero felice, tanto felice del mio weekend, ma mi erano anche mancati.

E insomma, per me essere una famiglia felice vuol dire anche questo: che posso allontanarmi e divagare, ma alla fine casa mia è un posto felice, a cui tornare con gioia. E mio marito è l'uomo che non scambierei con nulla al mondo. Un uomo che al mio compleanno si presenterà a mani vuote, ma mi fa ogni giorno il regalo di rendermi felice.

PS: sulla strada del ritorno, Amelia mi ha chiamata e mi ha chiesto "com'era Rachel? Era bellissima?". Che stronza sono: nell'obnubilamento della stanchezza, non mi è neanche venuto in mente di farmi fare un autografo per mia figlia. Neanche per me, se è per questo, ma io il mio souvenir ce l'ho sotto forma di acido lattico e ottimi insegnamenti.

giovedì 6 settembre 2012

Leggere è contagioso

Quando ho conosciuto Luca, leggeva poco e male: quasi solo saggi, per di più pesanti come macigni.
Non dico che leggere saggistica sia leggere male, ma mi pare evidente che i saggi, con rare e fortunate eccezioni, non possano dare lo stesso autentico godimento sensoriale di un romanzo. Un po' la stessa differenza che c'è tra un documentario medio e un film medio.
Standomi vicino, Luca si è incuriosito di tutta quella roba che mi teneva incollata per ore. E ha cominciato a leggere Harry Potter. Si è letto tutti i libri della serie.
Però la vera svolta è arrivata con la tessera della biblioteca. A parte che ha cominciato a ordinare libri per sé, e già questo ci ha fatto risparmiare un po' di soldi. E poi il mio entusiasmo l'ha intaccato a poco a poco.
Un anno fa, per esempio, le sue letture estive erano state Bartimeus e Buona Apocalisse a tutti!.
La svolta però penso ci sia stata quest'anno: gli ho passato Il dio dei sogni, Cose da salvare in caso di incendio, Il circo della notte, Il centenario, Olive comprese, i due libri di Calabresi, Romanzo rosa ed ora sta leggendo Educazione siberiana.
Ci tengo a precisare che Luca non ha letto questi libri "perché gliel'ho detto io": la costrizione non ha mai aiutato nessuno ad amare qualcosa. Luca ha letto questi libri perché ha visto che me li sono goduti, esattamente come al ristorante viene spinto ad assaggiare un piatto che a me sta piacendo.
Penso che questa sia l'unica, semplice via di contagio per la lettura

martedì 4 settembre 2012

Letture di agosto - seconda parte

Classico fantasy: la prima serie dei maghi di Trudi Canavan e il primo libro della seconda serie. Onesti fantasy, avvincenti al punto giusto e con buoni spunti. Con qualche pecca di eccessivo conformismo di genere.
(Parentesi televisiva: sono al nono episodio della quinta serie di True Blood. So che non è molto elegante fare una recensione a 3/4 del prodotto, ma mi sono ammazzata di risate quando "It's called ifrit and it means Evil". Ora sto scaricando gli episodi finali e DEVO vederli prima possibile)
Romanzo criminale: Educazione siberiana di Nicolai Lilin. L'avevo già addocchiato nel suo scaffale, ma l'avevo rimandato a lungo, perché temevo una storia "pesante". E invece in questo libro c'è tanto da sorridere, a volte da ridere proprio. Sempre con la coscienza che si ride dell'assurdo, per non piangere o semplicemente perché a volte ci stiamo a complicare inutilmente la vita. La perla? Liberamente citata: "Da allora ho capito che con le botte e i coltelli non si risolve nulla. E sono passato alle pistole".
Inclassificabile: Le 13 vite e mezzo del Capitano Orso Blu di Walter Moers. Questo invece l'avevo visto in mano a un'amica, maestra d'asilo, e temevo che fosse un po' troppo da bambini. Mi è letteralmente balzato in mano nella libreria di Levanto, un po' come ha fatto "Educazione siberiana" a Sarzana. E l'ho adorato: un po' fantasy, un po' avventura. Comincia come una specie di fiaba, come se l'infanzia dell'eroe dovesse essere raccontata ai bambini più piccoli, per poi evolvere verso il romanzo di formazione, sempre molto divertente.

lunedì 3 settembre 2012

Arrivi e arrivi

Di solito ci sono compensazioni: arrivi e partenze. In questo caso, le partenze c'erano già state, in massa: la Quarta non tornava a casa da fine maggio, il mio portatile si è rotto il primo giorno di ferie e poi siamo partiti noi, per Levanto e per il meraviglioso e meritato relax di 3 settimane.
Sabato siamo tornati noi, e il portatile era stato aggiustato. Domenica mattina, apro la porta di casa e vedo una gattina che mi ricorda molto la Quarta, e che prontamente si fa adottare. Poi mi chiama un'amica che non sentivo da tempo, colpevolmente, e mi dà una bella notizia. E infine, mentre andavo a recuperare Luca nell'orto, sento miagolare dalla boscaglia e mi compare davanti lei, la Quarta in carne e ossa.
È stato tutto uno strusciarsi, fuseggiare e dare testate (alcuni gatti ritengono che rompere il setto nasale del proprio padrone sia una grande manifestazione d'affetto). E tutto un soffiare, perché ormai la gattina è in casa, mica posso darle un calcio nel sedere ossuto, ma la Quarta non è d'accordo con la nostra tendenza all'adozione compulsiva.
Oggi pomeriggio forse torna anche la Tata (intesa come sfortunato acquisto automobilistico, non come bambinaia), e a questo punto gli arrivi sarebbero proprio al completo.

sabato 11 agosto 2012

Letture di agosto - prima parte

Urban fantasy Young Adult: la trilogia di Shadowhunters di Clarissa Clare. Pensavo a una solenne stronzata, e invece mi si è rivelata una serie di romanzi divertenti e leggeri, spesso più vicini al tono di Sholeh Zard che a quello di una storia in cui si salva il mondo. Però 'sti padri cattivissimi hanno un po' rotto le scatole: cambiamo registro, please.
Typical fantasy: Il sangue degli elfi di Andrzej Sapkowski. Geralt di Rivia è un personaggio di quelli che non si dimenticano. OK, sta nello stereotipo della macchina di morte dal cuore tenero, ma in una maniera tutta sua. Questo è il primo vero romanzo della saga, e come tale si comporta: restano molte questioni in sospeso, e chissà quando verranno sciolti i nodi. Se l'avessi saputo, l'avrei preso a saga finita.
Delizioso: Romanzo rosa di Stefania Bertola. Ne avevo già visto uno stralcio nella schermata inviatami dalla mia bibliotecaria. Ora l'ho letto tutto e l'ho trovato veramente piacevole, una lettura sorridente.
Giallo milanese: La casa di ringhiera di Francesco Recami. Inizia bene: bella ambientazione, personaggio simpatico (con figlia odiosa come un herpes), atmosfere vecchia Milano. Ma poi qualcosa va storto. Peccato, deludente.
Urban fantasy nippo-italiano: Esbat di Lara Manni. Ok, probabilmente i pagani solleveranno il sopracciglio in più di un punto. E probabilmente lo faranno anche gli esperti in storia delle religioni. Gli esperti di Giappone non lo so, non sono tra di essi. Però, per essere partito come fanfiction di un manga, questo romanzo è fatto bene: buon equilibrio tra Giappone e Italia, tra umani e non, insomma, fatto bene. Non dico "bello" perché l'argomento non mi prende, però immagino che sì, se ti riconosci in certi gusti puoi definirlo bello.
Peccato il seguito, che riprende la vicenda in modo caotico e pretestuoso, facendo navigare due demoni giapponesi nella storia d'Italia dell'ultimo secolo. Ad un certo punto, persino la mia eroica resistenza ha ceduto e l'ho mollato lì. Inutile.
Romanzo-verità: Le case degli altri di Jodi Picoult. Non so quanto sia fedele la rappresentazione della mente di un Asperger, sicuramente lo è la ricostruzione della vita di una famiglia in cui uno dei figli sia Asperger. Mi fa riflettere su quello che mi aspetto dai miei figli, che sono "sani", e mi fa recedere da certe pretese. Libri come questi sarebbero da leggere periodicamente, per i genitori. Tanto più che la vicenda è originale e a tratti divertente.


giovedì 2 agosto 2012

Artigiani e artisti

Già qualche mese fa avevo parlato di un libro che non mi ha lasciata convinta neanche un po': La via dell'artista di Julia Cameron.
Non che dicesse cose sbagliate, per carità. Però penso che il successo di questo libro (e il mio conseguente fastidio) nasca da un malinteso linguistico: nel mondo anglosassone, "artist" ha un significato non esattamente sovrapponibile a quello italiano.
Quando studiavo storia dell'arte, la distinzione era questa: artista è colui che nelle sue opere porta qualcosa di innovativo, altrimenti si è artigiani. Poi, per carità, la distinzione a volte è sottile: sugli artisti minori è davvero difficile pronunciarsi, e probabilmente ha anche poco senso, fino al Romanticismo circa.
Per intenderci su quello che intendo io, per me J.K. Rowling è un'artista, Laurell K. Hamilton non lo è neanche nei romanzi meglio riusciti. Le leggo entrambe, ma, anche nelle opere migliori della Hamilton, la distinzione mi è sempre stata molto chiara.
Io mi ritengo un'artigiana. Di livello potenzialmente professionale per quanto riguarda la narrativa, amatoriale per quanto riguarda la danza.
Tra le persone che conosco, ci sono alcuni artisti: la mia maestra Francesca Pedretti, per esempio, e alcuni dei maestri che ho incontrato a festival e stages.
Tutti gli altri sono artigiani. Di vari livelli, ma sempre artigiani restano. E già il fatto che si punti invece sulla parola "artista" per solleticare l'ego del lettore mi urta terribilmente.
L'altra cosa che mi dà fastidio del libro della Cameron è la presunzione che tutti siamo artisti tali da poter vivere della nostra arte. Ora, un conto è dirsi: ho lavorato per 10 anni, ho messo da parte un po' di soldi che mi permettono di non morire di fame, posso provarci. Dipende anche molto da come si esprime la tua "arte": ho sempre detto che, se Luca vivesse vicino a qualche posto turistico, una bancarella sul lungomare tutte le sere gli permetterebbe di guadagnarsi un altro stipendio nei mesi estivi con i suoi lavori di ceramista. Se nelle stesse sere si mettesse sul lungomare a suonare la darbouka, probabilmente entro qualche sera ne ricaverebbe un paio di costole rotte, nonostante sia più bravo come musicista che come ceramista.
La verità è che Luca non è un professionista né della ceramica né della darbouka perché l'unica bravura che gli rende abbastanza da viverci è quella di fare formaggi. Io potrei impegnarmi e diventare una vera insegnante di danza, ma di certo non riuscirei a mantenermici: l'unico modo per vivere di una mia abilità creativa potrebbe essere fare il content manager come un tempo, ovvero scrivere per attività business.
Purtroppo siamo sempre vissuti in tempi in cui l'arte, a qualsiasi livello, è sempre stata un lusso: in tempi di crisi anche i grandi artisti patiscono la fame, figurati quelli piccoli e "inutili".
Non penso che non ci si debba provare, per carità, ma trovo criminale incoraggiare chiunque sulla via del tentativo: è sacrosanto e giusto che solo pochi possano vivere di arte, perché il lavoro deve essere utile e l'arte raramente lo è. Va benissimo trovare una propria nicchia di creatività, ma alla fine il grano e il riso saranno sempre da piantare e non è che chi guida il trattore sia potenzialmente meno artista degli altri. Se tutti siamo potenzialmente artisti, allora tutti siamo potenzialmente lesi nei nostri diritti quando facciamo lavori non artistici: questa tesi mi sembra inaccettabile, anche se capisco il contesto "American Dream" da cui nasce l'esortazione della Cameron.
Cosa scriverei io, se dovessi "correggere" il libro della Cameron? Direi che non è sbagliato sentire impulsi creativi e assecondarli, anzi, ma che dobbiamo anche farci qualche domanda di marketing: in che cosa sono più bravo? Su che cosa conviene che mi concentri, dal momento che il tempo non è infinito? Quale bisogno soddisfo con la mia eventuale arte? Solo così posso finalizzare davvero la creatività, senza passare per un vanesio tuttologo che si sente artista ma non sa come realizzarsi.
E poi, Julia, hai toppato su una cosa: io una settimana senza leggere la posso anche passare, ma per la mia mente sarebbe come per il mio corpo digiunare per una settimana (l'ho appena fatto, e non è stata un'esperienza piacevole). Se leggere smorza i miei impulsi creativi, beh, vuol dire che quello che sto leggendo è meglio di quello che vorrei produrre. E allora tanto vale.

mercoledì 1 agosto 2012

Letture di luglio

Epic Fantasy reloaded: Il sortilegio del Corvo di James Barclay. Sarà che lavorando in mezzo a donne e avendo amiche solo donne ogni tanto ho bisogno di un po' di maschio cameratismo. Ma con che coraggio vado a depilarmi, ora che l'ho appena finito e mi sento un rude mercenario barbaro?
Sci-Fi Romance: The Host di  Stephenie Meyer. Sì, la stessa di Twilight. L'ho trovato più piacevole e meglio scritto di Twilight, nonostante la fine sappia un po' di cagata pazzesca. Carino, ma migliorabile con un po' di conflitto in più.
Detective in erba: L'occhio del corvo di Shane Peacock. Una ricostruzione interessante della possibile infanzia di Sherlock Holmes. A parte alcune trascurabili inverosimiglianze, carino.
(OK, ho definito "carini" due libri di seguito. Ciò non depone a loro grandissimo favore: carino per me è un libro leggibile ma non irrinunciabile. Non definirei mai "carino" Il circo della notte o la trilogia di Bartimeus, per dire)
Flagello di Dio: La mano sinistra di Dio e Le quattro cose ultime di Paul Hoffman. Fantasy non troppo fantastico, con ottime intuizioni e una trama che ti coinvolge tuo malgrado. Ora mi tocca aspettare il terzo.
Chick-lit intelligente: In verità è meglio mentire di Kerstin Gier. La conoscevo da tutt'altro genere, ovvero il fantasy young adult della trilogia delle pietre preziose. Beh, mi è piaciuta anche in questo caso: si ride, ci si immedesima, il tutto con grande leggerezza ma senza superficialità.
(Il fatto di aver linkato un book trailer mi fa pensare: ehi, c'è nessuno che ha voglia di cimentarcisi per Sholeh Zard?)
Per non dimenticare: Spingendo la notte più in là di Mario Calabresi. Bello bellissimo, misurato e per nulla retorico, commovente. Lo sta leggendo anche Luca.
Storia di amicizia: Skellig di David Almond. Forse mi aspettavo troppo da questo libretto, ma non mi è sembrato granché. Forse dovrei avere meno anni per apprezzarlo.