mercoledì 1 ottobre 2014

Figli e libertà

(Riflessioni completamente mie, che non valgono come verità assolute e/o aforismi)

Il prezzo da pagare per la libertà è la solitudine.
Lo sapevo bene quando ero single.
Ma la solitudine è sempre stata mia amica: non per niente sono figlia unica e ben felice di esserlo.
La solitudine è come la sorella che non ho mai avuto: le voglio bene, ma ogni tanto è pesante. Però le voglio bene.
Purtroppo, la solitudine è incompatibile con la mia vita attuale. Altrettanto, devo ammettere, la libertà assoluta, quella libertà che ti permette di fare qualsiasi cosa senza ferire nessuno che abbia il diritto di sentirsi ferito.
Auguro ai miei figli di provarla, quella libertà. Per me è un caro ricordo.
Attenzione: non un rimpianto.
Non amo Luca per caso, non ho fatto i miei figli per caso.
Ho consapevolmente scelto di dire addio alla mia libertà, per amore.
Perché l'amore ti rende dipendente da chi ami: mio marito, i miei figli. Persino i miei gatti, il mio cane. Io non posso più vivere senza di loro.
Potrei sopravvivere, ma che senso avrebbe farlo di proposito?
E così non ho più la mia libertà. La mia solitudine.
Non sto a dire che in cambio ho un mondo d'amore: è scontato, chi rinuncerebbe al proprio bene più prezioso per qualcosa che vale di meno?
In cambio, ho una me stessa migliore.
Una che supera le paure e i limiti.
Una che urla e spacca, ma per ricomporre.
Una che si sente di poter conquistare il mondo, ma non gliene frega niente.
Perché il mondo ce l'ha già.

mercoledì 24 settembre 2014

Paura?


Domenica scorsa ero al mercato di Casteggio, con Daisy. Un'impresa.
La ragazza ha ancora qualche difficoltà a capire come si usa il guinzaglio, e quindi dobbiamo continuamente correggere la sua rotta per evitare che faccia cadere qualcuno (noi, tipicamente). Ci sta, fa tutto parte della famosa educazione su cui dobbiamo puntare.
Incrociamo (a non meno di 2 metri) una famiglia: padre, madre e figlia più o meno coetanea di Amelia. Visibilmente terrorizzata da Daisy, la bambina si ritrae stringendosi alla madre.
Ora, io non so cosa pensino quei genitori della fobia della figlia. Magari ne sono preoccupatissimi ma non riescono a venirne fuori, magari gli sembra una cosa accettabile. Non lo so.
E sinceramente penso anche che in una bambina ci stia una paura così: io ero terrorizzata dalle cimici, che non hanno dentoni.
Quello che non capisco sono le persone che questo genere di paura se lo portano nell'età adulta.
Voglio dire: da bambina e da adolescente, avevo un fottio di paure. Gli insetti, specialmente quelli che pungono, mi hanno sempre terrorizzata. Ma anche le cimici, le rane, i serpenti e chissà quante altre povere bestie a cui non fregava un bel nulla della mia esistenza.
Ma le paure sono fatte apposta per superarle. Io le ho superate, per la maggior parte.
Intendiamoci: non penso che mi terrò mai in casa un pitone e prendere in mano una cimice mi richiede uno sforzo di volontà. Ma si tratta di disgusto, non di quella paura irrazionale che ti fa scappare al primo ronzio.
Mi chiedo perché invece tanta gente se le coccoli così volentieri, le sue paure. Io penso che, a parte rare eccezioni (e di solito si tratta di persone che perlomeno hanno lottato), si tratti di comodi paraventi.
Certo, non paraventi evidenti come un "non posso andare a buttare l'umido, sono terrorizzata dai composter" oppure "non posso stirare le lenzuola, ho una fobia verso il ferro da stiro".
Ma qualcosa del genere.
Lavorare sulle tue paure significa allontanarsi dalla comfort zone. Significa chiedersi perché hai paura di questo o di quello, ammettere le tue debolezze. Significa anche mettersi in ascolto dell'altro, anche se si tratta di un'insignificante bestia. Perché, quando l'altro diventa comprensibile e prevedibile come noi, smette di fare paura.
Ecco, per carità, forse a volte mi farebbe bene che la gente avesse più paura del mio cane: al momento fare 100 metri è un percorso a ostacoli. Tutti la vogliono toccare, tutti mi chiedono. Se mi fermo in un angolo, Daisy diventa un polo di attrazione.
Però davvero: se avete paura di qualcosa al punto di non potervi nemmeno avvicinare, lavorateci sopra. Diventerete persone migliori e ne sarete contenti.

venerdì 19 settembre 2014

È un mondo difficile

E alla fine se ne vanno sempre i migliori. Tipo il mio HP portatile, di cui siamo stati privati da un problema hardware non meglio identificato.
Per fortuna avevo cambiato sistema operativo da pochi mesi, quindi era debitamente stato fatto il backup (e ciò che non è dentro l'hard disk esterno è ancora nella scheda SD della macchina fotografica).
Al momento mi appoggio a un vecchio e scorbutico Asus, che avevo dato per spacciato anni fa e che invece è stato resuscitato da Ubuntu. Ma scriverci è un incubo, dal momento che la tastiera ha un contatto e ad un certo punto comincia a sfornare X come se ci tenessi il dito sopra.
Insomma, questo per dire che da una settimana vorrei parlarvi di Daisy e di incontri con amici, postare foto e magari anche vedermi finalmente l'ultima stagione di True Blood.
E invece niente, vi tocca qualche parola al volo e le immagini di Instagram.

martedì 9 settembre 2014

Scoperte



Non so voi, ma da quando ho il cane scopro che l'Italia è piena di regole bizantine.
Tipo: sui treni Trenord puoi portare il cane (munito di biglietto ridotto, guinzaglio, museruola e finanche certificato dell'ASL - penso ci si riferisca alle informazioni connesse al chip), ma non nelle fasce orarie di punta. Capirei se non pagasse, ma paga come i bambini. E allora neanche i bambini posso portarli nelle fasce orarie protette? Oltretutto il cane si piazza comodamente sotto i sedili, mica occupa un posto. Vabbe'.

Mi informo sui posti dove posso portare il cane. Scopro che, con guinzaglio e museruola (quest'ultima in borsa, da mettere su richiesta di un'autorità competente), posso portarla praticamente ovunque, tranne (per legge) nei negozi di alimentari.
Salvo che poi in panetteria e in macelleria mi fanno segno di entrare, in barba alla legge.

Scopro anche che l'educazione apre molte porte.
Prima di entrare in un locale pubblico (IKEA, vari bar, negozi), nel dubbio chiedo sempre se posso entrare col cane (ed eventualmente quali sono le regole per farlo).
Finora ne ho sempre ricavato la massima disponibilità e persino ringraziamenti per aver chiesto, nessuno lo fa mai.

Certo, Daisy è carina e simpatica, attira i complimenti e le coccole.
Ma la maggior parte delle risposte mi sono state date senza che lei si palesasse in tutta la sua paraculaggine.
Forse, semplicemente, basta chiedere.

martedì 2 settembre 2014

A chi mi chiede del cane


Daisy è nella nostra vita da poco più di due settimane. Com'era prevedibile, l'ha rivoluzionata.
Per fortuna non si è trattata di una rivoluzione sanguinaria, modello 1789.
Direi più una cosa tipo i diritti civili alle donne: finalmente anche a casa nostra i cani hanno un rappresentante. E di che stazza: dalle zampotte che si ritrova, i 50 chili li raggiungerà tutti, senza sconti.
Senza indulgere nella retorica (mi è stato detto che i cani sono angeli mandati a vegliare su di noi... il che spiegherebbe perfettamente l'avversione dei gatti nei loro confronti), avere un cane è un'esperienza straordinaria, di cui avevo dimenticato le cose più belle.
È anche un'esperienza che richiede solide basi di mediazione culturale, una grande diplomazia e riflessi pronti (tipo quando ti vedi passare davanti una certa ciabatta, che dovrebbe stare sotto la tua sdraio e non in bocca al cane).
Com'era prevedibile, le gatte l'hanno presa male. Ognuna a modo suo.
Quarta si sente lesa nella sua posizione di alfa, e cerca di imporsi con la violenza su questa creatura che non rispetta la sua autorità (e che è grossa 4-5 volte lei).
Rachel soffre orribilmente di gelosia, perché la sua umana Amelia ha un rapporto speciale con Daisy.
Quarto è terrorizzato, con sprazzi di coraggio. Più che altro gradirebbe non essere inseguito.
Castigo rimane piuttosto indifferente, finché Daisy non attenta alla sua ciotola. Allora si incazza e le soffia.
A sorpresa, la più serena è la Pinta: appurato che la sua umana (io) continua a coccolarla e a dormire con lei (anzi, sotto di lei), si limita a evitare che il cane si prenda troppe confidenze.
C'è chi mi predice un roseo futuro in cui cane e gatti dormiranno insieme. Io penso che le cose saranno un po' più complicate: il cane e il gatto giaceranno insieme, ma uno dei due non dormirà molto

lunedì 1 settembre 2014

Non sono più una mamma



Lo so, magari suona arrogante. O falso. O provocatorio.
Ma il fatto è che capisco chi ci sta passando ex novo e quindi tutto è una scoperta, ma per me non è più così.
Non è più cercare di interpretare un pianto. O indovinare un'esigenza.
Se voglio sapere qualcosa, mi basta chiederlo. Posso parlare con i miei figli. Chiedere, ascoltare le risposte, al limite cercare di capire se crederci o no ("che cosa ti è successo?" "niente").
Ma chiunque può essere in grado di parlare con un bambino di 6 o 8 anni. Chiunque può chiedere a mio figlio se ha tanta o poca fame. Chiunque può aiutare Amelia a fare i compiti delle vacanze.
Non serve essere la mamma (o il papà).
In questa fase, mi sento più altro: sono quella che li coccola, che li guida, che ogni tanto li sgrida, quella che li limita e che li sprona. Sono quella che ringhia se fanno troppo ciocco, quella che gli ha fatto scoprire Harry Potter, quella con cui guardano Una mamma per amica e Grimm, quella che brontola quando le macchie non vanno via dalle magliette.
Ogni tanto mi sento una coinquilina tardona. Ogni tanto Malefica mi fa un baffo. Ma non sono più la mamma che spiava le loro espressioni e che da un urlo doveva cercare di capire se avevano fame o c'era il pannolino da cambiare.
Posso dirlo? Che sollievo.

mercoledì 27 agosto 2014

Abercrombie e basta


Durante queste vacanze, ho sviluppato una passione per un autore nominato per caso da un mio contatto su Facebook: Joe Abercrombie.
Dopo aver comprato un suo libro in offerta, non ho resistito e ho preso in biblioteca l'intera First Law Trilogy. Speravo o che non mi piacesse o di riuscire a staccarmene, e invece dopo aver finito il primo libro ho comprato il resto sul Kindle Store per poter continuare a leggere in Grecia.
(Lo zaino è tiranno, soprattutto se associato al traghetto: non puoi portarti tutti i libri della biblioteca come quando andavi a Levanto in macchina)
No, non stiamo parlando di Martin, anche se i due vengono accostati spesso. Come minimo, Abercrombie è più tenero coi suoi personaggi. È più prevedibile, usa un linguaggio talmente tipico da diventare quasi uno stereotipo (se leggo il verbo "reckon" ormai penso a lui in automatico).
Però sta sicuramente una spanna sopra rispetto ai comuni scrittori di fantasy. Prima di tutto perché in realtà nei suoi libri il fantasy è marginale: sì l'azione si svolge in luoghi non esistenti, tipo Terra di Mezzo o Westeros, sì c'è la magia ma è semplicemente una forma di potere, sì ci sono creature non umane ma potrebbero benissimo essere un popolo diverso o macchine da guerra.
E poi, signori miei, che personaggi. Tipo l'inquisitore Glotka, ex eroe di guerra, un tempo ambito da tutte le donne, trasformato in uno storpio da anni di tortura ma dotato di un meraviglioso humor nero. O tipo Logen Novedita, che si trasforma nel Bloody Nine quando è nel furore della battaglia. E non dimentichiamoci quel vecchio bastardo di Bayaz, che gioca all'Allegro Demiurgo.
Dopo aver finito la First Law Trilogy e Best Served Cold (libro standalone che però utilizza alcuni personaggi minori della trilogia), ho fatto l'errore di leggere il free sample di Half a King, inizio di una nuova trilogia.
(Peraltro: l'idea dei free sample che non sono solo due capitoletti, ma circa un quinto del libro, è vincente: come si fa a non voler sapere come va a finire?)
E mi sono comprata il libro intero, grazie al wi-fi dell'aeroporto di Atene, dove ho trascorso una notte.
Manco a dirlo: l'ho finito in un giorno.
Non saranno capolavori immortali, ma accidenti se filano.

venerdì 22 agosto 2014

I musei di Atene


Non posso dire di aver visto Atene: ho visto l'Acropoli, due musei e i quartieri Plaka e Monastiraki, che dubito siano l'Atene autentica. Ma quel poco che ho intravisto dai mezzi pubblici non è che mi abbia fatto venire voglia di scoprire un po' di più.
Appena arrivati dal Pireo, abbiamo avuto una discreta botta di culo: abbiamo trovato un albergo comodo e dignitoso a un prezzo tutto sommato economico (70 euro una tripla, abbiamo deciso che Ettore poteva dormire in mezzo a noi).
Ci siamo riposati per il resto del pomeriggio e poi, il giorno dopo, siamo partiti il più presto possibile per l'Acropoli.


Lo devo ammettere: vent'anni fa mi aveva davvero emozionata, questa volta proprio no.
Forse i troppi turisti, forse il fatto che la facciata del Partenone verso i Propilei era coperta dalle impalcature, forse il ricordo aveva trasfigurato l'esperienza.
Fatto sta che l'Acropoli è un monumento straordinario, in cui ogni pietra ha un valore eccezionale, ma il mio cuore non ha tremato come allora.
Ha tremato invece al Museo dell'Acropoli, semplicemente perfetto.


Va da sé che questo museo contiene pezzi che chiunque abbia studiato storia dell'arte, anche solo al liceo, conosce: il Moscoforo, le korai variopinte, le metope del Partenone, le Cariatidi dell'Eretteo.
Ma la cosa più bella è stata vedere i miei bambini entusiasti delle stesse cose che hanno entusiasmato me.
A modo loro, ovviamente, e senza apprezzare i dettagli tecnici.
Ma, se avessi contribuito ad allestire questo museo, l'apprezzamento sincero di un bambino sarebbe la mia massima aspirazione.

Dopo il museo, ci siamo riposati nei giardini dello Zappeion e nell'orto botanico:




Il giorno dopo, Museo Archeologico Nazionale. La summa di tutto l'esame di Archeologia greca.
Come per il Museo dell'Acropoli, non sono stata a fotografare ciò che compare su tutti i libri.
Ammetto di aver fatto una piccola pozza di bava davanti allo Zeus/Poseidone di Capo Sounion e al Doriforo, che visti dal vero sono una delizia. Per non parlare dei reperti micenei, degli innumerevoli vasi di ogni epoca, degli affreschi di Santorini.
Ma abbiamo anche scoperto capolavori di cui non avevo mai sentito parlare, come questo fantino:


O questo bronzo proveniente da un naufragio presso Anticitera:


Per non parlare della più antica illustrazione di Cappuccetto Rosso:


Dentro questo museo siamo rimasti tutto il giorno, approfittando del giardino e della caffetteria per fare qualche pausa.
Appena usciti, siamo tornati in albergo a recuperare i bagagli e via verso l'aeroporto.
In Italia, al nostro arrivo, c'erano 18 gradi.

giovedì 21 agosto 2014

Il brutto del confronto


Dal punto di vista economico, Milos si è subito annunciata male: andando a fare i biglietti per la corsa delle 10.10, Luca non si è accorto di aver preso i biglietti per il traghetto veloce: 47 euro anziché 15-20.
Pazienza, ci siamo detti, arriveremo prima e avremo tutto il tempo di farci il giorno in spiaggia.
Peccato che la spiaggia sotto il campeggio, amplissima e bellissima a prima vista, avesse l'acqua abbastanza sporca.
Intendiamoci: niente che la Liguria non abbia visto e tranquillamente sopportato, ma eravamo stati viziati dalle isole precedenti.
Il campeggio, pur bello e ampio e dotato di piscina, non aveva servizi all'altezza: le docce erano sempre fredde, il ristorante disorganizzatissimo (3 persone bastavano per fare una fila di 15 minuti a colazione, col self service - non parliamo poi dell'ora e un quarto che abbiamo aspettato una sera), nessun servizio lavanderia né self service né di altro genere.
E il turismo cafone, alla fine l'abbiamo trovato proprio in un'isola che i nostri conoscenti di Galissas ci avevano consigliato come non turistica.
Frotte di adolescenti francesi, rumorosi esattamente come i tanto vituperati italiani, in ogni dove.
(Apro una parentesi: a Sifnos i nostri vicini di tenda erano 4-5 ragazzi greci di 20 anni. Carinissimi, educati, avevano persino fatto amicizia con i miei bambini. Non ci siamo mai accorti di quando rientravano dai locali.)
Ci siamo detti: vabbe', faremo come a Sifnos, ci sposteremo in altre spiagge con l'autobus. Peccato che i trasporti pubblici comincino a funzionare verso le 10.30, quindi ci siamo fatti gran scarpinate sotto il sole (e ringraziando il vento) per non sprecare interamente le nostre mattine.

Ma non voglio che Milos sia solo un lungo elenco di lamentele.
Siamo stati bene, abbiamo scoperto posti molto belli.


In una taverna sul mare, ho mangiato il pagello più buono e fresco della mia vita. E, andando in un posto dove non credevamo di voler andare, abbiamo scoperto una meravigliosa taverna, di cui ricorderò per sempre le polpette di zucchine, in cui siamo stati trattati da amici più che da avventori.
I bambini adoravano la piscina e si sono fatti degli amichetti giocandoci prima di cena, all'ora del tramonto.


mercoledì 20 agosto 2014

L'isola degli autobus


Siamo arrivati a Sifnos dopo una traversata piuttosto ventosa, che ci ha visti costretti a scendere di un ponte.



A prima vista, Sifnos non sembra granché: un paesino ben più piccolo e miserello rispetto ad Antiparos, un campeggio ben tenuto ma grosso un decimo, una spiaggia per nulla all'altezza.
Ma questa non è Sifnos, è solo il porto di Kamares.
Per apprezzare Sifnos, bisogna girarla. E per fortuna c'è un efficiente (quanto costoso) servizio di autobus, per chi non se la sente di investire 40-50 euro al giorno in un'auto.
Quindi, il giorno dopo il nostro arrivo, siamo andati a Chrissopigi.



Abbiamo passato la giornata in spiaggia e poi, attraverso un comodissimo percorso lastricato, abbiamo valicato il promontorio più a sinistra e siamo andati a Faro, altro posto molto bello.


Il giorno dopo abbiamo approfittato di qualche nuvolone di passaggio per fare un percorso di 3-4 km che va da Apollonia, il capoluogo di Sifnos, a Kastro, un paesino arroccato su un promontorio spettacolare.




Al ritorno, mentre aspettavamo l'autobus per il nostro campeggio, abbiamo girato un po' per i vicoli di Apollonia, così tipicamente cicladici.


Detto così, sembra che Kamares, il posto dove si arriva e dove si trova il campeggio, non sia bella. E invece è bellissima. Sia di mattina presto, quando facevo bagno e passeggiata in solitaria, sia di sera, quando i locali sul mare si riempiono ma senza l'ansia del divertimentificio.
Nonostante viva sui turisti, Sifnos è un'isola in cui non ci si sente tali: io mi sono sentita proprio a casa.

PS: andando in una stagione meno calda, l'ideale sarebbe scoprire la bellezza dell'isola attraverso i suoi sentieri. Ce ne sono parecchi, ben tenuti e ben segnalati, ed è stato proprio un peccato dover rinunciare ad andare a Platis Gialos a piedi.