martedì 24 marzo 2015

Innamorarsi di una storia

Non so se capita a tutti quelli che scrivono.
Magari c'è chi riesce a mantenere un sereno distacco. Magari chi lo fa per mestiere, e quindi scrive narrativa tutti i giorni, non prova questo senso di godimento e gratitudine.
Perché sì, dopo 2 anni torno a scrivere sul serio. E no, non ho niente contro Sholeh Zard, ma non sto scrivendo il quarto.
Il mio spunto viene da lontano, addirittura da 5 anni fa.
No, non ho magicamente trovato il tempo per fare le ricerche che un romanzo storico di quel genere avrebbe richiesto.
La soluzione che ho trovato è ben più semplice: ho ambientato la mia storia nel passato di Sholeh Zard. Il passato ipotetico di un mondo immaginario, con regole molto simili alle nostre ma non per forza uguali. Con creature magiche che vivono ai margini della società e fanno finta di non esistere.
Ma nessuno dei miei personaggi principali è una creatura magica. Sono tutti umani, un bel po' di umani, che cercano di tirare avanti facendo del loro meglio.
Difficilmente in una mia storia si vedrà il boia sadico o l'inquisitore fanatico. Al limite, se ne avrò bisogno, introdurrò qualche testa di cazzo, che poi sono quelli che davvero rovinano il mondo.
Intanto, mi godo l'intensa beatitudine del ritorno alla scrittura e la mia mano cerca di star dietro alla mia fantasia.

martedì 17 marzo 2015

Aspettando la primavera


Ci aveva illusi ai primi di marzo ed ora sembra sparita, inghiottita dalla pioggia e dal vento.
Intanto, ha fatto in tempo a far ammalare Luca, che venerdì aveva 39 di febbre.
Ma tornerà, l'aspettiamo al varco.
Intanto, la casa si colora del giallo dei narcisi, mia madre fa scorzette candite con le ultime arance, i bambini hanno già progetti per l'estate.
Io lavoro a maglia pensando al prossimo anno, come se questo inverno fosse già finito.
E scrivo.
Sono tornata a scrivere dopo mesi di blocco. L'inattività totale di 4 giorni di febbre mi ha dato la soluzione a una situazione che non sapevo risolvere.
Con una piccola marcia indietro, ho ripreso slancio. Mi dispiace solo che, dopo un intero weekend passato con la penna in mano, non sono più riuscita a scrivere una riga tra ieri e oggi. Ma stavolta si tratta solo di quell'attesa che ti rende ancora più ansiosa: so come proseguire, anche se non tutti i passaggi narrativi mi sono chiari.
Cosa sto scrivendo? Una cosa nuova, che con Sholeh Zard ha solo qualche piccolo punto di contatto. Diversi i personaggi, l'epoca, l'ambientazione. Uguali il piacere e il divertimento con cui scrivo.
In attesa della primavera.

domenica 8 marzo 2015

Knitting abbestia



No, non sono solo lavori degli ultimi due mesi quelli che ho fotografato.
Il più anziano, già completo a fine giugno, è il mio Brown Hitofude:


Realizzato con una lana e alpaca artigianale, comprata in un mercatino di filati naturali a Crema, è un jolly: va sia sopra a un capo estivo a fine settembre sia su un maglioncino o una tunica in filato fine in inverno.
Nel mio ufficio fa freddo, quindi io lo metto spesso sopra la tunichetta con cui l'ho fotografato, che è a maniche lunghe.


Per secondo viene il maglioncino fair isle Vinella, realizzato in alpaca boliviana equa e solidale.
Sono molto legata a questo progetto, forse perché ci ho passato circa due mesi e mezzo e l'ho dovuto rifare completamente quando l'avevo già quasi finito.
È un ottimo pattern, con un disegno bello e romantico. La mia versione è un po' particolare: prima di tutto perché ha solo due colori, e poi perché cambia colore di sfondo da prima a dopo lo sprone.


Terza l'amata Green Light Tunic, da un pattern di Veera Valimaki che desideravo fare da almeno un anno.


Per lei ho comprato la stessa alpaca di Vinella (anzi, sarebbe più corretto dire che per Vinella ho comprato la stessa alpaca di questa tunica, dal momento che l'avevo presa prima). Ho ordinato mezzo chilo di stupenda alpaca verde felce, e poi l'ho lasciata lì ad aspettare intanto che testavo Vinella.
Alla fine ho usato solo 400 grammi, e per le tasche ho usato gli ultimi rimasugli del color ciliegia di Vinella.



È leggera e calda, con una linea che sta bene a chiunque. Io la metto spesso con una maglietta a maniche lunghe lilla, che richiama il colore delle tasche.
E adoro il bottone del retro, vero vintage torinese.


L'ultimo modello è Purple Saffire, realizzato con una stupenda seta tinta col campeggio, comprata al Villaggio Leumann insieme alla mia amica Vesnuccia.
In quell'occasione, lei mi aveva rimproverata di vestirmi troppo oversize ed io le rispondo con questo:


Scherzi a parte, era un po' che questo coprispalle estivo mi solleticava. I due etti che ho comprato si sono rivelati fin troppi per la realizzazione del capo, ne sono avanzati circa 80 grammi.
Ciò è dovuto al fatto che sulla fascetta non era riportata la lunghezza (cosa normalissima per un filato artigianale) ed io non avevo idea fino ad oggi della straordinaria resa della seta.


I bottoni, di cui le foto non rendono la lucidità e la piacevolezza al tatto, sono vero vintage andezenese. So che il contrasto rosso/viola è un po' controverso, ma lo adoro in questa versione.


E infine ho pensato di fotografare due matasse che avevo comprato dal mitico signor Antonio del mercato di Lagosta a novembre (forse le amiche che erano al MammaCheBlog Creativo se ne ricordano).
Una è una matassa grigia, ora trasformata in un enorme gomitolo:


Questa la vorrei trasformare in uno scialle o poncho o mantella. Qualcosa in cui avvolgermi alla svelta per portare fuori Daisy quando sono a casa, insomma.
L'altra mi è saltata in mano e non ha voluto saperne di andarsene. Era così bella, sia per il colore sia per la consistenza setosa (ma si tratta di 100% lana), che non ho potuto lasciarla sola.


Foto che non sapevo di avere


Rientro da una decina di giorni davvero infami.
Prima si è ammalato Ettore: pensavamo a una delle solite febbri alte ma brevi, e invece si è fatto 5 giorni oscillando tra i 38 e i 39 gradi.
Proprio allo scadere di questi 5 giorni, mi sono ammalata io. E ho fatto 4 giorni a 38 e mezzo, io che non sono mai proprio così precisa.
Da ieri sono sfebbrata, e ieri ho passato tutto il giorno a guardare il termometro con aria incredula. Oggi sto decisamente meglio, e ho deciso di sfruttare il sole per fotografare un po' di miei lavori a maglia che finora sono stati immortalati solo con la triste lente dello smartphone.
Quando poi ho scaricato le foto, ho trovato un paio di tesori: alcune foto di Daisy durante il giro di gennaio a Levanto e un tramonto a Baldissero.


Il giro a Levanto non lo ricordo con grande piacere. È stata l'occasione in cui è stata evidente la necessità di farsi aiutare ad educare Daisy, ma non è per colpa sua se Luca ed io abbiamo litigato.




È che a volte mio marito si fa prendere più dalle cose che vuole fare che dalle persone che ha intorno, e questo mi ferisce.
Poi però per fortuna riusciamo a parlarne e a trovare un punto di incontro.



Il tramonto a Baldissero invece sarebbe stato un semplice bel tramonto, se non fosse che è coinciso con l'ultima volta che abbiamo visto la zia Rosa Maria, morta due settimane dopo.
Luca lo ha fotografato per confrontare le prestazioni della nostra compatta con la supermacchina di suo zio, appassionato di foto e bravissimo a farle.
Mi fa piacere pensare che per zio Francesco sia stato un momento di sollievo nel mare di dolore che stava affrontando, una distrazione gradita.
Spero che, se mai dovessi trovarmi nella stessa situazione, arrivi una persona amica a farmi vedere della bella lana, o un catalogo di rose, o a chiedermi consiglio su un mobile da sverniciare.


martedì 24 febbraio 2015

La stagione della potatura


Ebbene sì, abbiamo deciso di accogliere in casa Castigo. Il che ha inderogabilmente comportato la sua castrazione: il ragazzo è tanto bello e tanto simpatico, ma la sua pipì (che sparge generosamente) non è certo acqua di rose. E perdipiù io sono allergica ai gatti interi, proprio mi viene l'asma.
In attesa che gli ormoni svaniscano (ci vorranno 10-15 giorni), Castigo si gode la convalescenza tra il divano e la ciotola dei crocchini.
Il primo che dice "poverino" lo fulmino!

martedì 10 febbraio 2015

Masterchef nel bosco

(Premetto che il titolo è assolutamente una presa per il culo: non ho cucinato neanche un decimo delle cose che si vedono in trasmissione. Anzi, alcuni ingredienti manco sapevo fossero commestibili)

La neve che è venuta non ci ha isolati: abbiamo fatto un paio di mezze mattine senza corrente, ma venerdì sono stata a casa semplicemente perché avevo ore in più da godere.
Però il risultato è che da giovedì pomeriggio a ieri ho cucinato un sacco, sperimentando anche ingredienti nuovi e combinazioni inedite di sapori.
Per pura fortuna, tutti i piatti sono stati un successo.
Quindi vado a segnarmeli, non si sa mai che mi riesca di fare qualche volta una ricetta uguale all'altra.

(Lo so, non ci sono foto. Io gli impiattamenti fighi non li so e non li voglio fare. Forse sarebbe più emblematica l'immagine di tutte le mie pentole vuote)

Giovedì: VELLUTATA AGRODOLCE DI SEDANORAPA E MELE
Ingredienti:
1 sedanorapa e mezzo a cubetti
5-6 mele piccole a cubetti
1 cipolla o due a rondelle
1 carota a julienne
yogurt bianco non zuccherato
aceto bianco a piacere
salsa di soia a piacere
liquore o vino bianco per sfumare il soffritto (io ho usato un liquore al genepy)
salsa Worcestershire
Tabasco
peperoncino
noce moscata
erbe aromatiche a piacere (io ho usato l'origano, il resto era sepolto dalla neve)
olio extravergine d'oliva

Il processo di partenza è questo.
Io l'ho modificato così: in una casseruola (meglio che in una padella, ci vuole un po' di spessore), soffriggere cipolla e carota. Quando è il momento, sfumare con liquore o vino bianco.
Aggiungere il sedanorapa e la mela e far rosolare fino a quando i succhi non si asciugano.
A questo punto, coprire le verdure con abbondante acqua (anche tiepida, bollente se si ha più fretta) e lasciare a sobbollire finché il sedanorapa non sia morbido.
Quando il sedanorapa arriva alla consistenza desiderata, alzare il fuoco per far evaporare l'acqua in eccesso (non vogliamo una zuppa troppo brodosa).
Passare il tutto con un frullatore a immersione e travasare in una pentola.
Aggiungere salse, aceto e spezie fino a raggiungere un gusto agrodolce.
Per finire, a fuoco spento, aggiungere yogurt bianco a piacere.
Servire con pane tostato.


Venerdì: ROVESCIATA DI MELE AL CARAMELLO
Ingredienti:
4-5 mele medie
200 g farina di frumento (il tipo lo decidete voi)
150 g di miele liquido
2 uova
1 bustina di lievito per dolci
vaniglia in polvere a piacere
cannella e zenzero in polvere a piacere
30 g olio (facoltativo)
latte  o yogurt per eventualmente ammorbidire il composto in modo da renderlo semiliquido
4 cucchiai di zucchero

Accendete il forno a 180°.
Tagliate a cubotti le mele.
Foderate con la cartaforno una teglia da crostata, di quelle alte circa 3-4 cm (possibilmente con bordo liscio, non ondulato).
In un pentolino d'acciaio, fate caramellare i 4 cucchiai di zucchero con altrettanti cucchiai di acqua. Appena lo sciroppo si colore, versate nel fondo della teglia e distribuite meglio che potete.
Per raccogliere tutto il caramello, versate qualche mela nel pentolino e usatela per fare una sorta di scarpetta del caramello rimasto. Versate queste mele e quelle che restano nel fondo della teglia e mettete in forno, il più in basso possibile.
Amalgamate il resto degli ingredienti, contando di metterci circa 10 minuti. Quando il composto è pronto, tirate fuori dal forno la teglia, versateci sopra il composto e rimettete in forno.
In mezz'ora circa, la torta sarà pronta. State attentissimi a tirarla fuori quando comincia a profumare di pane cotto, fidatevi del vostro naso.
Lasciate intiepidire e rovesciate su un piatto da torta. Fate riposare fino al completo raffreddamento. Togliete delicatamente la cartaforno e servite, magari con un po' di gelato.

La stessa torta è venuta benissimo anche con le pere, di domenica. Forse, dal momento che le pere rilasciano più succo, sarebbe bene fare il caramello con meno acqua o lasciarlo rapprendere un filino di più.

Sabato: MAIALE IN SALSA KORMA UN PO' TANDOORI
Ingredienti:
1 kg di carne di maiale (io ho disossato e tagliato a quadrotti le costate e le braciole avanzate dalla grigliata)
1 lattina di latte di cocco
yogurt bianco non zuccherato a piacere
spezie tandoori
1-2 cipolle grosse a rondelle
1 carota a julienne
salsa di soia, salsa Worcestershire, tabasco
aceto bianco
olio extravergine d'oliva

Mescolare un paio di tazze di yogurt con 2-3 cucchiaini di spezie tandoori. Aggiungere il maiale e lasciar marinare nel frigo.
Dopo circa mezza giornata, soffriggere le cipolle e la carota con qualche cucchiaino d'olio e, quando cominciano a sudare, buttarci dentro la carne con tutta la sua marinatura.
Rosolare per un po'. Quando il tutto comincia ad asciugarsi, aggiungere la lattina di latte di cocco e amalgamare.
Aggiustare di gusto con le salse e l'aceto, per ottenere un sapore agrodolce.
Abbassare il fuoco al minimo e lasciar cuocere per 3-4 ore, assicurandosi che il composto sia sempre umido (e magari evitando di andarsene a trovare amici per un paio d'ore, dimenticandosi il maiale sul fuoco).
Anche se non è un piatto tipico indiano, la polenta è magnifica con questo maiale: i miei suoceri l'hanno adorato.

Domenica: ZUPPA DEGLI AVANZI
Ingredienti:
avanzo di vellutata di sedanorapa e mele
avanzo di maiale in salsa korma
eventualmente, un po' di acqua o brodo per allungare

Aggiungete il maiale alla vellutata, eventualmente allungate con un po' di acqua o brodo vegetale e lasciate ribollire per qualche minuto.
Una delizia senza pari.

Lunedì: CAVOLFIORE STUFATO
Ingredienti:
olive taggiasche sott'olio (per comodità le ho usate denocciolate, ma vedete voi: col nocciolo sono più buone)
capperi sotto sale dissalati
1 cipolla a rondelle
1 carota a julienne
5-6 pomodori secchi a listelli
1 bottiglia di passata di pomodoro
spezie mediterranee a piacere (io ho usato l'origano)
sale aromatizzato alle erbe provenzali
un pizzico di aglio in polvere
un cucchiaino di paprika dolce affumicata
peperoncino a piacere
pepe a piacere
aceto di vino bianco
un bicchiere di vino rosso o bianco per sfumare
1 cavolfiore
1 noce di burro per mantecare alla fine
1 cucchiaino di miele d'acacia o millefiori

Anche in questo caso, ho rubato l'idea di partenza da qui.
Pulire il cavolfiore, tagliarlo in due e accertarsi che le due metà entrino in una casseruola dai bordi alti. La casseruola deve anche poter essere coperta senza che il coperchio tocchi il cavolfiore.
Preparare il soffritto con le olive, i pomodori secchi, la cipolla, la carota e i capperi. Non aggiungere olio, ce n'è abbastanza nelle olive. Sfumare con il vino e aggiungere le spezie.
Quando le verdure sono rosolate, aggiungere la passata. Regolare di sale e aggiungere un cucchiaino di miele. Portare a bollore.
Immergere il cavolfiore e, usando un mestolino, irrorare di sugo la parte che emerge.
Lasciar cuocere a fuoco bassissimo per circa un'ora.
A fine cottura, spezzettare il cavolfiore con il cucchiaio di legno e mescolare. Aggiungere una spruzzata di aceto e mantecare con una noce di burro.
Servire con patate al forno o puré.

Ripeto: non sono un fenomeno in cucina, me la cavo. A volte gli esperimenti sono decisamente fallimentari, ma stavolta ho infilato una serie fortunata.
Vediamo cosa farò con la prossima biocesta.


giovedì 5 febbraio 2015

Noodles in agrodolce

Dopo apposita (ma parca) spedizione al Lidl, ho deciso di spolverare il wok e fare qualcosa di asiatico (rigorosamente non filologico).
Avendo a disposizione un po' di verdure varie, ho improvvisato dei noodles da leccare la pentola (ci siamo trattenuti solo per amore della Daisy).
Ecco la ricetta.

INGREDIENTI
4-5 porri a rondelle sottili
3 carote a julienne
mezzo sedanorapa a lamelle sottili
una mela a lamelle
5-6 datteri freschi
1 lattina di latte di cocco
salsa di soia
aceto
olio (io ho usato l'olio extravergine di oliva)
salsa Worcestershire
tabasco
peperoncino
pepe
una confezione di noodles da 250 g

Soffriggere nel wok le verdure e la frutta nell'olio. Sfumare con salsa di soia a piacere e rosolare ancora un po'. Quando il composto si secca, aggiungere l'intera lattina di latte di cocco e una spruzzata di aceto. Continuare a cuocere a fuoco medio.
A fine cottura, regolare di sapore, aggiungendo anche le salse e le spezie a piacere.
Cuocere i noodles seguendo le istruzioni indicate sulla confezione. Dopo averli scolati, farli saltare nel wok con il sugo per qualche minuto.

Noi abbiamo usato noodles di frumento, ma penso che questa ricetta sia ottima anche con quelli di soia o di riso.

giovedì 29 gennaio 2015

Il bello del cane


Ho riletto il mio post precedente e non mi è piaciuto.
Le cose che ho scritto sono tutte vere, per carità. Ma danno un'idea distorta di come è Daisy e di come è il nostro rapporto con lei.
Come succederà quando, tra alcuni (pochi) anni, parlerò dei pensieri che mi daranno i miei figli adolescenti.
Quando sento genitori un po' più grandi di me parlare dei loro figli adolescenti, mi vien sempre da chiedermi se stiamo parlando di un ragazzo normale o di un delinquente. Poi spesso li conosci, questi farabutti in erba, e scopri che sono anche carini ed educati (almeno con gli estranei), e quindi tanto male non saranno neanche in famiglia, fatta la tara dell'età.
Ecco, Daisy è meglio di così. È fantastica. È buona, equilibrata, serena, allegra.
Non è mai stata il cucciolo scatenato che mi raccontano alcuni padroni di cani.
Prima di conoscerla, avevo un sacco di pregiudizi sui cani (formatisi nella mia precedente esperienza di schnauzer nano viziato, quindi non proprio infondati).
E invece, a poco a poco, tutte le mie barriere sono cadute. Avevo pensato a un cane che stesse prevalentemente fuori, che dormisse nel recinto. E invece, su suggerimento delle veterinarie ma anche per nostro trasporto, sta con noi, dorme con noi, vive con noi. Senza fare danni, né a casa nostra né tantomeno in quelle altrui o nei locali in cui la portiamo.
Ho scoperto che è possibile avere un cane che non sale su letti e divani. Ho scoperto che si può mangiare senza essere continuamente disturbati. Ho scoperto che si può andare a fare una passeggiata e giocare col cane all'aperto, senza guinzaglio, senza recinti. Ho scoperto che vabbe', non farà le fusa, ma ti dà un sacco di bacini. E poi vuoi mettere quando ti posa il muso sulle gambe? Ho scoperto che non abbaia mai senza una ragione valida in assoluto (anche la mia vecchia Sissi abbaiava per qualcosa, ma l'elenco di ciò che secondo lei meritava di essere segnalato è veramente difficile da condividere per un umano).
Persino le gatte, o almeno alcune di loro, si stanno ricredendo sul conto di Daisy. La prima a scendere a patti è stata Pinta, che ora addirittura dorme serenamente a meno di mezzo metro da lei. Ora anche Rachel e il Quarto si lasciano fiutare senza fare scenate, ma non riescono a evitare di correre quando la vedono arrivare piena di entusiasmo. Quarta e Castigo soffiano. Sempre e comunque.
E dire che lei con i gatti (e con i cani più piccoli, ovvero quasi tutti) è di una delicatezza disarmante. Con quelle zampone enormi, che le sono cresciute a dismisura nell'arco di pochi mesi, riesce a invitare al gioco senza far male (ai cagnetti, perché a me invece lascia certi lividi...). E quel testone di cemento armato si inclina impercettibilmente, suggerendo tutte le sfumature e le espressioni.
Un'amica, che di cani se ne intende ben più di me, mi ha detto che secondo lei Daisy sta esplorando perché è libera, ma che, finita questa fase, sarà ancora più felice di stare con noi e obbedire ai suoi capibranco.
E in effetti noi non stiamo andando "a scuola" per piegarla ai nostri voleri. Saremo tutti allievi, e soprattutto noi umani cercheremo di imparare a comunicare con lei.
Del resto, a suo tempo abbiamo imparato a comprendere due neonati, perché non dovremmo farcela con lei che è tanto più collaborativa?

mercoledì 21 gennaio 2015

Questione di educazione

Daisy appena arrivata a casa nostra


Sull'educazione noi genitori siamo ferrati.
Non tanto per un senso di responsabilità nei confronti della società e dei nostri figli, quanto perché TUTTI vogliono dirti la loro su come educare i tuoi figli, e allora magari ti viene voglia di difenderti.
E allora ci fai attenzione, ti informi, leggi, sperimenti.
Così, la prossima volta che la sciura di turno se ne esce con la sua perla di saggezza educativa, puoi ribattere a ragion veduta.
Visti i buoni risultati raccolti per ora con questo metodo, l'abbiamo applicato anche al cane: ci siamo informati per varie fonti (veterinarie, libri, siti web che abbiamo valutato attendibili) e stiamo sperimentando.
Sempre con la consapevolezza di quello che Daisy è (ovvero una mezza maremmana con la testa di granito) e cercando di raggiungere risultati realistici.
E che cosa è realistico chiedere a una mezza maremmana socievole e tranquilla, ma intelligente e tosta? Obbedienza base, direi.
Valutando il nostro operato con occhio critico, non mi sembra che stiamo lavorando male.
In casa non ha fatto disastri, finora: coi bisogni tutto OK, non ruba il cibo né chiede mentre mangiamo (si limita ogni tanto a farci presente la sua esistenza, come se potessimo ignorare l'alito di una bestia di 30 kg seduta a fondo tavola), non sale dove non deve, non attacca briga con i gatti (occasionalmente li rincorre, ma senza aggressività), tendenzialmente dove la metti sta (anche a casa altrui o nei locali).
Quando usciamo, ecco le difficoltà. Che sono essenzialmente due:
- se siamo in un ambiente nuovo, tira al guinzaglio come una dannata (invece è una perfetta cagnetta da compagnia quando siamo in ambiente conosciuto)
- quando è libera, il richiamo è tutt'altro che infallibile. Funziona al 70% in condizioni di quiete, ma con una distrazione importante (automobile, gente a cavallo, ciclisti, altri cani, persone semplici) fallisce quasi di sicuro.
Il nostro problema più grosso è che la ragazza non è corruttibile né con il cibo (non è golosa, prende il primo bocconcino ma poi si disinteressa) né col gioco (delle palline e simili non gliene frega niente, né da sola né in compagnia). Quindi fatichiamo a trovare una leva infallibile.
Poi mettiamoci il fatto che stiamo iniziando l'adolescenza canina e il gioco è fatto.
Interpellate, le veterinarie mi hanno promesso di darmi il riferimento di una persona di fiducia, un educatore che ci aiuti a ovviare a questi intoppi. Anche loro faticano a trovare LA leva per un cane così "cane" (loro definizione) come il mio, ma ritengono che, una volta trovata la soluzione, sarà quella definitiva per entrambi i problemi.
Nell'attesa del loro messaggio, idee? Esperienze? Aiuto!

Daisy oggi

lunedì 12 gennaio 2015

Lo sguardo dei bambini



A Natale, mia madre ha regalato ai bambini una macchina fotografica. Un compatta bellina, da adulti, su cui si sono fiondati con prevedibile entusiasmo.
E che è stata fonte anche di litigi furiosi, perché il concetto di backup non è ancora pervenuto e sono state cancellati foto e video.
Guardare ciò che ai bambini interessa ricordare è istruttivo e magico.




Ancora più bello sarebbe imparare da loro, a volte.
Amelia, per esempio, che mi fa partire emboli da far stramazzare un cavallo, e poi con infinita naturalezza ed empatia riesce a rapportarsi alle situazioni più difficili, al dolore di chi sta male, a quella malattia che temiamo persino di nominare.
A volte abbiamo il più prezioso dei tesori, e riusciamo ugualmente a cazziarlo.