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domenica 21 dicembre 2014

Il tè con le amiche


Come sicuramente già saprete, il tè accompagna ogni momento della mia giornata.
Ho tantissime tazze, tra cui non saprei scegliere la mia preferita. Sono tutte mug o simili, molto capienti, per tenermi compagnia mentre lavoro o leggo o faccio la maglia.
Eppure, qualche mese fa, sono stata affascinata da un inutile e bellissimo servizio da tè di porcellana bavarese, visto e rivisto in un mercatino dell'usato di Torino.
E me ne sono talmente innamorata che i miei suoceri hanno pensato di regalarmelo.
Lo uso per il tè con le amiche.
Detto così, ricorda la classica immagine delle bambine che prendono il tè con le proprie bambole.
Beh, bambole a parte, il concetto è proprio quello: prendiamoci un tè con tutti i sacri crismi, come se fossimo signore importanti che si incontrano con le amiche. E quindi via di teiera, tazze col piattino, zuccheriera, persino lattiera.
E torta, quella che vi ho mostrato ieri.
Ci siamo fatte gli auguri e scambiate un paio di pensieri, che dimostrano quanto ci conosciamo bene anche nelle piccole cose.
E, dal momento che il solstizio era imminente (è oggi), abbiamo fatto una piccola divinazione, una lettura di carte del 2015. Con gli stupendi tarocchi di Euforilla, che ne ha parlato qui.



Peccato che il tempo non abbia collaborato, e che ieri il sole non sia riuscito a bucare la nebbia.
Ma poco male: la nostra stufa ha lavorato a pieno regime, con grande soddisfazione dei gatti di casa.


martedì 2 settembre 2014

A chi mi chiede del cane


Daisy è nella nostra vita da poco più di due settimane. Com'era prevedibile, l'ha rivoluzionata.
Per fortuna non si è trattata di una rivoluzione sanguinaria, modello 1789.
Direi più una cosa tipo i diritti civili alle donne: finalmente anche a casa nostra i cani hanno un rappresentante. E di che stazza: dalle zampotte che si ritrova, i 50 chili li raggiungerà tutti, senza sconti.
Senza indulgere nella retorica (mi è stato detto che i cani sono angeli mandati a vegliare su di noi... il che spiegherebbe perfettamente l'avversione dei gatti nei loro confronti), avere un cane è un'esperienza straordinaria, di cui avevo dimenticato le cose più belle.
È anche un'esperienza che richiede solide basi di mediazione culturale, una grande diplomazia e riflessi pronti (tipo quando ti vedi passare davanti una certa ciabatta, che dovrebbe stare sotto la tua sdraio e non in bocca al cane).
Com'era prevedibile, le gatte l'hanno presa male. Ognuna a modo suo.
Quarta si sente lesa nella sua posizione di alfa, e cerca di imporsi con la violenza su questa creatura che non rispetta la sua autorità (e che è grossa 4-5 volte lei).
Rachel soffre orribilmente di gelosia, perché la sua umana Amelia ha un rapporto speciale con Daisy.
Quarto è terrorizzato, con sprazzi di coraggio. Più che altro gradirebbe non essere inseguito.
Castigo rimane piuttosto indifferente, finché Daisy non attenta alla sua ciotola. Allora si incazza e le soffia.
A sorpresa, la più serena è la Pinta: appurato che la sua umana (io) continua a coccolarla e a dormire con lei (anzi, sotto di lei), si limita a evitare che il cane si prenda troppe confidenze.
C'è chi mi predice un roseo futuro in cui cane e gatti dormiranno insieme. Io penso che le cose saranno un po' più complicate: il cane e il gatto giaceranno insieme, ma uno dei due non dormirà molto

lunedì 21 luglio 2014

Qui e ora



È un periodo ansiogeno.
Più di ansie belle che di quelle brutte, anche se a volte le cose belle generano spese inaspettate, e le spese generano ansia.
Tra una settimana, partiremo per la nostra avventura in Grecia. Siamo preparati? Ma manco per niente.
Tra meno di un mese, appena tornati dalla Grecia, prenderemo il nostro primo cane. Daisy, felice incrocio di pastori (maremmano e tedesco), stazza adulta stimata 50 kg. Ci stiamo preparando, ma un cane è come un figlio: non sei mai abbastanza preparato (ma già avere il recinto pronto sarebbe un buon inizio, speriamo di fare in tempo).



Tra meno di due mesi, Ettore comincerà la prima elementare. Lasciando una scuola dell'infanzia le cui maestre meriterebbero di essere pagate quanto professori ordinari. Non abbiamo ancora comprato l'orribile casacca né i libri né i quaderni. In compenso, mia madre gli ha già fatto scegliere il diario, da cui non si separa da 2 settimane.


A volte proiettarsi nel futuro è l'unica cosa che rende sopportabile il presente. Ma non è questo il caso: il mio presente è felice, a parte la fastidiosa incombenza di recarmi in ufficio tutti i giorni, e vorrei riuscire a vivere il momento.
Difficile, con tutte queste cose belle che ci aspettano. Che ansia.

giovedì 12 giugno 2014

Zaino in spalla


Come forse alcuni di voi ricorderanno, a ottobre abbiamo deciso di sganciarci dalla meta fissa di ogni estate: Levanto è stata per noi come una seconda casa, ma ora è tempo di vedere il mondo.
Per quest'anno abbiamo pensato alla Grecia. E subito molti amici ci hanno dato ottimi consigli.
Eravamo orientati ad andare a Gavdos, come consigliato da Anna, ma abbiamo aspettato troppo a prenotare il biglietto aereo: ottobre ci sembrava presto, e invece l'anno prossimo ci converrà prenotare anche prima.
Disorientati dal costo dei voli (saremmo arrivati a spendere tipo 1500 euro), abbiamo deciso di cambiare destinazione, ma non Paese: abbiamo preso i voli più economici su Atene e, zaini in spalla, gireremo le Cicladi in traghetto e tenda.
Ovviamente le piccole Cicladi: che senso ha andare a Mykonos con figli e marito? Voglio assolutamente portarli a Santorini per la bellezza della caldera, ma penso che sarà una toccata e fuga, al limite con un giretto a Thirasia (se ne vale la pena: consigli?).
Sono molto contenta di questo viaggio, ma anche un po' spaventata: ci sono ancora tante cose da preparare e a cui pensare, e io non ho mai fatto un viaggio in tenda.
Dovremo prendere zaini di misura adatta a fare da bagaglio a mano, informarci su come caricare la tenda (probabilmente come attrezzatura sportiva, così ci ficchiamo dentro anche le maledette pinne di Luca), comprare i sacchi letto e i materassini adatti.
Insomma, siamo dei gran disorganizzati, e si vede.
Però Grecia sia, e speriamo non per una volta sola.

venerdì 16 maggio 2014

Fonti d'ispirazione


Domenica scorsa, forti del periodo favorevole e della comune passione per le rose, mia suocera ed io abbiamo trascinato le rispettive famiglie in un vivaio di cui avevo sentito favoleggiare da lungo tempo, Anna Peyron.
Luca lo conosceva perché 25/30 anni fa era ben fornito di piante grasse, anche di notevole valore. Per mia fortuna, la proprietaria è rinsavita e si è completamente dedicata alle rose, che io reputo ben più meritevoli.
(Lo so, sarà un mio limite, ma trovo che le piante grasse siano rivoltanti e dolorose)


Come offerta commerciale, non l'ho trovato né particolarmente fornito né particolarmente vantaggioso. Nel senso: è un ottimo vivaio, con una scelta molto vasta, ma nulla che non abbia già visto online.
Poi mettiamoci pure che probabilmente le rose più belle sono state già vendute e quelle che stavano vendendo erano probabilmente le ultime scorte.
Ma, passata la parte "commerciale", comincia invece la pura meraviglia: una valletta fatta ad anfiteatro, interamente coperta di rose.
Ed ogni cespuglio era chiaramente individuato con nome, cognome e anno di creazione di quella varietà, in modo che i clienti possano farsi un'idea del portamento e delle dimensioni di ogni rosa.




È così che mi sono innamorata dei grappoli di fiori e degli enormi cespugli delle rose Moschata, in particolare di Penelope e Danae.






Nel mio progetto per l'orto del polacco, queste due rose chiare andrebbero posizionate sul lato sud, verso le api, a fare da sfondo a una vasta quantità di rose colorate.
La nostra idea, per non spendere un capitale, sarebbe di comprare queste due rose e poi, in autunno, fare innumerevoli talee di rose colorate a cespuglio da mio nonno, mia suocera e chiunque vorrà contribuire.
Ci sarebbe poi da spostare una certa piramide, per farci arrampicare una bella Mermaid o una Pierre de Ronsard (suggerimento di Paola, mica farina del mio sacco), ma per quello avremo bisogno di molte robuste braccia, adeguatamente motivate.


giovedì 15 maggio 2014

La bellezza non è un lusso


Non so se sia il retaggio cristiano o semplicemente pigrizia, ma nella nostra società sembra quasi che non valga la pena di fare qualcosa di bello solo nel proprio ambito privato.
Ci si depila per andare al mare, ma in inverno vabbe' se cresce la foresta nera.
Si mette a posto la casa quando viene gente (o la si tiene sempre in ordine per non fare figure in caso di visite improvvise).
Ci si trucca per uscire.
C'è la tavola di tutti i giorni e la tavola dei giorni di festa: con il servizio bello, i fiori, la tovaglia ricamata.
Si taglia il prato perché se no chissà cosa penseranno i vicini.


Da sempre, a questo gioco non ci voglio stare.
So di non essere una gran casalinga, anche se adesso mi posso nascondere dietro la scusa del trasloco. E so anche che il mio prato è parecchio più lungo di quello che ci si aspetterebbe (anche perché al momento lo taglio a mano).
Però uso tutti i giorni il servizio bello e l'argenteria, dal momento che mia nonna me li ha lasciati. E ci tengo ad avere fiori freschi in casa, ogni volta che posso.


Certo, i fiori recisi costano. Ma io mica li compro. E neanche li rubo, come faceva una certa vecchiaccia di mia conoscenza.
Da quando sono dal polacco, ho potuto tagliare alcuni fiori che erano stati piantati da lui e da sua moglie: i narcisi, la kerria, l'hypericum.
Però devo sempre prenderli dalla periferia, perché non voglio spogliare il mio giardino della sua bellezza (anche se mi rendo conto che si tratta di un giardino ancora fortemente in fieri).
Poi, qualche tempo fa, l'illuminazione: nel numero di aprile di The Simple Things (rivista che ho conosciuto a casa di PianoBi e di cui mi sono subito innamorata), si suggerisce di adibire un'area del giardino (o dell'orto o uno spazio che non può essere goduto diversamente) alla coltivazione di fiori da recidere.
Io ho tutto l'orto del polacco. Luca ed io abbiamo concluso che difficilmente lo terremo ad orto, ma sarebbe un peccato lasciarlo incolto.
Ecco dunque l'idea di trasformarlo in un giardino.
Non un giardino dove stare: abbiamo già quello di fronte a casa e perdipiù l'orto del polacco è un po' troppo frequentato dalle api delle arnie vicine.
La nostra idea è di trasformarlo prevalentemente in un roseto, con cespugli di altri fiori tra una rosa e l'altra.
Per far contente le api e avere sempre una scorta di fiori per la casa.







mercoledì 30 aprile 2014

Certe volte

Certe volte hai delle sensazioni che non puoi spiegare.
Di solito sono spiacevoli, quindi preferisci non approfondirle.
Però ci sono, è innegabile.
Certe volte ti chiedi se una certa tua amica stia prendendo la strada giusta per la felicità. Perché ti sembra un po' forzata, perché tu certe scelte non le faresti, certe rese non sono da te.
E poi ti dici che non siamo tutti uguali, che ognuno sceglie quali battaglie combattere e come. E non sta a te giudicare la strategia degli altri, neanche quando ti sembra sbagliata.
Però quella sensazione rimane.
E tu speri di non trovarti mai più a pensare "io l'avevo previsto".

mercoledì 15 gennaio 2014

Visioni


Ieri eravamo a casa da soli, Ettore ed io. Lui è arrivato col pullmino verso le cinque. Tutto era buio e un po' ovattato, silenzioso, mentre facevamo merenda l'uno seduto di fronte all'altra.
Eravamo contenti ma silenziosi, lui preso dal suo yogurt e io dal mio tè. E da lui, che ultimamente mi sembra crescere a vista d'occhio.
Improvvisamente l'ho visto, anzi, mi sono vista con lui tra vent'anni: lui non è più il mio bambino, non vive più con noi, è solo di passaggio, e io sono la sua vecchia mamma che gli prepara la merenda come una volta (ovvero gli versa lo yogurt, cosa che per l'epoca sarà perfettamente in grado di fare da solo).
Il gatto che lo tormenta non è la Pinta, che non è più con noi.
Ci godiamo questo momento tutto per noi, senza parlare.

Ho già avuto visioni del genere. Quella più vivida riguarda Luca e il mio futuro con lui, esatta fin nel minimo dettaglio di una gatta bianca in braccio a me.
Di solito ci becco. Lo spero con tutto il cuore anche per questa volta.

domenica 12 gennaio 2014

Strani propositi

Questo nuovo anno mi ha regalato 3-4 chili in più.
Come mai? È presto detto. A parte che venivo da un'estate di cibo da asporto, durante queste feste non siamo andati a Levanto. Che per me significava, oltre alla bellezza del posto e del clima, camminare un sacco, mangiare pesce e lasciare a casa i dolci natalizi.
Quindi il primo proposito del 2014 è perdere la zavorra che mi si è accumulata sul sedere. Prevedo di riuscirci in breve tempo, ho fissato un appuntamento dalla dietista per il 10 marzo e per allora sono intenzionata a non parlare più di questi chili.
Il secondo proposito è meno salutista.
Fino a quando sono rimasta incinta di Amelia, reggevo l'alcol come un birraio irlandese. Anzi, probabilmente meglio.
Poi i bruciori di stomaco della gravidanza mi hanno fatto smettere di assumere cibi piccanti e alcolici.
Il piccante l'ho recuperato negli ultimi 2 anni: prima col pepe, poi con rafano e zenzero, infine col peperoncino, che mi causa ancora una certa difficoltà nei suoi stadi avanzati ma non voglio esagerare.
Ora è il turno dell'alcol. So che durante il premestruo sono a rischio mal di testa, in quei periodi eviterò. E non voglio neanche bere tutte le sere, per carità, ché poi mi viene la pancetta da birra.
Però voglio tornare a potermi godere un buon vino senza stramazzare morta di sonno dopo mezzo bicchiere. Voglio uscire e prendermi qualcosa di più di una birretta chiara.
Cum grano salis e senza esagerare, come con i dolci del resto.
Così magari le mie amiche smetteranno di sentirsi in colpa quando cenano col vino e io le guardo pensando "magari".

giovedì 5 dicembre 2013

Viva la mamma

Qualche settimana fa ho avuto un brutto scontro con mia madre. Per una cazzata, che lei ha ingigantito. In realtà, lo scontro tra me e mia madre avviene per altri motivi, lo so.
Uno di essi è il fatto che dal suo punto di vista, se faccio scelte diverse da quelle che farebbe lei, la critico. Così col secondo figlio (lei ha una sola figlia), così con la TV (in casa ne abbiamo sempre fatto un uso massiccio), così con la gestione della casa (che per lei viene prima del resto, mentre io preferisco prender su della zozzona). Diciamo che tende a prenderla sul personale, anche quando di personale non c'è proprio nulla.
Un altro motivo è il fatto che, da quando è nonna, ha smesso completamente di preoccuparsi per me (il che è buono) per riversare esageratamente il suo affetto sui miei figli. Intendiamoci: non è che abbia tolto affetto a me per darlo ai miei figli. Lei non mi ha mai manifestato affetto in età adulta, se non attraverso l'ansia e la preoccupazione. E le do atto di essersi pure trattenuta.
Questo mi fa riflettere sul tipo di madre che voglio essere. Con Ettore mi viene più facile essere affettuosa: lui fa come i gatti e io istintivamente rispondo. Con Amelia riconosco di essere più rigida: pretendo, correggo, critico.
Ma che cazzo, mi sto dicendo in questi giorni. Faccio la stronza con mia figlia con la scusa del suo bene. Ma chissenefrega di quel tipo di bene!
Basta giudicare, non voglio essere quel tipo di madre. Basta considerare solo i problemi. Sono stufa di essere così, non voglio diventare una che manifesta il suo affetto solo attraverso le critiche, è un modo malato.
Quindi: Amelia ha qualche problema di peso? Mi metto a dieta anch'io, che magra non sono, e cercherò di convincerla ad andare a correre insieme.
Amelia è lenta a fare i compiti? Cercherò di aiutarla a velocizzarsi, ma nel frattempo sarà bene che mi ricordi i casi in cui io sono (stata) sempre l'ultima a fare o a finire o a capire.
Non penso che diventerò una mamma peace&love, è proprio fuori dalla mia natura. Ma voglio che mia figlia parli di me e si rapporti a me con affetto, non considerandomi una specie di adolescente mal cresciuta. Voglio che un domani sia felice di stare con me e non guardi alla mia compagnia come a una purga.
Non voglio essere una mamma perfetta, ma migliore sì.

lunedì 21 ottobre 2013

Tra sogno e presente

Negli ultimi tempi fotografo poco. Un po' sono sempre di corsa, un po' la luce in questa stagione è quel che è, tranne rarissimi giorni di sole.
Però faccio tanto: accompagno i figli a capoeira (loro nuova ed enorme passione), cerco di risolvere i miei problemi di telefonia e connettività, lavoro a maglia, ospito amiche, partecipo a laboratori fighissimi in luoghi spettacolari (mai stati alla Biblioteca De Amicis? Rimediate subito), pulisco pisciate random.
Con un neurone alla Grecia (perdonami Anna, ne parliamo tanto ma non abbiamo ancora guardato i link che mi hai così prontamente segnalato), uno alla preparazione di Halloween (quest'anno i bambini sono eccitatissimi, sarà la casa nuova) e uno alla revisione del terzo libro della serie di Sholeh Zard.
Ho cominciato a cucinare le zucche (la torta di mele invece non l'ho ancora fatta) e mi avvio felicemente verso il pieno dell'autunno.
Felicemente, sì, avete letto bene: per la prima volta in vita mia accolgo l'autunno con gioia. Forse è il camino a fare la differenza. O forse la casa nuova, con la sua betulla meravigliosa e il tappeto di foglie di quercia. O forse sto davvero cambiando, magari crescendo (non in altezza, purtroppo).
Già quest'estate a fare le cose di sempre (andare a Levanto, per esempio) mi sono sentita come quando da ragazzina provavo a giocare con le Barbie ma non ci provavo più gusto.
Ho voglia di essere nuova. Senza rinnegare il passato, anzi, integrandolo col presente. Però ho voglia di posti nuovi, di imparare cose nuove, di essere diversa anche nella vita di tutti i giorni.
Quindi stasera ci armiamo di questo libro bellissimo, regalatoci per lo scorso compleanno di Amelia, e ci mettiamo tutti quanti a fabbricare costumi e decorazioni per Halloween. Io mi sono presa l'incarico di confezionare a Ettore un costume da gatto nero e Amelia si vestirà da strega (nomen omen).
Tra stasera e domani, penso che ci congederemo da Durrell, la nostra lettura estiva. La new entry sarà Neil Gaiman, in tema col periodo.
E tutto questo in un turbine di cose da fare, persone da vedere e lavoro quotidiano.
L'ho detto che l'autunno sta diventando la mia stagione preferita?

lunedì 14 ottobre 2013

Weekend agrodolce con finale speziato


Vengo da un bellissimo weekend a Bobbio, in cui ci siamo ricaricati, riposati e riempiti nel nostro agriturismo preferito.


Il tempo ha aiutato: venerdì e sabato bellissimo, domenica coperto ma praticamente senza pioggia. Abbiamo camminato, giocato, fatto un po' di shopping, lavorato a maglia, provato un tè rosa e vaniglia spettacolare.


Abbiamo raccolto bacche di ginepro, mandorle e noci. Castagne poche e piccole, ci rifaremo l'anno prossimo.


Alla fine del weekend, mentre tornavamo a casa, abbiamo ricevuto una notizia che da un lato mi ha intristita ma dall'altro arriva in un momento in cui sentivamo il bisogno di voltare pagina: non potremo trascorrere la solita settimana invernale a Levanto ed è in forse anche la disponibilità per l'estate.
Il fatto è che io avevo già avanzato l'ipotesi di starcene a goderci la casa nuova e la sua stufa a pellet, e per l'estate mi scorreva sotto la pelle una voglia pazza di Grecia (alimentata dalla lettura di Durrell). E insomma, Grecia sia, si apre la caccia a consigli e indirizzi (ringrazio in anticipo Anna, che se passa di qui sicuramente mi saprà aiutare).
Levanto ci ha dato tanto, è un posto splendido abitato da persone altrettanto stupende, e ci torneremo sicuramente per qualche weekend, ma è giusto che, adesso che i bambini sono un po' più grandi, ce ne andiamo a vedere un po' di mondo.
Poi non è che tutti i salmi finiscano in gloria, e quindi la sera della domenica l'ho passata a pulire deiezioni feline e ad annusare con sospetto le parti di casa che mi sono parse indenni.

lunedì 24 giugno 2013

The Sky's the Limit


È stato un weekend strano. Stancante, come tutti gli ultimi weekend, ma più che altro tra il deludente e l'esaltante.
Mettiamo da parte il deludente, che probabilmente mi perseguiterà per tutto il mese di luglio e forse per un pezzetto di agosto, e concentriamoci sull'esaltante.
Per esempio, è stato tenero e bellissimo provare a insegnare a Ettore a fare la maglia.



E poi, grazie al clima ventilato e piacevole ci siamo potuti godere il giardino del polacco a tutte le ore del giorno e un po' anche di sera (stare dentro al gazebo, dopo il tramonto, alla sola luce delle candele e con il vento che si stava alzando è stato bellissimo).


Ci siamo goduti una visita dei nonni di Torino e per l'occasione mia mamma ha portato la sua nuova creazione, la torta menta e cioccolato.


E abbiamo passato tanto tempo a esplorare il nostro nuovo regno. Abbiamo scoperto e liberato luoghi e piante, ci siamo resi conto di quanto è grande lo spazio a nostra disposizione. Se solo avessimo il tempo e la forza.
Ci siamo detti che, in un posto così, l'unico limite siamo noi stessi. E un po' ci ha fatto paura.

lunedì 20 maggio 2013

Musa's Box torinese

Ammettiamolo, non è stata la settimana più brillante del mese: ciclo, mal di testa, tosse e, ciliegina sulla torta, sono afona come un pesce. Ho fatto poche foto, la luce faceva perlopiù schifo.
Insomma, cara grazia che c'è la lista:
- Luca che mi chiama per mostrarmi i pipistrelli che svolazzano sopra casa nostra
- la mia vicina che dice con trasporto: "Ma Amelia è bellissima!"
- pranzare con gli amici genovesi in visita a Pavia
- proseguire con le prove di tintura al papavero
- la Quarta che mi si incolla a suon di fusa
- scoprire che gli idraulici hanno già scaricato i termosifoni a casa nostra (che poi non si montino da soli è un'altra storia)
- liberarsi di quasi tutto il ciarpame del polacco, addio banco frigo inutilizzabile!
- sfruttare i momenti di insonnia da mal di testa + raffreddore per collocare mentalmente i nostri mobili nella casa nuova, e scoprire che il nostro tavolo in cucina ci sta. Poi parlarne con Luca e scoprire che anche lui ci pensa nei momenti morti
- parlare del mio progetto di acquario marino mediterraneo con polpo e trovare qualcuno che mi dà retta anziché guardarmi come una mentecatta
- fare gomitoli seduta sulla sdraio nella luce del tramonto
- prenotare l'amico imbianchino
- ascoltare Luca che rilegge il Ramayana ai bambini (la prima volta era a Pasqua, a Bobbio)
- comprare due abiti di cotone a 30 euro totali
- attaccare i bottoni al maglione di Ettore e fotografarlo, fregandosene della vecchia che guarda
- i miei bambini che si divertono con le bolle di sapone e i fischietti ad acqua
- fare colazione in un vecchio caffè torinese
- un fruttuoso giro al Balon
- trovare un braciere arabo come lo volevamo e un mobile perfetto per la casa nuova, il tutto a meno di 100 euro
- i mercatini dell'usato di Torino, miniera di ogni meraviglia
- scoprire che il mobile di Andezeno che vogliamo usare è messo molto meglio di come lo ricordavamo, anzi, non vedo l'ora di riverniciarlo e rimettergli le maniglie
- trovare in un baule cose bellissime e curiose
- l'agrigelateria di Poirino
- tricottare al sole, e fare un passo in avanti con il pattern
- una lunga telefonata con un'amica, per quanto io fossi senza voce
- perdere la voce: il mondo ti lascia molto più in pace (a parte rari mentecatti)

lunedì 22 aprile 2013

Musa's Box di metà aprile


Uuuuuh, settimana stancante e intensa, ricca di incazzature ma anche di cose belle:
- tricottare vedendo il senso di quello che sto facendo
- le chiacchiere con la vicina egiziana (che confermano quanto le famiglie felici si somiglino, non importa la nazionalità, non importa la religione, non importa il numero di figli)
- avere le conferma che non discenderò da un'antica famiglia ricchissima, ma il mio cervello qualche funzione logica ce l'ha ugualmente
- innamorarmi della mia nuova casa ogni volta che ci metto piede, nonostante tutto il lavoro che dovrò farci e i soldi che dovrò spenderci
- spendere 82 euro per l'intero guardaroba estivo dei miei due figli, comprese 5 paia di scarpe (grazie a Terres des Hommes Pavia)
- il gelato gusto cheesecake, e farlo provare a Luca il giorno dopo
- i miei nuovi ombretti Neve, Gossip e Carnaby
- chattare con un'amica lontana, che non so se quest'anno riuscirò a rivedere
- ringraziare tutti gli dei e la fortuna e qualsiasi altra forza cosmica del fatto di essere in salute e che tutti i miei cari lo siano, gatti compresi
- diventare amiche, unite dal fatto di essere donne, madri, mogli e soprattutto chiacchierone nonostante l'ostacolo della lingua


- i miei bambini sporchissimi e stanchissimi per aver giocato un sacco fuori casa
- alzarsi alle 3 e, non riuscendo a dormire, scrivere con le gatte addosso
- un sabato da dedicare a Luca e alla nuova casa
- Quarta e Rachel che ci seguono fin dal polacco, decidono di tornare da sole e il mattino dopo ci sono, coccolose e sfuseggianti
- una minipennica di coppia
- le coccole con la Quarta, appiccicosissima per via del brutto tempo
- la vellutata zucchine e aglio orsino, con un cucchiaino di crema di rafano
- lo zenzero candito secondo la ricetta di una mia collega, che fa scorzette da urlo
- il primo arrivo di Dark Horse presenta
- imparare a usare gli aghi circolari da 20 cm (ma che fatica!)
- pulire tutto un pomeriggio, e cominciare a vedere qualche cambiamento
- sentirmi dire, riguardo la casa nuova: "Non ti invidio per la fatica che dovrai farci, ma ti invidio per il resto"
A proposito di casa nuova, c'è qualcuno che sa dirmi che fiori sono questi? Il polacco li ha piantati un po' ovunque e sono bellissimi.





martedì 16 aprile 2013

Casa


Con le case ho sempre avuto un rapporto particolare: se me ne innamoro, è con un'intensità senza pari.
Ho molto amato la mia prima casa: minuscola (20 metri quadri scarsi), ma adatta a me. Se fosse stata mia, avrei sfruttato quel soffitto altissimo per farci un soppalco. Invece ero in affitto, e in realtà è durata meno di due anni. Perché ho conosciuto Luca e non aveva senso tenere due case, soprattutto quando una delle due era gratis.



La casa dove vivo ora è grande e bella. Le voglio molto bene, ci ho lavorato molto e l'ho adattata alle nostre esigenze tramite infiniti traslochi (in media uno ogni 6 mesi, ho calcolato). Era di Luca, quando ci sono entrata. Ed ora è mia, nostra. È impregnata di ricordi, di gran lunga più belli che brutti. E affaccia su un cortile che è stato più luogo di amicizie che di scontri, nonostante ancora adesso ci sia una persona sgradevolissima (contro cui facciamo fronte comune con gli altri vicini).



Da tempo, però, sognavo una certa casa, sempre di proprietà dell'azienda. Più isolata (un solo vicino, che ci dà le spalle), con un giardino tutto suo, in mezzo al bosco. Una casa gialla, non rosso scuro come la nostra, con tante finestre che mi facevano ben sperare (la nostra casa attuale è un po' scura).
Sapevo che la persona che ci abitava sarebbe andata in pensione entro un tot di anni, e mi sono seduta sulla riva del fiume per veder passare non il suo cadavere (per carità, è un uomo meraviglioso, mi mancherà tantissimo) ma il furgoncino che lo riportava in Polonia.


Ora quel furgoncino è passato. Ho ereditato una chiave, un pesce rosso obeso e 20 anni di ciarpame da smaltire. Ma anche una casa che ai miei occhi è la più bella del mondo: luminosa, spaziosa, accogliente. Non riesco a credere che sia mia. Non mia di proprietà, ovviamente, ma mia da godere, da arredare, da vivere.
Mi aspetta una stagione (più probabilmente due) di duro lavoro e incazzature a mille (dobbiamo mettere l'impianto di riscaldamento, quindi, se l'azienda non accoglierà l'idraulico di nostra scelta, temo che mi prenderò le stesse incazzature di quando ho spostato la cucina). E dovremo pulire, spostare, spendere.
Ma, alla fine di tutto questo, sarò a casa mia.

venerdì 8 marzo 2013

È qui la festa?

Oggi mia figlia ha sentito alla radio l'espressione "la festa della donna". A parte che ha capito "la festa della nonna", mi ha chiesto dove si faceva la festa.
E io le ho spiegato, bla bla bla.
Già, a lei deve sembrare tutto un bla bla bla: nella famiglia in cui vive, nulla è "da femmina" o "da maschio". La sua bisnonna è stata una vedova di guerra senza pensioni, che nel secondo matrimonio ha gestito oculatamente l'attività di mio nonno, facendolo passare da diseredato a piccolo commerciante. Sua nonna materna si è diplomata all'Itis e, se c'è da piantare un chiodo, lo fa lei. Sua madre lavorerà pure a maglia da qualche mese, ma si divide equamente la gestione di casa e famiglia con il papà (anzi, se dovessi proprio dire la verità, ultimamente la casa pesa un po' più su di lui), oltre a lavorare.
Ma, a distanza di un muro, c'è invece una famiglia altrettanto felice e unita, ma in cui la madre non lavora ed è convinta della bontà della regola per cui una donna vale mezzo uomo (dove mia nonna avrebbe sostenuto il contrario).
E là fuori c'è tutto un mondo di gente che crede di poter possedere le donne come si possiede un'auto, di poter dire alle donne cosa devono fare, di poter persino stabilire per le donne che sentimenti è giusto provare.
Lo so che forse lei è più avvantaggiata di altre: lei in quel mondo ci andrà con il bagaglio di tre generazioni di donne libere, con la consapevolezza innata di ciò che è giusto aspettarsi.
Ma il solo fatto che sia ancora necessaria una festa della donna mi stringe il cuore. Meno male che mi piacciono le mimose.

martedì 26 febbraio 2013

Febbraio andiamo, è tempo di migrare

Eccerto che non c'è la Musa's Box: persino dopo il weekend meraviglioso che ho passato, non sono granché dell'umore per elencare cose belle. Soprattutto, non capisco: non mi sembra di essere una brutta persona, ho una famiglia stupenda, conosco tante e tante persone incredibili, molte di più degli stronzi, e vivo in un Paese di merda. In cui la massima incarnazione del rinnovamento politico è un vecchio comico spompato, perdipiù antipatico come un'emorroide.
Se sono stati votati, ce li meritiamo.
Dicono che alla prossima andrà meglio. Che si imparerà da questa batosta, in cui ci si è fatti battere da un morto vivente e da una formazione neonata. Io non vorrei più essere qui, la prossima volta.
Dove, non so. Probabilmente non riuscirò a convincere mio marito, e resterò infognata qui finché la merda non tracimerà. Ma non aveva già tracimato?

PS: con tutto il fatto che non sono sicura di aver votato il meglio, ma abbastanza fiduciosa di aver votato il meno peggio. E no, non penso che B. sia il male: penso solo che, rivotandolo, abbiamo completamente perso tutto il credito recuperato all'estero, e ora son cazzi nostri.

martedì 12 febbraio 2013

Aria di cambiamenti

Ieri, con i bambini, abbiamo ripreso una pratica che avevamo abbandonato più o meno dal mio incidente stradale: il rituale pagano con cui invochiamo e ringraziamo gli elementi e facciamo una piccola visualizzazione guidata.
L'abbiamo reso un po' diverso, più vicino al nostro sentire e alle loro capacità di concentrazione. Non scendo nei dettagli, ma il mio scopo non è rendere pagani i miei figli: non lo sono neppure io. Il mio scopo è dar loro un momento di riflessione spirituale che possa avere anche lo stesso appeal estetico dei rituali religiosi: le candele, l'incenso, gli oggetti simbolici, il buio e il raccoglimento.
In questo, mi sono stati di grande aiuto i tarocchi regalatimi da Isabella, che hanno svolto un po' la funzione di story cubes: ognuno di noi ne ha tirato fuori uno dal mazzo ed io ho inventato lì per lì una visualizzazione che tutti hanno seguito. Perché io? Perché è il mio talento, è la cosa che mi viene meglio.
Ieri il mio elemento era l'aria. Anche in questo, non mi interessa l'aspetto mistico/esoterico: usiamo il momento delle invocazioni per ricordare l'apporto di ogni elemento nelle nostre vite.
Di solito l'aria non è il mio elemento preferito: la trovo indispensabile ma incostante, destabilizzante. Invece ieri, complici anche alcuni discorsi fatti con Luca, mi sono soffermata a lungo sulle sue qualità. Soprattutto sul vento che porta il cambiamento.
Forse perché si respira questo clima sul lavoro. Ancora di più perché la lettera di dimissioni che aspettavamo è arrivata e tra poco si dovrebbe liberare la casa del polacco, che puntiamo da anni.
E quindi ci aspettano decisioni, attese, lavori, traslochi. Se non salta fuori qualche brutta novità, lasceremo una casa calda e piena di noi, dove siamo stati molto felici ma anche un po' tristi per più di 9 anni, e andremo in una casa difficile da riscaldare, isolata e tutta sulle nostre spalle.
La scelta è nostra, non ci obbliga nessuno. Se decideremo di andarci, sarà perché il posto è incantevole, perché ci sarà un giardino tutto nostro, perché ci sarà spazio in più, perché i benefici supereranno le difficoltà.
Però ora ho un po' paura. I cambiamenti ne fanno sempre.

lunedì 7 gennaio 2013

I ricordi non sono nelle cose (tantomeno nelle case)

Alla vigilia della nostra partenza per Levanto, abbiamo ricevuto una notizia che mi ha un po' turbata e continua a dispiacermi: la casa dove stiamo di solito verrà venduta, a una cifra di cui non posso permettermi neanche un decimo.
Si tratta di una casa molto bella, facile da amare a prima vista: in un edificio fine '800 (o magari anche più antico, non so valutarlo), molto luminosa, il balconcino affacciato sulla via, un grande (e inutile, ma vabbe') salone da pranzo, una bella cucina e un bagno spazioso.
Ma quello che mi ferisce è che quella casa è il luogo che mi ha accolta in un periodo in cui il passato e il futuro erano neri, e mi ha un po' curata, o meglio mi ha aiutata nella mia guarigione. Nell'estate del 2009, quando ci sono entrata per la prima volta, ero ancora nel pieno dell'anno più brutto che abbia mai passato sul lavoro. Poi, pian piano, le permanenze in quell'appartamento hanno scandito la mia risalita: nell'inverno successivo già ero in questo ufficio, e via via Levanto è diventata sempre di più un luogo di vacanza e sempre meno un luogo di fuga.
Ed ora quell'appartamento, in cui i miei figli sono entrati con ciuccio e pannolino, dormendo in camera con noi, e in cui adesso hanno la loro camera per conto loro e, quando si alzano, non ci avvertono, vanno direttamente a giocare in salotto.
Mi è venuta la tentazione di fare qualche foto "alla casa", ma mi sono detta no. Non voglio sterili foto di una casa che mi è piaciuta, mi bastano le foto che ho fatto lì dentro, con la luce meravigliosa di ogni ora e con la mia famiglia che ci viveva dentro.
E per carità, il nuovo appartamento dove andremo non è un totale sconosciuto: già l'anno scorso ci avevamo passato una settimana, in inverno, perché il "nostro" era occupato da sfollati di Monterosso. Sono sicura che anche a quell'appartamento, sia pure meno d'effetto, legheremo tanti ricordi bellissimi.
Però questo che lasciamo è stato il primo amore, il primo soccorso. Forse è anche giusto che me ne stacchi: non ho più bisogno di tutto quel conforto, meglio che serva a qualcun altro.