martedì 8 marzo 2011

La festa di chi?

In casa mia non si è mai molto amata la festa della donna. La mimosa sì (infatti la prima cosa che farei andando a vivere in Liguria sarebbe prendermene una, da piantare o da tenere in vaso). Ma la festa non ci pareva il caso.
A me personalmente, la festa della donna sembra come la festa della Shoah, che infatti non si festeggia ma si commemora con dolore e imbarazzo. Nel senso: non ci trovo molto da festeggiare.
Abbiamo conquistato dei diritti negli ultimi 100 anni, ma grazie al cazzo! Ci spettavano! I neri americani festeggiano la festa del nero, perché gli è stato riconosciuto lo status di esseri umani? No, si incazzano di brutto perché il razzismo c'è ancora. Noi donne dovremmo fare altrettanto.
In Italia, dovremmo farlo perché, al di là degli scandaletti sessuali e degli estremismi in entrambi i sensi, la realtà è che, se tu donna vuoi avere una famiglia, son cazzi tuoi e lo Stato se ne batte il belino, salvo poi fare i Family Day per difendere il matrimonio.
(Per inciso: io sono sposata. Se volete incentivare il matrimonio rispetto alla convivenza, fatelo, io non ho nessun problema: fatemi sgravi fiscali, asili nido, case ad affitto convenzionato. Se invece volete solo farvi belli e prendere i voti dei cattolici, vi auguro che l'Inferno esista.)
Nel resto del mondo, dovremmo farlo perché, anche se per noi lo scandalo più grande è che 4 troiette prendano dei soldi per fare pompini ai politici, il mondo femminile ha ancora problemi come l'infibulazione, la mortalità femminile per violenza, l'aborto selettivo che uccide le femmine, lo sfruttamento della prostituzione anche infantile, la mancanza totale di diritti delle donne rispetto agli uomini.
Ovviamente parlo di resto del mondo ma lo si può vedere anche solo affacciandosi alla finestra. Anche se di solito preferiamo distogliere lo sguardo per non andare nei casini, per non offendere con un'offerta d'aiuto, per non impegolarci con l'infinita burocrazia che gravita intorno a tutto. Anche se i loro bambini sono uguali ai nostri, e meno male che almeno loro giocano insieme.

9 commenti:

  1. Anch'io intendo l'8 marzo come GIORNATA e non come FESTA della donna! Comunque anche in tedesco non si parla mai di "Festa della donna" ma si usa sempre il "Tag der Frau", la giornata appunto. Sembra un gioco di parole peró il significato cambia, no?

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  2. Non posso che dire una cosa banale: brava!

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  3. bellissimo post. aggiungerei che invece di incentivare, grazie ai meccanismi del reddito ecc oggi ha più senso separarsi se si vogliono fare dei figli, si risparmia e si sale in graduatoria. ma già si sa, questo non è un paese per donne e neanche per gente onesta!

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  4. @sybille: ecco, come sempre voi germanofoni cogliete il senso delle cose meglio di noi!
    @mammafelice: arrossisco :-)
    @silvietta: la cosa che mi fa più imbestialire è che il giochino della separazione me l'ha fatto anche una che poi andava nei centri sociali a parlare di equo, solidale e giustizia. Notare che tra lei e il compagno prendevano gran begli stipendi, quindi non posso nemmeno trovare la giustificazione dell'estrema necessità!

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  5. mi piace molto questo post!
    soprattutto sul fatto che non dovremmo festeggiare l'ottenimento di presunte pari opportunità che, oltre a spettarci DI DIRITTO, non sono mai arrivate.
    solo un appunto:
    i MEDIA hanno inscenato uno scandalo per via dei "pompini delle troiette"; quello che invece E' effettivamente uno scandalo e come tale va considerato, è lo scambio prestazione sessuale-poltrona democratica. Trovo che sia del tutto legittimo scandalizzarci perchè le donne che noi contribuiamo a stipendiare e che decidono in parte della nostra vita, non sono professioniste competenti ma pompinare. Poi certo, dobbiamo scandalizzarci anche dell'infibulazione e di tutto il resto.

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  6. @polly: non dico che non ci sia da arrabbiarsi. Ma non lo considero un insulto alle mie libertà di donna: c'è sempre stata quella che ti passava davanti anche solo perché la prometteva. La differenza tra me e una donna del dopoguerra o di un paese in guerra è che al massimo io posso avere un posto di minor prestigio, ma darla o no non mi fa la differenza tra vivere o morire, fra mantenere i miei figli o vederli crepare per un raffreddore. È il tema di un film di cui ho parlato anche qui, Il labirinto del fauno, dove una madre sposa un militare violento e psicopatico perché spera di garantire un futuro migliore alla propria figlia.
    Intendiamoci: non sono di quelle che dicono "c'erano motivi migliori per manifestare". Solo, non faccio mia questa battaglia ora, perché questa battaglia la combatto da 15 anni.

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  7. Ah, il Luca di prima sono io, sotto mentite spoglie :-)

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  8. lanterna, scusa se insisto. se la minetti e le sue amiche le avesse tutte piazzate a mediaset, direi che questa cosa è sempre esistita anche se fa schifo, che io sono diversa, che le donne sono diverse eccettera eccetera. se lui mette la minetti e le sue amiche al consiglio regionale, al parlamento europeo, al MINISTERO, allora trovo che sia giusto scendere in piazza e scandalizzarci, ma NON perchè la lotta si deve esaurire nella piazza, bensì perchè a un certo punto bisogna mostrare i numeri del dissenso, perchè questa gente ricordi sempre di essere lì perchè li abbiamo messi noi ( sembra quasi una battuta, lo so). però sto andando fuori tema rispetto al post e sto anche un po' polemizzando ;)

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  9. Polly, no, che polemica. Tu hai perfettamente ragione e scegli le tue lotte secondo la tua sensibilità. Io probabilmente non vengo offesa in ugual misura.
    Per dirti: ho a che fare con un ministero, quello dell'Istruzione o come diavolo si chiama adesso. Lì dentro da decenni quasi tutte le scrivanie vengono assegnate sulla base delle parentele, dei favori e di chissà quali altre pastette, esattamente come la Minetti & Co. Le donnine di Berlusconi sono solo più appariscenti, quindi più facili da sgamare.
    Se le Minetti varie fossero il pretesto per un vero repulisti dei posti pubblici, questa sarebbe una crociata che farei di cuore (forse anche perché io sono una statale che c'è arrivata tramite concorso e prende sul serio il proprio lavoro). Così, non riesco a "sentire" la stessa indignazione. È un mio limite.

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