sabato 2 novembre 2013
Halloween low cost
Quando ero giovane e intollerante (e soprattutto senza figli), Halloween non mi piaceva proprio: festa americana, pacchiana, decisamente sciocca come l'abbiamo importata noi.
Poi un po' l'entusiasmo dei figli un po' il desiderio di festeggiare un periodo che anche per noi è importante mi hanno fatto cambiare idea.
Ci sono stati anni in cui l'ho vissuta con maggiore spiritualità. Quest'anno avevo proprio voglia di zucche, storie gotiche e preparativi fatti insieme ai bambini. E l'ho vissuta con gioia e serenità.
Proprio mentre pensavo che si tratta di una festa decisamente non commerciale, se si vuole non farla diventare tale, qualche mio conoscente se ne viene fuori con la storia che Halloween è stato importato dall'America per motivi commerciali.
Sarà. E per carità, ad Halloween puoi vendere le rimanenze di costumi che non hai fatto fuori a Carnevale, dolci, ecc.
Ma non stiamo parlando di Natale con le sue caterve di doni o della Pasqua con le sue innumerevoli uova di cattivo cioccolato. Se si ha voglia, Halloween è la più economica delle feste: i bambini si aspettano solo un costume in tema, un po' di brivido e qualche cioccolatino.
Per esempio, basta poco per coltivare le zucche, sono vigorosissime e vengono anche sul balcone. Poi si tratta di intagliarle e tenere i semi:
Questa invece l'hanno colorata all'asilo, per non rischiare con i coltelli:
I costumi sono stati ricavati da vestiti adatti (es. leggings e felpa neri per il gatto, gonnellina di pizzo preesistente e collant a righe per la strega), rinforzati con qualche accessorio in pile nero, economico e comodissimo da tagliare anche per chi, come me, non ha aspirazioni di santità o vezzi da stilista. Ah, il cappello è costato un euro e mezzo, giusto perché non avevo tempo e voglia di farlo io.
Anche i pipistrelli sono stati ritagliati nel pile e riempiti di lana sucida (in alternativa, il vecchio buon cotone idrofilo va benissimo). E i fantasmi sono di carta da cucina modellata su una pallina di carta stagnola.
Il brutto di tutto ciò? Che Halloween dura solo una notte!
Ma, per poter sfruttare i costumi fino a togliersi la voglia, niente di meglio che un giro nel bosco alla scoperta di luoghi adatti per un set fotografico spaventoso:
Infine, dopo aver girato tutto il bosco, via verso casa! Ci aspettano i dolcetti!
giovedì 31 ottobre 2013
Immagini da un weekend
In vista del ponte che mi aspetta, finalmente sono riuscita a ritrovare la macchina fotografica (sempre più contesa tra me e Luca) e scaricare le foto fatte lo scorso weekend.
Mi parlano dell'autunno ormai arrivato, del godersi la casa col caminetto acceso più per bellezza che per necessità, di dedicarsi ai propri hobby e coccolarsi a vicenda, umani e felini.
Mi parlano dell'arrivo di Halloween, per cui tanto ci siamo preparati e di cui i bambini sono entusiasti.
Mi parlano di una casa che è nido e riposo, ma anche un'enorme fucina di idee, che vi racconterò nei prossimi giorni.
Mi parlano dell'autunno ormai arrivato, del godersi la casa col caminetto acceso più per bellezza che per necessità, di dedicarsi ai propri hobby e coccolarsi a vicenda, umani e felini.
Mi parlano dell'arrivo di Halloween, per cui tanto ci siamo preparati e di cui i bambini sono entusiasti.
Mi parlano di una casa che è nido e riposo, ma anche un'enorme fucina di idee, che vi racconterò nei prossimi giorni.
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venerdì 25 ottobre 2013
La casa stregata
Dacché abitiamo in casa del polacco, la mia vita ha preso una piega che non mi sarei mai aspettata, tantomeno 10 anni fa quando ero una giovane single urbana (ancora per poche settimane).
A parte un imprevedibile interesse per orto e giardino (sono arrivati i semi di guado e iperico, evviva!), il fatto è che in questa stagione di mezzo i miei tardi pomeriggi/serate ruotano intorno al fuoco, che sia del camino o della caldaia a pellet.
Ci mettiamo sul tavolone della sala a tagliare e cucire pipistrelli, fantasmi, spettri e altre decorazioni per Halloween. Ieri mi sono ritrovata a cucire a mano per la prima volta da probabilmente un anno, e mi è piaciuto come mi piaceva da piccola sedermi vicino a mia nonna che lavorava a uncinetto e far finta di rammendare le calze (ovviamente mia nonna mi dava calze da buttare, perché ci facessi tutti i pasticci che volevo, usando l'uovo di legno blu).
Oppure abbiamo sfruttato il calore del camino per la lettura collettiva prima di andare a letto, e sembravamo una famiglia della borghesia ottocentesca, una cosa tipo Heidi.
Forse è il nostro modo di abituarci alla casa nuova, i cui tempi e climi devono ancora essere esplorati. O forse è la casa del polacco a tenerci più uniti, a vegliare sulla nostra felicità, a proteggerci.
Al contrario di quello che succede negli horror, mi sono sempre sentita bene accolta dalla nostra nuova casa. Forse le siamo simpatici perché un po' matti come il precedente inquilino. Forse, dopo 20 anni di abitante quasi singolo, aveva voglia di ravvivarsi un po', di ospitare bambini, di fare un po' di casino. Forse in cantina c'è qualche spora psicotropa che ci fa assomigliare alla famiglia Ingalls.
Fatto sta che ogni giorno non vedo l'ora di tornarci insieme alla mia famiglia, di stare tutti insieme. Anche quando significa sopportarci a vicenda.
PS: se siete della mia generazione, scommetto che il titolo del post vi ha fatto venire in mente questo film qui.
A parte un imprevedibile interesse per orto e giardino (sono arrivati i semi di guado e iperico, evviva!), il fatto è che in questa stagione di mezzo i miei tardi pomeriggi/serate ruotano intorno al fuoco, che sia del camino o della caldaia a pellet.
Ci mettiamo sul tavolone della sala a tagliare e cucire pipistrelli, fantasmi, spettri e altre decorazioni per Halloween. Ieri mi sono ritrovata a cucire a mano per la prima volta da probabilmente un anno, e mi è piaciuto come mi piaceva da piccola sedermi vicino a mia nonna che lavorava a uncinetto e far finta di rammendare le calze (ovviamente mia nonna mi dava calze da buttare, perché ci facessi tutti i pasticci che volevo, usando l'uovo di legno blu).
Oppure abbiamo sfruttato il calore del camino per la lettura collettiva prima di andare a letto, e sembravamo una famiglia della borghesia ottocentesca, una cosa tipo Heidi.
Forse è il nostro modo di abituarci alla casa nuova, i cui tempi e climi devono ancora essere esplorati. O forse è la casa del polacco a tenerci più uniti, a vegliare sulla nostra felicità, a proteggerci.
Al contrario di quello che succede negli horror, mi sono sempre sentita bene accolta dalla nostra nuova casa. Forse le siamo simpatici perché un po' matti come il precedente inquilino. Forse, dopo 20 anni di abitante quasi singolo, aveva voglia di ravvivarsi un po', di ospitare bambini, di fare un po' di casino. Forse in cantina c'è qualche spora psicotropa che ci fa assomigliare alla famiglia Ingalls.
Fatto sta che ogni giorno non vedo l'ora di tornarci insieme alla mia famiglia, di stare tutti insieme. Anche quando significa sopportarci a vicenda.
PS: se siete della mia generazione, scommetto che il titolo del post vi ha fatto venire in mente questo film qui.
giovedì 24 ottobre 2013
Esperienze di lettura collettiva: La mia famiglia e altri animali
No, non l'abbiamo letto in spagnolo. E nemmeno in inglese, purtroppo. Però la copertina italiana non mi piace per niente, mentre questa mi somiglia di più.
Sarà che nel ragazzino (Durrell da giovane?) vedo un po' di Ettore. O sarà che la fotografia in bianco e nero contrasta parecchio col mondo caleidoscopico raccontato da Durrell.
Per me questo libro è il libro della vita: l'ho letto per la prima volta a 9-10 anni, al mare, l'ho riletto varie volte e ho letto anche altri libri di Durrell. Per dire: appena carico la Postepay mi compro su Kindle l'intera trilogia in inglese.
Lo leggo e rileggo perché Gerry sono io. Io come vorrei essere, anche adesso che ho 37 anni e non 10. Sono io quella che raccoglie bestie e chiede alla famiglia il permesso di tenerle in casa. Sono io quella che guarda le gazze piena di nostalgia e desiderio. Sono io quella che sogna la Grecia.
Non che gli altri membri della mia famiglia mi disapprovino, intendiamoci. Però insomma, non era Luca a voler fare l'etologo da piccolo, ero io (infatti lui ha fatto Botanica). E sono io ad aver lanciato l'idea della Grecia, per l'estate prossima.
Leggere Durrell per la mia famiglia è stata un'esperienza bellissima: abbiamo riso, abbiamo sognato, ci siamo commossi, il tutto struggendoci di desiderio per una terra che nessuno di noi ha mai visto né vedrà mai (dubito che la Corfù di oggi sia quella del '35). Ai bambini è piaciuto pazzamente, soprattutto nei punti più comici. Luca in certi momenti rideva fino alle lacrime.
Ieri l'abbiamo chiuso, con molto rammarico e infinita gratitudine. Siccome non siamo tipi rigorosi e di sera un certo Ettore cascava sempre dal sonno, ci abbiamo messo quasi 3 mesi a terminare questa avventura. Da un lato mi dispiace, perché il libro era in prestito e ho dovuto chiedere mille rinnovi alla mia meravigliosa bibliotecaria. Dall'altro però la dilazione dei tempi ci ha permesso di apprezzarlo meglio.
Ci tengo a sottolineare che non si è trattato di un libro letto ai bambini, ma a tutta la famiglia: non abbiamo letto una sola riga senza essere al completo. Ed è stata un'esperienza che consiglio a chiunque, anche a famiglie con un'età media più alta o a gruppi di amici: non è molto diverso dal guardare insieme il vostro programma preferito, e permette di godersi i libri in modo diverso.
lunedì 21 ottobre 2013
Tra sogno e presente
Negli ultimi tempi fotografo poco. Un po' sono sempre di corsa, un po' la luce in questa stagione è quel che è, tranne rarissimi giorni di sole.
Però faccio tanto: accompagno i figli a capoeira (loro nuova ed enorme passione), cerco di risolvere i miei problemi di telefonia e connettività, lavoro a maglia, ospito amiche, partecipo a laboratori fighissimi in luoghi spettacolari (mai stati alla Biblioteca De Amicis? Rimediate subito), pulisco pisciate random.
Con un neurone alla Grecia (perdonami Anna, ne parliamo tanto ma non abbiamo ancora guardato i link che mi hai così prontamente segnalato), uno alla preparazione di Halloween (quest'anno i bambini sono eccitatissimi, sarà la casa nuova) e uno alla revisione del terzo libro della serie di Sholeh Zard.
Ho cominciato a cucinare le zucche (la torta di mele invece non l'ho ancora fatta) e mi avvio felicemente verso il pieno dell'autunno.
Felicemente, sì, avete letto bene: per la prima volta in vita mia accolgo l'autunno con gioia. Forse è il camino a fare la differenza. O forse la casa nuova, con la sua betulla meravigliosa e il tappeto di foglie di quercia. O forse sto davvero cambiando, magari crescendo (non in altezza, purtroppo).
Già quest'estate a fare le cose di sempre (andare a Levanto, per esempio) mi sono sentita come quando da ragazzina provavo a giocare con le Barbie ma non ci provavo più gusto.
Ho voglia di essere nuova. Senza rinnegare il passato, anzi, integrandolo col presente. Però ho voglia di posti nuovi, di imparare cose nuove, di essere diversa anche nella vita di tutti i giorni.
Quindi stasera ci armiamo di questo libro bellissimo, regalatoci per lo scorso compleanno di Amelia, e ci mettiamo tutti quanti a fabbricare costumi e decorazioni per Halloween. Io mi sono presa l'incarico di confezionare a Ettore un costume da gatto nero e Amelia si vestirà da strega (nomen omen).
Tra stasera e domani, penso che ci congederemo da Durrell, la nostra lettura estiva. La new entry sarà Neil Gaiman, in tema col periodo.
E tutto questo in un turbine di cose da fare, persone da vedere e lavoro quotidiano.
L'ho detto che l'autunno sta diventando la mia stagione preferita?
Però faccio tanto: accompagno i figli a capoeira (loro nuova ed enorme passione), cerco di risolvere i miei problemi di telefonia e connettività, lavoro a maglia, ospito amiche, partecipo a laboratori fighissimi in luoghi spettacolari (mai stati alla Biblioteca De Amicis? Rimediate subito), pulisco pisciate random.
Con un neurone alla Grecia (perdonami Anna, ne parliamo tanto ma non abbiamo ancora guardato i link che mi hai così prontamente segnalato), uno alla preparazione di Halloween (quest'anno i bambini sono eccitatissimi, sarà la casa nuova) e uno alla revisione del terzo libro della serie di Sholeh Zard.
Ho cominciato a cucinare le zucche (la torta di mele invece non l'ho ancora fatta) e mi avvio felicemente verso il pieno dell'autunno.
Felicemente, sì, avete letto bene: per la prima volta in vita mia accolgo l'autunno con gioia. Forse è il camino a fare la differenza. O forse la casa nuova, con la sua betulla meravigliosa e il tappeto di foglie di quercia. O forse sto davvero cambiando, magari crescendo (non in altezza, purtroppo).
Già quest'estate a fare le cose di sempre (andare a Levanto, per esempio) mi sono sentita come quando da ragazzina provavo a giocare con le Barbie ma non ci provavo più gusto.
Ho voglia di essere nuova. Senza rinnegare il passato, anzi, integrandolo col presente. Però ho voglia di posti nuovi, di imparare cose nuove, di essere diversa anche nella vita di tutti i giorni.
Quindi stasera ci armiamo di questo libro bellissimo, regalatoci per lo scorso compleanno di Amelia, e ci mettiamo tutti quanti a fabbricare costumi e decorazioni per Halloween. Io mi sono presa l'incarico di confezionare a Ettore un costume da gatto nero e Amelia si vestirà da strega (nomen omen).
Tra stasera e domani, penso che ci congederemo da Durrell, la nostra lettura estiva. La new entry sarà Neil Gaiman, in tema col periodo.
E tutto questo in un turbine di cose da fare, persone da vedere e lavoro quotidiano.
L'ho detto che l'autunno sta diventando la mia stagione preferita?
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mercoledì 16 ottobre 2013
La copertina autunnale
Quest'estate una mia amica ha avuto una bambina, Camilla. Una bambina che purtroppo non ho ancora visto, ma che per me è molto importante, perché molto attesa.
Anche se la mia amica abita in un posto non poi così freddo, ho pensato che una copertina potesse esserle utile: i bambini piccoli si addormentano nei posti più strani, e penso che avvolgerli in un bozzolo caldo e morbido li aiuti a dormire meglio e più a lungo.
Per questo ho deciso di realizzarla con 4 gomitoli da 100 g di pura lana tinta da me in giallo e verde, con achillea, iperico e foglie di pomodoro. La lana che ho usato è uno stoppino uniforme, di medio peso, e l'ho lavorata con aghi 6 mm.
Ho alternato i 4 gomitoli fin da subito per formare delle righe di colore, ma nulla vieta di usare più o meno colori.
Ho deciso per un pattern free, preso da Ravelry. Si tratta di uno schema molto semplice, che traduco per voi.
Copertina autunnale di Camilla
Avviare 130 maglie e lavorare a legaccio 18 righe.
Riga 19: lavorare a diritto 9 maglie, mettere un segnapunti, * 1 dir, 2 ins dir, 1 gett, 1 dir, 1 gett, ssk, 1 dir*, ripetere da * a * per 16 volte, mettere un segnapunti, lavorare a diritto fino alla fine
Riga 20 e tutte righe pari: dir fino al primo segnapunti, rov fino al secondo segnapunti, dir fino alla fine
Riga 21: 2 ins dir, 1 gett, 3 dir, 1 gett, ssk
Ripetere da riga 19 a riga 22 fino a raggiungere la lunghezza desiderata. Terminare la copertina con 18 righe a legaccio e chiudere.
Le dimensioni finali della mia copertina sono 90 per 70 circa.
Legenda:
dir: diritto
rov: rovescio
gett: gettato
2 ins dir: lavorare 2 maglie insieme a diritto
ssk: passare due maglie a diritto e poi lavorarle insieme
Anche se la mia amica abita in un posto non poi così freddo, ho pensato che una copertina potesse esserle utile: i bambini piccoli si addormentano nei posti più strani, e penso che avvolgerli in un bozzolo caldo e morbido li aiuti a dormire meglio e più a lungo.
Per questo ho deciso di realizzarla con 4 gomitoli da 100 g di pura lana tinta da me in giallo e verde, con achillea, iperico e foglie di pomodoro. La lana che ho usato è uno stoppino uniforme, di medio peso, e l'ho lavorata con aghi 6 mm.
Ho alternato i 4 gomitoli fin da subito per formare delle righe di colore, ma nulla vieta di usare più o meno colori.
Ho deciso per un pattern free, preso da Ravelry. Si tratta di uno schema molto semplice, che traduco per voi.
Copertina autunnale di Camilla
Avviare 130 maglie e lavorare a legaccio 18 righe.
Riga 19: lavorare a diritto 9 maglie, mettere un segnapunti, * 1 dir, 2 ins dir, 1 gett, 1 dir, 1 gett, ssk, 1 dir*, ripetere da * a * per 16 volte, mettere un segnapunti, lavorare a diritto fino alla fine
Riga 20 e tutte righe pari: dir fino al primo segnapunti, rov fino al secondo segnapunti, dir fino alla fine
Riga 21: 2 ins dir, 1 gett, 3 dir, 1 gett, ssk
Ripetere da riga 19 a riga 22 fino a raggiungere la lunghezza desiderata. Terminare la copertina con 18 righe a legaccio e chiudere.
Le dimensioni finali della mia copertina sono 90 per 70 circa.
Legenda:
dir: diritto
rov: rovescio
gett: gettato
2 ins dir: lavorare 2 maglie insieme a diritto
ssk: passare due maglie a diritto e poi lavorarle insieme
lunedì 14 ottobre 2013
Weekend agrodolce con finale speziato
Vengo da un bellissimo weekend a Bobbio, in cui ci siamo ricaricati, riposati e riempiti nel nostro agriturismo preferito.
Il tempo ha aiutato: venerdì e sabato bellissimo, domenica coperto ma praticamente senza pioggia. Abbiamo camminato, giocato, fatto un po' di shopping, lavorato a maglia, provato un tè rosa e vaniglia spettacolare.
Abbiamo raccolto bacche di ginepro, mandorle e noci. Castagne poche e piccole, ci rifaremo l'anno prossimo.
Alla fine del weekend, mentre tornavamo a casa, abbiamo ricevuto una notizia che da un lato mi ha intristita ma dall'altro arriva in un momento in cui sentivamo il bisogno di voltare pagina: non potremo trascorrere la solita settimana invernale a Levanto ed è in forse anche la disponibilità per l'estate.
Il fatto è che io avevo già avanzato l'ipotesi di starcene a goderci la casa nuova e la sua stufa a pellet, e per l'estate mi scorreva sotto la pelle una voglia pazza di Grecia (alimentata dalla lettura di Durrell). E insomma, Grecia sia, si apre la caccia a consigli e indirizzi (ringrazio in anticipo Anna, che se passa di qui sicuramente mi saprà aiutare).
Levanto ci ha dato tanto, è un posto splendido abitato da persone altrettanto stupende, e ci torneremo sicuramente per qualche weekend, ma è giusto che, adesso che i bambini sono un po' più grandi, ce ne andiamo a vedere un po' di mondo.
Poi non è che tutti i salmi finiscano in gloria, e quindi la sera della domenica l'ho passata a pulire deiezioni feline e ad annusare con sospetto le parti di casa che mi sono parse indenni.
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mercoledì 9 ottobre 2013
Convulsamente normale
Sono passate quasi due settimane dall'ultimo post, e mi sembra di averlo scritto ieri.
Sono state settimane di lavoro, mal di testa, casa, gatti, bambini e corse. Niente di che, ma non riusciremo ad avere uno straccio di ADSL per molto tempo ancora, da casa mi accontento di guardare la posta e qualche social network dal cellulare.
E non sono stanca del blog, tutt'altro. Spesso mi sorprendo a pensare di scrivere un post su questo o quello. Potrei scriverli su file e pubblicarli dall'ufficio, ma poi qualcos'altro salta fuori dal buio e mi ghermisce.
Per esempio, ho imparato ad accendere un caminetto in meno di un'ora. Abbiamo provato la stufa a pellet che fa da caldaia ai termosifoni. Ho riconosciuto un ascaride (e non chiedetemi come ho fatto a incontrarne uno). Ho finito la copertina per la mia amica e iniziato la sciarpa di Amelia.
Le gatte mi sembrano addirittura peggiorate: Pinta è psicopatica al massimo, Bianca vive nella boscaglia come un reduce del Vietnam, Quarta mi porta topi vivi e Rachel colleziona zecche. Il più equilibrato è il Quarto, il che è tutto dire.
Ah, ho passato una settimana senza poter chiudere la porta, oggi mi cambiano finalmente la serratura.
Venerdì partiamo per un weekend a Bobbio. Spero che il tempo sia clemente e che il sole mi permetta di fare tante foto. Oddio, sicuramente saranno più belle di quelle che ho fatto all'ascaride.
Sono state settimane di lavoro, mal di testa, casa, gatti, bambini e corse. Niente di che, ma non riusciremo ad avere uno straccio di ADSL per molto tempo ancora, da casa mi accontento di guardare la posta e qualche social network dal cellulare.
E non sono stanca del blog, tutt'altro. Spesso mi sorprendo a pensare di scrivere un post su questo o quello. Potrei scriverli su file e pubblicarli dall'ufficio, ma poi qualcos'altro salta fuori dal buio e mi ghermisce.
Per esempio, ho imparato ad accendere un caminetto in meno di un'ora. Abbiamo provato la stufa a pellet che fa da caldaia ai termosifoni. Ho riconosciuto un ascaride (e non chiedetemi come ho fatto a incontrarne uno). Ho finito la copertina per la mia amica e iniziato la sciarpa di Amelia.
Le gatte mi sembrano addirittura peggiorate: Pinta è psicopatica al massimo, Bianca vive nella boscaglia come un reduce del Vietnam, Quarta mi porta topi vivi e Rachel colleziona zecche. Il più equilibrato è il Quarto, il che è tutto dire.
Ah, ho passato una settimana senza poter chiudere la porta, oggi mi cambiano finalmente la serratura.
Venerdì partiamo per un weekend a Bobbio. Spero che il tempo sia clemente e che il sole mi permetta di fare tante foto. Oddio, sicuramente saranno più belle di quelle che ho fatto all'ascaride.
giovedì 26 settembre 2013
L'hobby di nonna Abelarda
Tra i tanti lavori che ho in ballo, ce n'è uno a cui tengo molto: è per una mia amica, un lavoro a maglia in occasione di un momento molto bello e speciale della sua vita.
Ho già scelto il pattern e per realizzarlo vorrei una pura lana un po' grossotta, possibilmente variegata su toni in cui il blu sia dominante.
OK, mi rendo conto che si tratta di una visione molto precisa, ma esattamente come lo è il "voglio realizzare una tutina da neonato in lana merinos blu".
Ieri decido di dare una seconda possibilità a un negozio in cui mi ero trovata bene come prodotto (avevo preso in offerta un misto lana e alpaca che poi è diventato il mio primo esperimento di tintura) ma non come servizio.
Vado e chiedo una lana da lavorare con ferri grossi, possibilmente sul blu. Specifico che non necessariamente voglio un 100% lana, va bene anche un misto lana e alpaca o di altre fibre, purché siano naturali, niente acrilico o nylon. Son talebana, lo so, ma il fatto è che con 500 metri di lana da lavorare non mi va di usare una fibra che non mi piace.
La signora mi propone un solo tipo di lana, bellissima per carità, ma di un blu navy sconfortante. Un blu che adorerei in un cappotto, ma che a pensare di usarlo per il pattern che ho scelto mi viene da sbadigliare.
Allora lei mi propone un azzurro altrettanto noioso. E aggiunge: "Del resto, quest'anno anche per i corredini dei bambini sono questi i colori che vanno".
Oddio, che tristezza.
Intendiamoci: va benissimo fare la maglia per i bambini, anch'io sto facendo una copertina da bebé (gialla e verde). Ma cazzo, mi viene il misero a pensare che persino per un negoziante esista solo quello. Oppure le fibre acriliche improponibili, che solo a guardarle ti chiedi "perché?".
E non ditemi che è colpa del fatto di essere in una città piccola o di provincia: a Levanto, che in inverno non so se tocca i 10.000 abitanti, c'è uno splendido negozio di filati che raccoglie intorno a sé appassionati di ogni età e di ogni genere. Infatti, in proporzione, compro più da loro che nei negozi di Pavia: lì entri, chiedi di una lana e la persona che ti serve ti chiede per che cosa ti serve, si appassiona al tuo progetto e finite a parlare per mezz'ora, magari con l'intervento di altri clienti sopraggiunti nel frattempo. È un luogo di passaggio, dove la gente passa anche solo per farti vedere cosa ha realizzato con la tua lana o per chiederti un consiglio.
Vabbe', andrà a finire che questa lana me la compro a Levanto. Così ho anche la scusa per un giro al mare.
Ho già scelto il pattern e per realizzarlo vorrei una pura lana un po' grossotta, possibilmente variegata su toni in cui il blu sia dominante.
OK, mi rendo conto che si tratta di una visione molto precisa, ma esattamente come lo è il "voglio realizzare una tutina da neonato in lana merinos blu".
Ieri decido di dare una seconda possibilità a un negozio in cui mi ero trovata bene come prodotto (avevo preso in offerta un misto lana e alpaca che poi è diventato il mio primo esperimento di tintura) ma non come servizio.
Vado e chiedo una lana da lavorare con ferri grossi, possibilmente sul blu. Specifico che non necessariamente voglio un 100% lana, va bene anche un misto lana e alpaca o di altre fibre, purché siano naturali, niente acrilico o nylon. Son talebana, lo so, ma il fatto è che con 500 metri di lana da lavorare non mi va di usare una fibra che non mi piace.
La signora mi propone un solo tipo di lana, bellissima per carità, ma di un blu navy sconfortante. Un blu che adorerei in un cappotto, ma che a pensare di usarlo per il pattern che ho scelto mi viene da sbadigliare.
Allora lei mi propone un azzurro altrettanto noioso. E aggiunge: "Del resto, quest'anno anche per i corredini dei bambini sono questi i colori che vanno".
Oddio, che tristezza.
Intendiamoci: va benissimo fare la maglia per i bambini, anch'io sto facendo una copertina da bebé (gialla e verde). Ma cazzo, mi viene il misero a pensare che persino per un negoziante esista solo quello. Oppure le fibre acriliche improponibili, che solo a guardarle ti chiedi "perché?".
E non ditemi che è colpa del fatto di essere in una città piccola o di provincia: a Levanto, che in inverno non so se tocca i 10.000 abitanti, c'è uno splendido negozio di filati che raccoglie intorno a sé appassionati di ogni età e di ogni genere. Infatti, in proporzione, compro più da loro che nei negozi di Pavia: lì entri, chiedi di una lana e la persona che ti serve ti chiede per che cosa ti serve, si appassiona al tuo progetto e finite a parlare per mezz'ora, magari con l'intervento di altri clienti sopraggiunti nel frattempo. È un luogo di passaggio, dove la gente passa anche solo per farti vedere cosa ha realizzato con la tua lana o per chiederti un consiglio.
Vabbe', andrà a finire che questa lana me la compro a Levanto. Così ho anche la scusa per un giro al mare.
mercoledì 25 settembre 2013
I gatti e il team building
Facciamo una distinzione: penso che ci siano enormi differenze tra avere un gatto e averne più d'uno, soprattutto se arrivati in periodi diversi e per vie diverse. Ancora di più tra il tenerli in casa e l'avere a disposizione un territorio aperto.
Siccome sono una che non si fa mancare niente, ho 4 gatte, un gatto e un intero bosco intorno a casa mia. Il trasloco ha esacerbato alcune situazioni precedenti, ma nella sostanza non ha cambiato molto: le gerarchie sono rimaste sempre le stesse.
In fondo alla scala ci sono i due "piccoli", Rachel e Quarto, arrivati un anno fa. Loro giocano, si godono il momento, si avventano sul cibo senza rispetto per le gerarchie e si pigliano dei cazziatoni mica male.
Fuori scala c'è la regina madre, ovvero la Bianca: la gatta che tutti rispettano e che non si schiera mai. Al momento soffre di spaesamento, perché torna alla casa vecchia, ma non c'è bisogno di andarla a cercare, torna per conto suo dopo un paio di giorni. E dorme nei posti più morbidi e impensati.
E restano le due iene.
La Quarta nell'ultimo anno aveva già rafforzato la sua posizione di leader nella casa vecchia, e ora si trova nel suo territorio, quello dove lei è arrivata prima di tutte le altre e che ha scelto come terreno di caccia. Ovviamente non ha nessuna intenzione di dividerlo con altri. Tantomeno con la Pinta, che è la sua diretta rivale: più giovane ma ormai matura, intelligente, molto legata a me.
Pinta soffre del fatto di essere stata tolta dal suo territorio e di doversi trovare un posto nel territorio della Quarta. Non a caso, è la gatta che sto trattando ad ansiolitici e che sto tenendo più d'occhio. Lei rimane in zona solo se ci siamo noi, altrimenti viene cacciata dalla Quarta e ritorna alla casa vecchia.
Dal momento che poi è un casino riportarla indietro, la stiamo facendo uscire solo quando ci siamo noi.
Infine ci sono io, che cerco faticosamente di occupare il posto di femmina alfa. E mi trovo ancora una volta a sperimentare quanto la leadership sia un casino, se la prendi seriamente.
OK, sono "solo" gatti, ma sono i miei gatti. Ho la responsabilità del loro benessere e pulisco le loro marcature se fallisco in questo compito. Devo cercare di riconoscere i rispettivi ruoli senza favoritismi, ma nel contempo aiutando chi è in difficoltà.
Ogni tanto vedo gli occhi della Pinta farsi enormi per la gelosia, ma non è neppure giusto che smetta di dare attenzione ai piccoli. Ogni tanto mi tocca pulire per terra senza protestare, e pazienza, non avrò mai più il pavimento così pulito. Ogni tanto rifilo a qualcuno un piccolo incentivo di nascosto (io preferisco dire "in privato"). E ogni tanto devo prendere qualcuno per collottola e sbatterlo fuori senza pietà.
Ogni tanto guardo la mia capa e la capisco profondamente.
Siccome sono una che non si fa mancare niente, ho 4 gatte, un gatto e un intero bosco intorno a casa mia. Il trasloco ha esacerbato alcune situazioni precedenti, ma nella sostanza non ha cambiato molto: le gerarchie sono rimaste sempre le stesse.
In fondo alla scala ci sono i due "piccoli", Rachel e Quarto, arrivati un anno fa. Loro giocano, si godono il momento, si avventano sul cibo senza rispetto per le gerarchie e si pigliano dei cazziatoni mica male.
Fuori scala c'è la regina madre, ovvero la Bianca: la gatta che tutti rispettano e che non si schiera mai. Al momento soffre di spaesamento, perché torna alla casa vecchia, ma non c'è bisogno di andarla a cercare, torna per conto suo dopo un paio di giorni. E dorme nei posti più morbidi e impensati.
E restano le due iene.
La Quarta nell'ultimo anno aveva già rafforzato la sua posizione di leader nella casa vecchia, e ora si trova nel suo territorio, quello dove lei è arrivata prima di tutte le altre e che ha scelto come terreno di caccia. Ovviamente non ha nessuna intenzione di dividerlo con altri. Tantomeno con la Pinta, che è la sua diretta rivale: più giovane ma ormai matura, intelligente, molto legata a me.
Pinta soffre del fatto di essere stata tolta dal suo territorio e di doversi trovare un posto nel territorio della Quarta. Non a caso, è la gatta che sto trattando ad ansiolitici e che sto tenendo più d'occhio. Lei rimane in zona solo se ci siamo noi, altrimenti viene cacciata dalla Quarta e ritorna alla casa vecchia.
Dal momento che poi è un casino riportarla indietro, la stiamo facendo uscire solo quando ci siamo noi.
Infine ci sono io, che cerco faticosamente di occupare il posto di femmina alfa. E mi trovo ancora una volta a sperimentare quanto la leadership sia un casino, se la prendi seriamente.
OK, sono "solo" gatti, ma sono i miei gatti. Ho la responsabilità del loro benessere e pulisco le loro marcature se fallisco in questo compito. Devo cercare di riconoscere i rispettivi ruoli senza favoritismi, ma nel contempo aiutando chi è in difficoltà.
Ogni tanto vedo gli occhi della Pinta farsi enormi per la gelosia, ma non è neppure giusto che smetta di dare attenzione ai piccoli. Ogni tanto mi tocca pulire per terra senza protestare, e pazienza, non avrò mai più il pavimento così pulito. Ogni tanto rifilo a qualcuno un piccolo incentivo di nascosto (io preferisco dire "in privato"). E ogni tanto devo prendere qualcuno per collottola e sbatterlo fuori senza pietà.
Ogni tanto guardo la mia capa e la capisco profondamente.
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