giovedì 13 novembre 2014
La torta esperimento
Qualche tempo fa, una collega mi ha dato un'indicazione per cui la ringrazierò in eterno: la ricetta del melaccio.
La stessa collega mi diceva che secondo lei era da provare anche la torta cioccopere, cosa su cui in effetti concordo.
Però ieri mi sono trovata a voler fare una torta per accompagnare il tè: un'amica sarebbe venuta a casa mia, sfidando acqua e fango, e meritava un po' di conforto.
Contavo di farle assaggiare un tè al bicerin, specialità di una meravigliosa erboristeria torinese. E avevo in casa un bel po' di pere. Purtroppo, non avevo né cioccolato da fondere, né cacao. Né uova, a dire il vero, ma ultimamente ho imparato a farne a meno usando l'agar agar come addensante.
Mi è venuto in mano un vecchissimo preparato per budino fondente, della Lindt. E ho deciso di osare, prendendo la base del melaccio e trasformandola completamente.
La fortuna aiuta gli audaci.
Ingredienti:
una busta di preparato per budino al cioccolato fondente
200 g yogurt
200 g farina integrale
100 g miele (ma anche un po' meno, non guasta)
1 bustina di lievito per dolci
cannella e zenzero in polvere a piacere
pere a volontà
Tagliare le pere senza sbucciarle, togliendo picciuolo e torsolo. Amalgamare gli altri ingredienti.
Quando il composto è uniforme, aggiungere metà delle pere. Disporre le altre sul fondo di una teglia foderata di cartaforno.
Versare il composto dentro la teglia, livellare e mettere in forno preriscaldato a 180° per circa 40-45 minuti.
Una volta sfornata, far raffreddare nella teglia.
Quando la torta sarà tiepida, rovesciarla su un piatto, togliere la cartaforno e rovesciarla di nuovo nel piatto da portata.
Tenere in frigo fino al momento di servirla.
martedì 11 novembre 2014
Legna vs pellet
Quando siamo entrati nella casa del polacco, ci è stato subito chiaro che non avremmo potuto gestire il riscaldamento come nella casa vecchia: il metano non arriva fin qui, l'unica possibilità è farsi mettere una bombola di GPL.
Prontamente l'abbiamo fatto, e il padrone di casa ha pagato sia la caldaia sia l'impianto dei termosifoni (il polacco, da vero polacco, si scaldava solo con una stufa a legna).
Ma scaldare a GPL costerebbe una follia: quando l'abbiamo fatto, per prova, in un weekend ci sono partiti 50 euro.
Allora abbiamo cercato una soluzione alternativa. Ci era chiaro che dovevamo prendere un impianto che riscaldasse l'acqua nei termosifoni, ma non avevamo capito bene se ci convenisse pensarlo a legna o a pellet.
Alla fine, abbiamo optato per una caldaia a pellet, ma, grazie al fatto che la casa del polacco dispone di ben 3 canne fumarie, nella mezza stagione possiamo scaldarci anche col camino e con la nostra nuova stufa parigina.
La legna ha diversi pro:
- puoi usare la carta da buttare per accendere il fuoco, anziché dover aspettare 2 settimane per il ritiro
- puoi usare qualsiasi tipo di legna: l'albicocco malato di tuo nonno, le robinie che ci tocca periodicamente tagliare per non esserne soffocati, alberi caduti per il maltempo o per la vecchiaia
- ci puoi buttare anche i gusci di noce e arachidi, che tuo marito produce in quantità industriale
- il camino e la stufa vanno sempre, anche quando va via la luce
- un camino fa sempre calore e allegria
Ma i contro non sono da meno:
- la legna sporca
- il fuoco va continuamente alimentato (chiedetelo alle Vestali)
- a volte ci metti mezz'ora o più per accendere, se hai materiale umido o se non è giornata
- poco o tanto, la casa puzza di fumo
- se fuori piove e tu devi andare a prendere la legna, ti si bagna tutta
- se non hai un impianto di ventilazione, l'ambiente si scalda solo intorno al camino. Con la stufa, il raggio è più ampio e l'inerzia più lunga
Il pellet, dal canto suo, non è che abbia solo pro. In un primo tempo, avevo valutato più i contro:
- un sacco di pellet è una cosa molle che pesa 15 chili, stoccato in bancali da 70 sacchi l'uno circa. Questo significa che la maggior parte delle volte se ne fa carico Luca, perché per me già arrivare al sacco è un'impresa.
- per risparmiare davvero, devi comprare almeno 2 bancali di pellet per volta, che non occupano poco spazio
- non ci puoi buttare dentro gli scarti da bruciare, e questo significa che la tua brava carta te la devi tenere da parte e buttarla ogni 15 giorni, col rischio che ci piscino i gatti
- devi pulire la stufa tutti i giorni, e una volta alla settimana devi passarla con gli spazzolini
- devi smontare e pulire la stufa ogni mese
- se manca la corrente, la stufa non funziona
I pro, però, sono stati decisamente vincenti rispetto ai contro:
- un sacco di pellet dura circa 12 ore, quindi puoi permetterti di usare la stufa a pellet come useresti una caldaia a metano (salvo alcune differenze nell'uso del termostato)
- puoi regolare la stufa con un termostato
- il fuoco si accende in pochi minuti
- il pellet non sporca
- non c'è puzza di fumo, solo un gradevole aroma di legna
- la fiamma del pellet è alta e bellissima
- non so con le stufe ad aria, ma la mia caldaia consente un riscaldamento uniforme di tutto l'ambiente
- i gatti la adorano
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lunedì 3 novembre 2014
Il momento giusto
Mesi fa, nella newsletter Kindle, mi arriva un'offerta su Per mano mia. Non conoscendo la serie, la ignoro.
Durante la giornata, però, diverse amiche (una in particolare) pubblicano su Facebook un'esortazione a non farsi sfuggire l'offerta, perché il libro merita.
Lo compro, ma non lo leggo. Il tempo passa, e me lo scordo.
Poi, la mia meravigliosa bibliotecaria-pusher mi propone il primo libro della serie del commissario Ricciardi. Io lo prendo senza troppa convinzione (chissà perché). Prima mi divoro i libri che erano in prenotazione, finché mi rimane solo lui.
Mi conquista da subito: questo commissario che vede i morti ammazzati, a Napoli, in epoca fascista.
Il primo libro mi è piaciuto ma non mi ha messo addosso quella smania di leggerli tutti subito. Il secondo mi ha messo un po' di prurito nelle mani. Il terzo e il quarto mi son volati in questi giorni, e ormai la smania è innescata.
Ora tocca proprio al libro che avevo comprato e dimenticato mesi fa. Non vedo l'ora, è proprio il momento giusto.
Durante la giornata, però, diverse amiche (una in particolare) pubblicano su Facebook un'esortazione a non farsi sfuggire l'offerta, perché il libro merita.
Lo compro, ma non lo leggo. Il tempo passa, e me lo scordo.
Poi, la mia meravigliosa bibliotecaria-pusher mi propone il primo libro della serie del commissario Ricciardi. Io lo prendo senza troppa convinzione (chissà perché). Prima mi divoro i libri che erano in prenotazione, finché mi rimane solo lui.
Mi conquista da subito: questo commissario che vede i morti ammazzati, a Napoli, in epoca fascista.
Il primo libro mi è piaciuto ma non mi ha messo addosso quella smania di leggerli tutti subito. Il secondo mi ha messo un po' di prurito nelle mani. Il terzo e il quarto mi son volati in questi giorni, e ormai la smania è innescata.
Ora tocca proprio al libro che avevo comprato e dimenticato mesi fa. Non vedo l'ora, è proprio il momento giusto.
lunedì 27 ottobre 2014
Prender su e andare via
Amo casa mia, come sapete.
Ci sto bene, soprattutto in questa stagione.
Questo non significa che abbia smesso di star bene in tutti gli altri posti. In particolare, ci sono alcuni posti in cui "devo" andare in certi periodi, in modo che la loro magia si compia appieno.
La Valtrebbia è uno di questi posti, e il periodo in cui andarci per me è ottobre. Un weekend soleggiato di ottobre.
Il che ci permette di goderci il fiume di giorno (ci sono stati anni in cui si stava in maglietta coi piedi a mollo) e di scaldarci accanto al camino di sera.
Nell'agriturismo San Martino, naturalmente: sono amici di quelli preziosi, che magari vedi una volta all'anno ma ogni volta è come tornare a casa.
Quest'anno, abbiamo approfittato di questo appuntamento anche per provare a vedere come si comporta Daisy in un contesto diverso dal solito.
A parte una certa inappetenza, probabilmente dovuta all'eccitazione, è andato tutto bene.
Ha subito fatto amicizia con i cani dell'agriturismo, ha giocato e corso tutto il tempo, ha fatto il bagno nel fiume, ha dormito tranquilla in camera con noi.
Insomma, un angelo.
C'è stato un momento, mentre eravamo in camera, in cui mi sono quasi commossa: Daisy si è avvicinata a Ettore, che dormiva già, e gli ha dato un rapido bacino.
Ci sono momenti in cui senti quasi fisicamente l'amore che emana da lei.
Ieri sera siamo tornati a casa ricaricati e felici, pronti ad affrontare la settimana con più energia del solito.
Che poi stanotte la stufa abbia cercato di assassinarci nel sonno è un'altra storia.
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giovedì 23 ottobre 2014
Di foglie e di vento
Ora dirò una cosa molto impopolare: nonostante io odi il freddo, soprattutto se ventoso, e nonostante io stia passando i miei giorni in ufficio a pregare perché un montone vivo mi cada sulle spalle e ci resti, a me questo tempo piace.
Perché il cielo è terso, si vedono le Alpi e gli Appennini.
Perché mi piace il rumore che fanno le foglie secche quando ci cammino sopra.
Perché stasera tornerò a casa e saranno accesi la stufa e il camino.
Perché bevo litri di tè bollente.
Perché lavorare a maglia sembra più "giusto" che in altre stagioni e climi.
Perché i gatti diventano coccolosi e ti si spalmano addosso per ore, scaldandoti.
Perché oggi ho potuto indossare per la prima volta un cappello che avevo completato sul finire dell'anno scorso, e che tiene caldo con la massima morbidezza.
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martedì 21 ottobre 2014
Spostare le piramidi
OK, lo ammetto: la grigliata è stata tutta una montatura.
Non ce ne fregava niente di darvi da mangiare: volevamo solo avere in giardino abbastanza braccia da spostare la piramide del polacco.
(Doverosa premessa: il polacco si era costruito questa piramide, debitamente rivestita di zanzariera, per ricaricarcisi. Dal momento che per me è solo un bell'arrampicatoio per rose, ho pensato che sarebbe stata meglio nel roseto appunto. Il posto lasciato dalla piramide sarà a tempo debito occupato da una piccola roulotte scrausa. Fine della premessa.)
Alcuni di voi erano avvisati, altri sono stati presi con l'inganno. Fatto sta che lo scopo è stato raggiunto, e ora una decina di voi può fregiarsi di aver spostato una piramide.
Per chi ama le statistiche, abbiamo dato da mangiare a 31 adulti e 7 bambini, senza contare i cani. Non so quanti chili di carne e verdure siano stati grigliati, ma abbiamo avanzato quasi tutto ciò che noi avevamo comprato apposta, perché la vostra generosità è stata incontenibile: avete portato carne, pane, dolci, stuzzichini, vino, birra, bibite, persino un bellissimo fiore (quello però non l'abbiamo grigliato).
Ma soprattutto avete portato voi stessi: tutti diversi ma fantastici, e vi siete amalgamati ancora meglio, avete fatto amicizia e vi siete divertiti.
Mi sono divertita anch'io, sono stata bene e, siccome abbiamo avanzato chili di roba, sto già programmando di ripetere l'esperienza.
Come la vedete la grigliata di Halloween?
mercoledì 15 ottobre 2014
Educare alla libertà
Lo ammetto: nel post di Genitoricrescono ho visto sì una possibilità di crescita per mia figlia, ma anche un'occasione per semplificarmi la vita.
Il fatto è questo: il mercoledì, subito dopo l'uscita da scuola, Amelia ha il corso di nuoto. La piscina è accanto alla scuola e vi si può accedere senza uscire dalla cancellata: si percorre il marciapiedi che corre intorno all'edificio ed ecco l'ingresso.
Quando l'abbiamo iscritta, ho subito pensato: sarebbe bello che potesse andarci da sola. Dopotutto, lei e Ettore sono piuttosto autonomi e mi fido della loro capacità di prevedere e comprendere i pericoli della strada.
Pensavo che la scuola me lo potesse impedire e invece no, non può. Ci sono addirittura scuole che prevedono questa possibilità e predispongono moduli che parlano di scelte educative e di maturità del bambino.
La mia scuola ha storto il naso, ha recalcitrato e alla fine ha prodotto un modulo che parla di impossibilità del genitore, obbliga a specificare il percorso del bambino (non più di 500 metri) e dichiara che al suo arrivo a casa il bambino troverà un adulto pronto ad accoglierlo.
(Ora, non so voi. Ma io penso che, se un adulto è impossibilitato ad andare a prendere un bambino a 500 metri da casa, non potrà aprirgli la porta 5 minuti dopo. A meno che non sia a casa in malattia o agli arresti domiciliari.)
Per quieto vivere, ho dichiarato il falso: io non sono impossibilitata ad andare a prendere Amelia, ho deciso di farla uscire da sola per scelta.
Ho scelto di dare fiducia a mia figlia, di permetterle un piccolo spazio di autonomia, di farla sentire grande. Ho scelto di darle la possibilità di muoversi in un ambiente sicuro e protetto, perché si faccia le ossa per il futuro. Ho scelto di renderla orgogliosa della sua piccola conquista.
E non riesco davvero a stimare una scuola che non riesce a capire una scelta del genere.
Il fatto è questo: il mercoledì, subito dopo l'uscita da scuola, Amelia ha il corso di nuoto. La piscina è accanto alla scuola e vi si può accedere senza uscire dalla cancellata: si percorre il marciapiedi che corre intorno all'edificio ed ecco l'ingresso.
Quando l'abbiamo iscritta, ho subito pensato: sarebbe bello che potesse andarci da sola. Dopotutto, lei e Ettore sono piuttosto autonomi e mi fido della loro capacità di prevedere e comprendere i pericoli della strada.
Pensavo che la scuola me lo potesse impedire e invece no, non può. Ci sono addirittura scuole che prevedono questa possibilità e predispongono moduli che parlano di scelte educative e di maturità del bambino.
La mia scuola ha storto il naso, ha recalcitrato e alla fine ha prodotto un modulo che parla di impossibilità del genitore, obbliga a specificare il percorso del bambino (non più di 500 metri) e dichiara che al suo arrivo a casa il bambino troverà un adulto pronto ad accoglierlo.
(Ora, non so voi. Ma io penso che, se un adulto è impossibilitato ad andare a prendere un bambino a 500 metri da casa, non potrà aprirgli la porta 5 minuti dopo. A meno che non sia a casa in malattia o agli arresti domiciliari.)
Per quieto vivere, ho dichiarato il falso: io non sono impossibilitata ad andare a prendere Amelia, ho deciso di farla uscire da sola per scelta.
Ho scelto di dare fiducia a mia figlia, di permetterle un piccolo spazio di autonomia, di farla sentire grande. Ho scelto di darle la possibilità di muoversi in un ambiente sicuro e protetto, perché si faccia le ossa per il futuro. Ho scelto di renderla orgogliosa della sua piccola conquista.
E non riesco davvero a stimare una scuola che non riesce a capire una scelta del genere.
venerdì 3 ottobre 2014
Parliamo di cose serie
Va bene riflettere, meditare, intuire.
Ma son tutte cose che vengono meglio se si fanno andare le mani. Soprattutto se negli ultimi tempi lo stash dei filati è cresciuto nonostante i buoni propositi.
Il fatto è che a certe tentazioni si può resistere, ma anche no.
Per esempio: non mi ricordo esattamente quanto sono costati, ma se vi dicessi che i meravigliosi gomitoli della foto di apertura sono misto lino e cotone, artigianali, a un prezzo decisamente basso? E non li posso comprare ovunque, li vendono solo da Sogni di Lana a Levanto.
Che facevo? Glieli lasciavo lì? Eh no, non sono quel tipo di persona.
Quindi li ho presi con me, li ho portati a casa e penso che ci farò qualcosa di questo genere.
Poi capito per tutt'altre ragioni in una bottega del commercio equo. La ragazza, che mi conosce, senza alcun mio accenno mi dice che quest'anno arriveranno i gomitoli di alpaca, di tutti i colori. A 10 euro l'etto, pura alpaca equa e solidale.
Mi piazza in mano il link del catalogo e mi invita a contattarla per dirle cosa voglio e quanto ne voglio.
A mio onore va il fatto di essermi trattenuta: ho ordinato i miei 5 etti di verde felce e non mi sono fatta tentare né dal blu né dall'arancione. Nemmeno quando li ho potuti vedere e toccare dal vivo.
Penso di aver trovato il filato ideale per un mio vecchio amore.
E infine sono andata a Filo lungo filo, nell'incredibile Villaggio Leumann di Torino. La fiera delle tentazioni.
Ho provato un cappotto strepitoso, a soli 150 euro, e me ne sono stata buonina.
Ho toccato lana, seta, alpaca, mohair, lino, cotone. Ancora mi rimane nel cuore un mohair e soia stupendo.
Ho preso una matassa di seta non tinta, 13 euro per un etto. La tingerò di giallo curcuma e ci farò qualcosa di fighissimo per le sere estive.
E ho ceduto al fascino di due matasse di seta tinta col campeggio, 14 euro all'etto. Per "accontentare" la mia amica Antonia, che mi rimprovera di vestirmi troppo oversize, ho deciso di farci questo (ho mai detto che adoro i free Ravelry download?).
E, per finire in bellezza, è stato pubblicato un pattern che ho avuto la fortuna di testare quest'inverno, Lujanta di Valentina Cosciani.
Devo ammettere che, mentre lo lavoravo, non ne ero molto convinta: era troppo diverso da ciò che avevo fatto fino ad allora e dubitavo che mi potesse stare bene.
E invece si è rivelato un capo-jolly, di quelli che stanno bene con tutto e in tutte le occasioni.
Tanto che, prima o poi, mi sa che me lo rifaccio in cotone.
mercoledì 1 ottobre 2014
Figli e libertà
(Riflessioni completamente mie, che non valgono come verità assolute e/o aforismi)
Il prezzo da pagare per la libertà è la solitudine.
Lo sapevo bene quando ero single.
Ma la solitudine è sempre stata mia amica: non per niente sono figlia unica e ben felice di esserlo.
La solitudine è come la sorella che non ho mai avuto: le voglio bene, ma ogni tanto è pesante. Però le voglio bene.
Purtroppo, la solitudine è incompatibile con la mia vita attuale. Altrettanto, devo ammettere, la libertà assoluta, quella libertà che ti permette di fare qualsiasi cosa senza ferire nessuno che abbia il diritto di sentirsi ferito.
Auguro ai miei figli di provarla, quella libertà. Per me è un caro ricordo.
Attenzione: non un rimpianto.
Non amo Luca per caso, non ho fatto i miei figli per caso.
Ho consapevolmente scelto di dire addio alla mia libertà, per amore.
Perché l'amore ti rende dipendente da chi ami: mio marito, i miei figli. Persino i miei gatti, il mio cane. Io non posso più vivere senza di loro.
Potrei sopravvivere, ma che senso avrebbe farlo di proposito?
E così non ho più la mia libertà. La mia solitudine.
Non sto a dire che in cambio ho un mondo d'amore: è scontato, chi rinuncerebbe al proprio bene più prezioso per qualcosa che vale di meno?
In cambio, ho una me stessa migliore.
Una che supera le paure e i limiti.
Una che urla e spacca, ma per ricomporre.
Una che si sente di poter conquistare il mondo, ma non gliene frega niente.
Perché il mondo ce l'ha già.
Il prezzo da pagare per la libertà è la solitudine.
Lo sapevo bene quando ero single.
Ma la solitudine è sempre stata mia amica: non per niente sono figlia unica e ben felice di esserlo.
La solitudine è come la sorella che non ho mai avuto: le voglio bene, ma ogni tanto è pesante. Però le voglio bene.
Purtroppo, la solitudine è incompatibile con la mia vita attuale. Altrettanto, devo ammettere, la libertà assoluta, quella libertà che ti permette di fare qualsiasi cosa senza ferire nessuno che abbia il diritto di sentirsi ferito.
Auguro ai miei figli di provarla, quella libertà. Per me è un caro ricordo.
Attenzione: non un rimpianto.
Non amo Luca per caso, non ho fatto i miei figli per caso.
Ho consapevolmente scelto di dire addio alla mia libertà, per amore.
Perché l'amore ti rende dipendente da chi ami: mio marito, i miei figli. Persino i miei gatti, il mio cane. Io non posso più vivere senza di loro.
Potrei sopravvivere, ma che senso avrebbe farlo di proposito?
E così non ho più la mia libertà. La mia solitudine.
Non sto a dire che in cambio ho un mondo d'amore: è scontato, chi rinuncerebbe al proprio bene più prezioso per qualcosa che vale di meno?
In cambio, ho una me stessa migliore.
Una che supera le paure e i limiti.
Una che urla e spacca, ma per ricomporre.
Una che si sente di poter conquistare il mondo, ma non gliene frega niente.
Perché il mondo ce l'ha già.
mercoledì 24 settembre 2014
Paura?
Domenica scorsa ero al mercato di Casteggio, con Daisy. Un'impresa.
La ragazza ha ancora qualche difficoltà a capire come si usa il guinzaglio, e quindi dobbiamo continuamente correggere la sua rotta per evitare che faccia cadere qualcuno (noi, tipicamente). Ci sta, fa tutto parte della famosa educazione su cui dobbiamo puntare.
Incrociamo (a non meno di 2 metri) una famiglia: padre, madre e figlia più o meno coetanea di Amelia. Visibilmente terrorizzata da Daisy, la bambina si ritrae stringendosi alla madre.
Ora, io non so cosa pensino quei genitori della fobia della figlia. Magari ne sono preoccupatissimi ma non riescono a venirne fuori, magari gli sembra una cosa accettabile. Non lo so.
E sinceramente penso anche che in una bambina ci stia una paura così: io ero terrorizzata dalle cimici, che non hanno dentoni.
Quello che non capisco sono le persone che questo genere di paura se lo portano nell'età adulta.
Voglio dire: da bambina e da adolescente, avevo un fottio di paure. Gli insetti, specialmente quelli che pungono, mi hanno sempre terrorizzata. Ma anche le cimici, le rane, i serpenti e chissà quante altre povere bestie a cui non fregava un bel nulla della mia esistenza.
Ma le paure sono fatte apposta per superarle. Io le ho superate, per la maggior parte.
Intendiamoci: non penso che mi terrò mai in casa un pitone e prendere in mano una cimice mi richiede uno sforzo di volontà. Ma si tratta di disgusto, non di quella paura irrazionale che ti fa scappare al primo ronzio.
Mi chiedo perché invece tanta gente se le coccoli così volentieri, le sue paure. Io penso che, a parte rare eccezioni (e di solito si tratta di persone che perlomeno hanno lottato), si tratti di comodi paraventi.
Certo, non paraventi evidenti come un "non posso andare a buttare l'umido, sono terrorizzata dai composter" oppure "non posso stirare le lenzuola, ho una fobia verso il ferro da stiro".
Ma qualcosa del genere.
Lavorare sulle tue paure significa allontanarsi dalla comfort zone. Significa chiedersi perché hai paura di questo o di quello, ammettere le tue debolezze. Significa anche mettersi in ascolto dell'altro, anche se si tratta di un'insignificante bestia. Perché, quando l'altro diventa comprensibile e prevedibile come noi, smette di fare paura.
Ecco, per carità, forse a volte mi farebbe bene che la gente avesse più paura del mio cane: al momento fare 100 metri è un percorso a ostacoli. Tutti la vogliono toccare, tutti mi chiedono. Se mi fermo in un angolo, Daisy diventa un polo di attrazione.
Però davvero: se avete paura di qualcosa al punto di non potervi nemmeno avvicinare, lavorateci sopra. Diventerete persone migliori e ne sarete contenti.
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