lunedì 8 ottobre 2012

I tempi e i modi del lavoro

Da quando sono statale, ho un certo pudore nel lamentarmi della stanchezza. Si trova sempre qualcuno che commenta: eh ma almeno tu hai il posto sicuro, eh ma non ti ricordi com'era nel privato, eh ma almeno recuperi gli straordinari.
Mi sono fatta un esame di coscienza. E ho concluso che la differenza sta proprio in ciò che non posso più fare, ovvero certi orari, e non tanto nell'intensità dal mio lavoro.
Nel mio primo anno di lavoro, il mio orario teorico era dalle 9 alle 18.30, con un'ora circa di pausa pranzo. C'erano periodi in cui sforavamo, anche di parecchio, perché sotto scadenza. Ma c'erano anche periodi in cui sinceramente dovevo riempire il tempo facendomi un po' di autoformazione o anche semplicemente i fatti miei, perché "stava male" che non avessi niente da fare. E poi, per carità, 3 volte in quell'anno ho avuto ritmi folli e tirato il mattino dopo per una scadenza. Ero a progetto, non avevo orari, ero lì per imparare, quindi in una certa misura "ci stava".
Oggi non mi potrei permettere di tornare a casa alle sette di sera o oltre: mi perderei i miei figli che crescono. Quindi il mio orario di lavoro teorico sarebbe dalle 8.45 alle 16.15. Solo che, adesso che i figli possono andare e tornare col pullmino, mi capita di arrivare alle 7.45 e uscire alle 17.15 (quando non devo scarrozzarli da qualche parte, perché siamo ancora senza la seconda auto).
In teoria dovrei lavorare 32 ore a settimana, ma in pratica ne faccio spesso 35/38. Gli straordinari non mi vengono pagati: li recupero stando a casa nei giorni in cui la scuola dei figli mi costringe.
E fin qui per l'orario. Per la mole di lavoro, anche facendomi un profondissimo esame di coscienza, non mi sembra proprio di lavorare meno di quando lavoravo tanto.
Questo mi spinge a una riflessione: possibile che viviamo in un Paese dove non è possibile essere apprezzati perché si fa il proprio dovere? Noi, gli italiani che in teoria si saprebbero godere la vita, abbiamo questo celodurismo dello straordinario, per cui chi esce alle 9 di sera è figo (anche se magari ha fatto 10 pause sigaretta di mezz'ora, giuro che l'ho visto) e chi invece esce alle quattro e mezza è un lazzarone anche se non ha avuto neanche il tempo per andare in bagno. E più si è sfigati col contratto di lavoro e più si è degli eroi.
Beh, io ho avuto la fortuna di incappare in un concorso/retata, in cui sono stati presi tutti gli idonei. Era il terzo concorso che tentavo, e ce l'ho fatta. Quando ero in un posto che mi sottoimpiegava sia in termini di competenze sia in termini di tempo, non ho avuto problemi a dirlo, e dolermene. Ora sono in un posto in cui le mie competenze sono abbastanza ben impiegate e in cui sto crescendo. Sono in un periodo in cui i miei due incarichi principali si sovrappongono, in alcuni giorni mi siedo al computer quando arrivo e tiro su la testa solo perché mi brontola lo stomaco.
Sono stanca, giustamente stanca, e voglio avere il diritto di dirlo senza essere derisa. Ci posso anche scherzare sopra, ma voglio che il valore del mio lavoro venga riconosciuto. Anche se non tiro mezzanotte come 10 anni fa, anche se non torno nei finesettimana, anche se non mando mail alle 2 di notte.
Perché il valore del mio lavoro sta in me, e in niente di tutto il resto.

5 commenti:

  1. Come sai io vengo da un'esperienza diversa, ma penso tu sappia anche che condivido ogni singola sillaba di questo post, talmente tanto che non riesco ad aggiungere niente che non sia già stato detto, in questo commento!
    Se serve comunque confermo anch'io di aver visto succedere, quotidianamente, ripetute pause sigaretta di mezz'ora ciascuna e poi la pacca sulla spalla perché "loro escono tardi".
    Sticazzi, mentre loro sono fuori a fumare io faccio anche la loro parte e fino alle nove sono qui a raccontarsela!

    Vabbeh, vecchia bile a parte, passavo di qua per chiederti se ti avessi mai consigliato di leggere "La famiglia Fantora", è un Battello a Vapore, per bambini, però è simpaticissimo, magari ti va, magari lo leggi ad Amelia ed Ettore :)

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    1. Grazie della segnalazione, lo cerco in biblioteca!

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  2. L'ho notata anche io questa cosa... o meglio, me l'ha fatta notare Dhaou. Se a lui arriva una chiamata per il lavoro, e magari sta facendo altro, si prende i suoi tempi e ci pensa con calma. Io se ho qualcosa da fare non ho pace finchè non la porto a termine, e ci penso anche oltre l'orario. Penso proprio di prenderla per il verso sbagliato... Io ad esempio non riuscirei mai ad entrare al lavoro tanto presto, per cui per quanto mi riguarda hai tutta la mia ammirazione!!!

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  3. Direi che, lavorando in Comune, ti do ragione... i fancazzo ci sono sempre e magari guadagnano di più, non ci pensare...

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  4. Secondo me non si viene apprezzati nel pubblico, sempre e comunque, anche se si lavora duramente e io lo confermo.
    Così come confermo il diverso atteggiamento nelle aziende private.
    Io arrivavo dalla provincia a Milano intorno alle 8.15 al massimo, dopo aver preso 4 mezzi pubblici e aver fatto un tratto a piedi. Azienda deserta, accendevo io le luci del nostro ufficio. Ma alle 18 in punto me ne andavo per fare lo stesso tragitto al contrario, 4 mezzi ecc.: mai a casa prima delle 19. I miei colleghi fighi, anche di Milano, arrivavano al lavoro dopo le 10 e rimanevano fino alle 19.30/20 (conta circa un'ora di pausa pranzo per tutti). Però loro erano eroi, grandi lavoratori, io una lavativa, criticata appena mi alzavo dalla sedia e uscivo alle 18: Bello eh, andarsena a quest'ora! era la frase più gettonata.
    Inutile dire che fossero idioti, ma dietro c'era proprio una mentalità di apparenze e non di sostanza sul reale lavoro fatto che non era inferiore al loro. Inutili anche i miei tentativi di "rimetterli" al loro posto: l'idiozia è difficile da eliminare.
    E nel settore pubblico dove sono ora, lavori, lavori come un asino da soma, ma da nessuna parte giunge un riconoscimento, nè personale, nè economico nè di carriera. Concludiamo quindi con un: allegria!!!

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