lunedì 22 aprile 2013

Musa's Box di metà aprile


Uuuuuh, settimana stancante e intensa, ricca di incazzature ma anche di cose belle:
- tricottare vedendo il senso di quello che sto facendo
- le chiacchiere con la vicina egiziana (che confermano quanto le famiglie felici si somiglino, non importa la nazionalità, non importa la religione, non importa il numero di figli)
- avere le conferma che non discenderò da un'antica famiglia ricchissima, ma il mio cervello qualche funzione logica ce l'ha ugualmente
- innamorarmi della mia nuova casa ogni volta che ci metto piede, nonostante tutto il lavoro che dovrò farci e i soldi che dovrò spenderci
- spendere 82 euro per l'intero guardaroba estivo dei miei due figli, comprese 5 paia di scarpe (grazie a Terres des Hommes Pavia)
- il gelato gusto cheesecake, e farlo provare a Luca il giorno dopo
- i miei nuovi ombretti Neve, Gossip e Carnaby
- chattare con un'amica lontana, che non so se quest'anno riuscirò a rivedere
- ringraziare tutti gli dei e la fortuna e qualsiasi altra forza cosmica del fatto di essere in salute e che tutti i miei cari lo siano, gatti compresi
- diventare amiche, unite dal fatto di essere donne, madri, mogli e soprattutto chiacchierone nonostante l'ostacolo della lingua


- i miei bambini sporchissimi e stanchissimi per aver giocato un sacco fuori casa
- alzarsi alle 3 e, non riuscendo a dormire, scrivere con le gatte addosso
- un sabato da dedicare a Luca e alla nuova casa
- Quarta e Rachel che ci seguono fin dal polacco, decidono di tornare da sole e il mattino dopo ci sono, coccolose e sfuseggianti
- una minipennica di coppia
- le coccole con la Quarta, appiccicosissima per via del brutto tempo
- la vellutata zucchine e aglio orsino, con un cucchiaino di crema di rafano
- lo zenzero candito secondo la ricetta di una mia collega, che fa scorzette da urlo
- il primo arrivo di Dark Horse presenta
- imparare a usare gli aghi circolari da 20 cm (ma che fatica!)
- pulire tutto un pomeriggio, e cominciare a vedere qualche cambiamento
- sentirmi dire, riguardo la casa nuova: "Non ti invidio per la fatica che dovrai farci, ma ti invidio per il resto"
A proposito di casa nuova, c'è qualcuno che sa dirmi che fiori sono questi? Il polacco li ha piantati un po' ovunque e sono bellissimi.





martedì 16 aprile 2013

Casa


Con le case ho sempre avuto un rapporto particolare: se me ne innamoro, è con un'intensità senza pari.
Ho molto amato la mia prima casa: minuscola (20 metri quadri scarsi), ma adatta a me. Se fosse stata mia, avrei sfruttato quel soffitto altissimo per farci un soppalco. Invece ero in affitto, e in realtà è durata meno di due anni. Perché ho conosciuto Luca e non aveva senso tenere due case, soprattutto quando una delle due era gratis.



La casa dove vivo ora è grande e bella. Le voglio molto bene, ci ho lavorato molto e l'ho adattata alle nostre esigenze tramite infiniti traslochi (in media uno ogni 6 mesi, ho calcolato). Era di Luca, quando ci sono entrata. Ed ora è mia, nostra. È impregnata di ricordi, di gran lunga più belli che brutti. E affaccia su un cortile che è stato più luogo di amicizie che di scontri, nonostante ancora adesso ci sia una persona sgradevolissima (contro cui facciamo fronte comune con gli altri vicini).



Da tempo, però, sognavo una certa casa, sempre di proprietà dell'azienda. Più isolata (un solo vicino, che ci dà le spalle), con un giardino tutto suo, in mezzo al bosco. Una casa gialla, non rosso scuro come la nostra, con tante finestre che mi facevano ben sperare (la nostra casa attuale è un po' scura).
Sapevo che la persona che ci abitava sarebbe andata in pensione entro un tot di anni, e mi sono seduta sulla riva del fiume per veder passare non il suo cadavere (per carità, è un uomo meraviglioso, mi mancherà tantissimo) ma il furgoncino che lo riportava in Polonia.


Ora quel furgoncino è passato. Ho ereditato una chiave, un pesce rosso obeso e 20 anni di ciarpame da smaltire. Ma anche una casa che ai miei occhi è la più bella del mondo: luminosa, spaziosa, accogliente. Non riesco a credere che sia mia. Non mia di proprietà, ovviamente, ma mia da godere, da arredare, da vivere.
Mi aspetta una stagione (più probabilmente due) di duro lavoro e incazzature a mille (dobbiamo mettere l'impianto di riscaldamento, quindi, se l'azienda non accoglierà l'idraulico di nostra scelta, temo che mi prenderò le stesse incazzature di quando ho spostato la cucina). E dovremo pulire, spostare, spendere.
Ma, alla fine di tutto questo, sarò a casa mia.

lunedì 15 aprile 2013

Musa's Box polacca


No, non mi sono trasferita. Non sono in viaggio. È che, per una serie di coincidenze, la settimana è stata all'insegna della Polonia.
Guardate qua:
- Pesca al salmone nello Yemen: un libro curioso e delicato, divertente e poetico. Non ci si fanno grandi risate, ma si pensa tanto. Con leggerezza e un po' di amaro in bocca
- cominciare un pattern che si annuncia tosto e divertente, con i miei nuovi, meravigliosi ferri circolari KnitPro
- l'agnello di pasta di mandorle proveniente da Maglie, Puglia
- l'avocado, condito solo con sale e pepe


- il caso che mi spinge verso ArcoBonsai
- mio marito che si inventa soluzioni creative per le gatte
- mio figlio che mi chiede di fare la pace, ammettendo di avere sbagliato
- avere un sacco di idee malvagie per il quarto Sholeh Zard, intanto che viene pronto Zohar, il secondo


- fare gomitoli con i figli, e ridere da matti
- decidere di partecipare al primo saggio da anni (l'ultimo l'ho fatto 5 anni fa ed era un giugno freddissimo: sarà stato il clima a convincermi?)
- produrre 194 pierogi, insieme alla mia amica Cristina e alla mia mamma, cooptata per l'occasione
- mangiare i pierogi!



- fare la maglia in cortile, con tutte le bambine intorno, e scoprire che la mia vicina egiziana può insegnarmi l'uncinetto tunisino
- approfittare del sole per fare qualche foto e stare fuori tutti insieme, con grandiosi sogni di tricotthè bucolico e multietnico
- il mio nuovo anello di madreperla, made by Euforilla


- l'arrivo di un pacco più sostanzioso di quello che ricordavo (aver fatto l'ordine un mese fa contribuisce all'amnesia)
- una cena stupenda con un amico che non vedevo da quasi 20 anni e una deliziosa nuova conoscenza


- una passeggiata al sole con mio figlio, godendocela entrambi
- il pane arabo appena sfornato dalla vicina egiziana
- le mandorle di Sholeh Zard, con un pizzico di pepe in più (e col suggerimento di metterle sotto miele)


- e infine la grande notizia: il polacco se n'è andato! E finalmente abbiamo le chiavi della casa nuova, ce la siamo rimirata e misurata tutta. Lo so che non è nostra, lo so che dobbiamo farci i lavori per mettere il riscaldamento, lo so che ha un bagno minuscolo e senza bidet (forse rimediabile buttando giù una parete), ma è bellissima e ne sono innamorata follemente, perdutamente. Ci sarà tutto il tempo per tornare alla realtà, quando tremerò di freddo e maledirò l'universo ad ogni bolletta. Ma per ora mi godo il pensiero della mia nuova casa, del mio nuovo giardino e del mio nuovo acquario da 500 litri con annesso pesce rosso obeso.





lunedì 8 aprile 2013

Musa's Box post pasquale


Settimana in cui il brutto tempo non ci vuole mollare. Ma noi non ci arrendiamo e cerchiamo sempre di trovare il lato positivo:
- cercare semi su Internet con Luca
- una mattina senza dover sbraitare
- svegliarsi da un brutto sogno e rannicchiarsi contro Luca
- un pomeriggio in cui i miei figli possono finalmente giocare in cortile
- l'arrivo di un pacco ben sostanzioso, lane stupende a non finire
- la meravigliosa serendipity per cui ho trovato un corso di tintura naturale quasi subito dopo aver formulato il desiderio di frequentarlo (e oltretutto cade nello stesso weekend di Slow Fish, cosa che mi permette di unire due attività piacevoli nella stessa città)
- un mezzo pomeriggio con un'amica che non vedevo da un po' e che sono contentissima di sentire così felice
- una passeggiata di prima mattina, nonostante il freschetto
- un tè con un'altra amica, una di quelle piacevoli consuetudini a cui ci si abitua presto
- finire lo scaldacollo per mia cognata e fotografarlo nonostante la luce orribile
- scegliere i bottoni con Ettore e Amelia, regalargliene un po' e sentirli contenti come se gli avessi dato dei diamanti
- il risotto asparagi, pere e taleggio
- l'acquario di Milano, gratuito e bellissimo (accidenti a me che mi sono dimenticata a casa la macchina fotografica), con ambienti ricostruiti benissimo e in una cornice stupenda, perché non viene valorizzato a palla?

Source: http://www.flickr.com/photos/beccabas/3879541767

- giocare con un piccolo polpo che cambia colore come se fosse finto: altro che camaleonti!
- il castello sforzesco di Milano e i suoi musei, a soli 3 euro ad adulto
- Ettore che si fa coraggio ed entra nella sala dove sono esposte ben due mummie, che poi uscendo saluta per prudenza
- i miei bambini davanti alla Pietà Rondanini
- un nuovo libro di draghi
- trasferirci in tutt'altra zona della città (Porta Venezia, avevamo voglia di cucina africana) e trovare anche lì un liberty mozzafiato

Source: http://www.flickr.com/photos/ribl/375617687/

- l'emporio Lanar (non ho comprato nessun filato, ma ci tornerò per la qualità della lana e la gentilezza delle persone che ci lavorano)
- accarezzare un vitello affettuoso e coccolare un toro viziato
- le pere al forno con lo yogurt
- un invito a cena gradito e inaspettato
- il brunch del Peach Pit
- la domenica con Luca
- fare un po' di ordine e pulizia, sperando che la prossima volta che farò un lavoro del genere sia per il trasloco
- ritrovare cose che avevo preso o mi avevano passato tempo fa per i bambini, e che adesso vengono proprio buone (anzi, giubbotti di quel peso lì servirebbero anche a me!)
- il sushi del Wok

giovedì 4 aprile 2013

Salviamo San Salvatore


Nonostante viva nella provincia adiacente, ho scoperto la Valtrebbia tardi: era il 2003. Ero con un'amica che si è poi scottata come un'aragosta e siamo scese a San Salvatore, tra Bobbio e Marsaglia.
Mi ricordo l'acqua fredda e limpidissima, una quantità incredibile di farfalle e un biologo bagnante che ci spiegava che quell'acqua avremmo potuto anche berla, tanto era pulita.


Quell'estate ci sono tornata mille volte, da sola e con altre amiche. Sono scesa in vari punti del fiume e mi sono innamorata di ciascuno.
L'anno dopo, ci ho portato anche Luca. In quelli successivi, i miei figli, fin da piccolissimi.
Col passare del tempo e grazie alla settimana di vacanza in cui abbiamo conosciuto il "nostro" agriturismo,  abbiamo esplorato paesini, sentieri e altri tratti di fiume, anche in Val d'Aveto (l'Aveto è un affluente del Trebbia).
Abbiamo scoperto che la valle è bellissima anche quando non si può fare il bagno, in tutte le stagioni. E che la cucina locale, insieme alla cordialità della gente, completa il quadro.
Quando penso a un luogo in cui rifugiarmi e leccarmi le ferite, penso al Trebbia. E per questo, a luglio, ci ho portato una mia amica, che aveva bisogno di guarire. E anche lei ne ha subito la magia.


Un tempo, gli elementi naturali erano sacri. I Liguri, miei antenati per parte di madre, veneravano le vette. Quasi tutte le culture venerano i fiumi. Quasi tutti i santuari sono in posti naturalisticamente splendidi, e spesso sono collegati a fonti e montagne.
Io non credo che esista una magia al di fuori della nostra testa. Ma, se un luogo è in grado di farmi star bene, per me è magico, sacro, da venerare esattamente come l'ostia consacrata per un cristiano.
San Salvatore è un posto che mi ha fatta star bene, anche quando ero in un pozzo nero e puzzolente. Non solo: ha fatto star bene tutte le persone che ci ho portato, dalla mia famiglia agli amici.
Il fatto che si pensi a cancellare quel tratto di fiume è per me inaccettabile.
Tralasciamo il discorso razionale per cui, con la costruzione di quella centrale, il turismo della Valtrebbia verrebbe annullato e la valle si svuoterebbe, morendo. Tralasciamo il fatto che, poco più a monte, la diga di una centrale analoga è stata abbassata per evitare il costo del custode e quindi ci si chiede che senso ha fare un'altra centralina pochi chilometri più in là. Tralasciamo il fatto che questa non è una TAV, di cui vengono prospettati benefici su scala nazionale, ma una speculazione che non darebbe beneficio a nessuno se non alla ditta proprietaria della diga  e a chi, immagino profumatamente premiato, autorizzerà tale scempio. E tralasciamo pure il fatto che Bobbio sta per diventare patrimonio dell'umanità, e vorrei vedere.
Non penso che il sacro si possa svendere. Tantomeno per un tozzo di pane e un calcio nel sedere.
Per questo vi invito a firmare la petizione che, spero, salverà San Salvatore.


lunedì 1 aprile 2013

Musa's Box di Pasqua


La Pasqua è una festa farlocca: niente ferie, giusto un lunedì buttato lì, poca festa. Quest'anno forse anche meno del solito, visto il tempo schifoso.
Però di cose belle ce ne sono state:
- fantasticare su una storia francamente mal scritta, francamente banale e sconclusionata, ma che evidentemente solletica il mio lato adolescente
- organizzare un piccolo giro di shopping con un'amica, con sosta al Peach Pit
- cercare pattern che mi diano spunti per fare una cosa simile a una già fatta, ma non uguale (se no mi rompo)
- i miei bambini che mi chiedono di leggere un libro comprato per Halloween e che di settimana in settimana torna in auge
- cominciare la settimana sapendo che è quasi finita
- giocare coi bottoni
- lavorare un meraviglioso filato 50% cotone 50% soia, di un colore così bello che quasi quasi lo terrei per me
- ricevere cioccolatini
- la pizza taleggio e gorgonzola, nonostante le conseguenze
- scegliere le uova di Pasqua per i miei figli e per le nipotine di un'amica
- riprendere una storia vecchia, con l'idea di farne qualcosa di nuovo e interessante
- un buonissimo yogurt fatto col nostro latte (ma non da Luca)
- una giornata da dedicare a ciò che non abbiamo mai tempo di fare


- vedere un'amica lontana e una con cui non c'è mai tempo/occasione, e stare benissimo nonostante un annuncio inquietante
- conoscere persone nuove e interessanti
- tricottare a letto, con la Quarta vicina
- 3 giorni passati nel calore di un posto che non è la nostra casa né la nostra famiglia, ma scalda il cuore nonostante il tempo orrendo
- innamorarsi di una casa abbandonata


- un pranzo gustoso e ricercato, da cui trarre molti spunti per il futuro, in un ristorante dall'atmosfera piacevole e colorata
- scoprire nuovi luoghi in una valle splendida, che dovrebbe essere valorizzata anziché vandalizzata da progetti assurdi (vi prego, firmate la petizione)
- propagandare con successo l'uso della coppetta mestruale
- coinvolgere mio marito in un giro assurdo, e arrivare al posto che stavamo cercando usando un po' di memoria e tanto culo
- coccolare le nostre gatte, offese per la nostra assenza
- trovare finalmente il tempo di scrivere la rubrica di fumetti per Zebuk
- fare tante foto, appena esce un po' di sole


martedì 26 marzo 2013

Buon anniversario

Un anno fa, in una bella mattina di marzo, mi schiantavo contro un'auto che, non rispettando lo stop, mi si era parata davanti mentre io andavo tutta tranquilla per una strada principale.
La mia auto, la mia amatissima Tata a metano azzurra, si è distrutta. Io invece non mi sono neanche rotta gli occhiali o strappata i jeans. Ho portato il collarino per un paio di settimane, nulla di più.
Non so se sia normale, perché nonostante le apparenze la Tata è un'auto robusta, oppure se sia un fottuto miracolo. So che da allora ci sono tante cose che ho smesso di dare per scontato. Cose che sono fortunata ad avere nella mia vita, io che sono sempre stata convinta di non essere mai stata tanto fortunata.
Certo, non sono poche le situazioni in cui il caso avrebbe potuto darmi una mano, e invece niente. Ma, se ci penso seriamente, sono tutte cose rimediabili con impegno e fortuna. A una testa rotta, invece, non c'è rimedio. Così come non c'è a un figlio malato o a un marito stronzo.
Io non credo in uno o più dei. Eppure li ringrazio tutti i giorni, perché cosa posso fare? Sono felice per caso, sono viva per caso. Sono felice e mi sento in debito con l'universo.
Ogni tanto, però, mi sento anche in colpa. Verso chi vorrebbe anche solo una delle mie fortune (un figlio, un marito sano, un compagno che sia davvero tale, un lavoro dignitoso), e non ce l'ha.
Per questo motivo, spesso mi sono trattenuta. Ho passato mesi e anni a non chiedere a un'amica dei suoi progressi nella procreazione, perché mi sentivo sbagliata, dall'alto dei miei due figli sani. Tuttora, se una mia amica ha problemi col suo compagno, faccio fatica a capire come starle vicina, perché ho sempre paura di farlo nel modo sbagliato. E quindi sbaglio, perché la discrezione può essere scambiata per indifferenza.

lunedì 25 marzo 2013

Musa's Box dell'equinozio


Settimana dolorosa, piena di acciacchi e mal di testa. Ma non posso dimenticare le cose belle:
- scoprire alla bella età di 36 anni che le rape rosse si possono anche mangiare (vedi ricetta)
- il sole dopo la neve, e per ora niente nebbia
- l'arrivo di un po' di pacchi ordinati online
- fare shopping su eBay, dopo aver abbondantemente ponderato l'acquisto
- una voglia pazzesca di sperimentare con l'indaco
- finire finalmente il mio scaldacollo verde, e sentirsi fare i complimenti da mia mamma (non per niente danno altra neve)
- Being Human, la mia nuova droga
- buone notizie da un'amica lontana
- Luca che legge Topolino per i miei bambini
- la prospettiva di passare 3 giorni tra amici che non vediamo da un pezzo
- il sole all'equinozio
- passare in biblioteca e ricevere un bel po' di libri interessanti
- L'amico immaginario, consigliato da Piattini
- le zeppole di San Giuseppe
- le chiacchiere in famiglia
- girare tra i mercatini di Torino e portarsi a casa cose sfiziose a pochi euro
- le mie gatte tutte contente per il nostro ritorno
- il compleanno di Luca, che mi sembra di amare ogni anno di più




martedì 19 marzo 2013

Lei non sa chi sono io

Oggi è la festa del papà, e io parlo di mia madre. Vabbe', chissenefrega delle convenzioni.
Pensavo a mia madre, quando io ero piccola. Mia madre lavorava da prima di sposarsi. Sul lavoro, è sempre stata per tutti la signora B., identificata da sempre e per sempre col suo cognome da nubile.
Le scocciava terribilmente essere chiamata col cognome di mio padre, e però si è dovuta rassegnare quando ho cominciato ad andare a scuola. Ma anche lì, si è sempre firmata anche col suo cognome.
Questa idiosincrasia di mia madre è passata anche a me. Anche se mi piace tantissimo il cognome di mio marito e odio il mio, non mi presenterei mai come "la signora A.". Ho in sommo orrore la burocrazia anglosassone, per cui da sposata "perdi" il tuo cognome e ti viene appioppato quello di tuo marito.
Poi però vai all'università e vedi docenti di ruolo che si presentano col cognome del marito, quasi come se fosse un vanto o come essere se stesse non fosse abbastanza. Conosci persone che si presentano come "mogli di" prima ancora di dire il proprio nome (e ci sta, se sono in condizioni di conoscere tuo marito, ma magari dimmelo dopo il tuo nome). Ma trovi anche persone che non si mettono la vera perché, per colpa della retorica della "moglie di", gli pare di esibire un trofeo.
Io la vera la porto. È di oro bianco, anonima. Dentro c'è scritto il nome di Luca e la data del nostro matrimonio. A pensarci bene, avremmo potuto metterci la data del nostro anniversario "vero", ma chisse. Non è un trofeo, è una coperta di Linus. Non serve a ricordare agli altri che sono sposata, serve a ricordarlo a me. Mi ricorda che non sono sola, nel bene e nel male. Mi ricorda che ho scelto di amare e di essere amata, con tutti i vincoli e i comfort.
La mia vera non dice cosa sono: dice chi sono. Chi ho deciso di essere.

lunedì 18 marzo 2013

Musa's Box di quasi primavera


La cosa più bella della settimana la vedete per prima: Sybille ha creato una bellissima copertina per il terzo libro della serie di Sholeh Zard. Sarà un modo elegante e mooooolto gradevole per dirmi di sbrigarmi col secondo? ;-)
Dopo una sorpresa come questa, difficile trovare qualcosa che possa stargli alla pari. Eppure, questa settimana è stata ricchissima di cose belle:
- concepire un nuovo e spero veloce progetto per ingannare il tempo in attesa dei ferri circolari per Ettore (e imparare a fare le trecce)
- avere idee narrative nel sonno o quasi
- i miei bambini che finalmente possono giocare in cortile senza giacca pesante (ehm, adesso non tanto...)
- la valletta illuminata dal sole, con una leggerissima nebbiolina che si alza
- la Postepay piena (e subito svuotata)
- i complimenti per il mio scialletto da collo


- i biscotti al cioccolato di Luca
- tornare a casa e scoprire un caso di telepatia coniugale
- assistere a un pezzo di storia
- parlare di cose difficili con i miei figli, e avere la sensazione che capiscano almeno un po' (ma non indago, per non ricevere delusioni)
- il sole, inaspettato in un giorno in cui davano brutto senza speranza
- spacciare pasta madre altrui
- un taglio di capelli azzeccato, fatto con competenza e amorevolezza
- sentirmi immeritatamente un piccolo guru della maglia (solo perché ho 2 mesi di esperienza in più, quindi chi comincia mi chiede consiglio)
- mio figlio che legge Topolino (legge davvero, non fa finta!)


- la sensazione, purtroppo sorta in confronto con una collega, di essere tanto tanto fortunata che tutti quelli che amo siano in salute (fisica, quella mentale non è contemplata in questa casa)
- la ciniglia rosa cipria e marrone
- parlare di tinture naturali e di progetti per la lana d'Abruzzo
- il doppio velo in compagnia, grazie al brufen
- gli appunti di antropologia culturale e forense
- il sushi di Wok
- inaugurare la casa di un'amica e festeggiare il successo di un'altra
- andare a conoscere la famiglia di un'amica quasi solo virtuale, a un'ora e mezza da noi, e trovarcisi tutti benissimo, sia noi sia i bambini
- l'insalata arance, avocado, rucola, misticanza e sesamo
- scoprire cose nuove in cucina (la carta forno bagnata!)
- i miei bambini che si svegliano e vestono spontaneamente
- il Quarto, ultimamente sempre più selvatico, che mi chiede le coccole
- il paesaggio imbiancato, e pazienza se siamo a marzo.