venerdì 21 gennaio 2011

Non capisco

Avvertenza: questo è un post di seghe mentali narrative, pieno di spoiler. Quindi, se non siete interessati e passate oltre, avete tutta la mia comprensione.


Come avrete intuito dal mio ordine Amazon, sto leggendo il ciclo di Troy di David Gemmell. Non sono una grande fan del fantasy, ma conoscevo Gemmell per avere letto 5-6 anni fa uno dei suoi pochi romanzi autonomi (ovvero non facente parte di una saga o di un ciclo), "Eco del grande canto". Mi era piaciuto abbastanza, nonostante fosse più nelle mie corde adolescenziali che in quelle adulte: un bel drammone di avventura con condimento di amore, valore, amicizia e altri valori altisonanti.
Quindi, uno scrittore così mi sembrava adatto a ri-raccontare la guerra di Troia. Mi sbagliavo.
Già la recente rilettura dell'Iliade avrebbe dovuto suggerirmelo: Omero è molto meno retorico di quanto ci ricordiamo (probabilmente colpa della traduzione di Vincenzo Monti). Sotto gli strati del linguaggio epico e dei suoi tic (gli epiteti, gli elenchi, le divagazioni), i personaggi di Omero emergono nella loro verità. Sono eroi in battaglia (ma molto meno di quanto ci aspetteremmo, abituati come siamo a supereroi e videogiochi), ma nella vita di tutti i giorni sono esseri umani che cercano di fare del loro meglio. Sono persone dai rapporti poco complicati, che vivono a tutto tondo la loro umanità. Probabilmente ciò è il risultato del fatto che la società di allora era ancora molto semplice e poco stratificata: parliamo di un tempo in cui il principe Anchise da ragazzo faceva il pastore e i lavori specializzati spesso erano appannaggio di chi non poteva fare altro (i ciechi diventavano aedi e gli zoppi facevano i fabbri o i vasai). Parliamo di un tempo in cui, non potendo andare alla fiera del bianco a comprare la biancheria di casa, regine e popolane tessevano e cucivano ciò che serviva.
Nel mondo di Omero, gli stereotipi del nostro tempo sembrano sfumare l'uno nell'altro. Ettore è un forte guerriero, ma non si vergogna di essere tenero con suo figlio né si fa problemi a rimproverare suo fratello Paride. Achille è un eroe, ma si impunta per una questione d'onore e si abbrutisce fino alla follia per la morte di Patroclo (salvo poi intenerirsi di fronte a un padre che lo implora di restituirgli il cadavere di Ettore). Insomma, nessuno sembra essere troppo stretto nella sua figurina.
Altra cosa importante: nel mondo di Omero, la gente vive nel presente. Paride è stato abbandonato perché un indovino disse che avrebbe portato rovina a Troia, ma non lo rinfaccia a nessuno. Elena è l'unica che ogni tanto ravana nel passato, chiamando se stessa "cagna" e ricordando di essere la causa della guerra, ma Ettore la tratta come se niente fosse, tanto sa benissimo che son tutte scuse per attaccare Troia. Se sono stati fatti degli errori, la gente cerca di rimediare superandoli: la sega mentale è bandita.
Forse è per questo che gli angloamericani sono geneticamente inadatti a raccontare le vicende omeriche: se non c'è un'infanzia triste o un conflitto col padre, lo scrittore/sceneggiatore angloamericano non si sente soddisfatto.
Ed ecco che in Gemmell Anchise si trasforma da saggio paterfamilias, custode di Lari e Penati, in spietato padre manipolatore, che disprezza Enea e cerca di farlo uccidere, lasciandoci lui le penne. Perché? L'eroe non poteva voler bene a suo padre e aver avuto un'infanzia felice? Evidentemente no. Va' a capire perché.
Stesso discorso con Priamo, che diventa un re avido e furbo, odiato (a ragione) da quasi tutti i figli tranne Ettore. Ci sta che tra tutti quei figli ce ne fosse qualcuno che tramava, ma perché dovergli dare anche la giustificazione morale / affettiva? Anche se Priamo fosse stato buono e gentile, era assolutamente plausibile che uno dei suoi figli minori o bastardi cospirasse contro di lui, per avere il potere.
Poi, altra cazzata suprema che piace tanto agli angloamericani: il matrimonio d'amore. Se vuoi vedere due che si sposano per amore, ambienta la tua storia nel XX secolo o in un mondo di fiaba. Nel 1200 a.C., ci si sposava per procura e nessuno aveva niente da obiettare. L'amore veniva dopo, se era il caso. Se no, ci si consolava con i figli.
Invece Enea giura che non si sposerà se non per amore. Ulisse ed Ecuba gli accennano al fatto che l'amore non è previsto prima del matrimonio, ma lui si comporta come un adolescente (vedi alla voce Twilight). Poi si innamora di Andromaca.
E questo mi dà l'occasione di dirvi l'ultimo motivo per cui non mi piace l'operazione di Gemmell: si comporta come uno scrittore di fanfiction. Non rispetta il vero spirito delle vicende omeriche e della mitologia greca, né cerca una verità storica al di là del mito (come invece mi dicono faccia The Age of Bronze). Usa i personaggi di Omero come figurine, rimescolandone e spesso rovesciandone specularmente le caratteristiche. Anche in cose minime, tipo rendere biondo un Ettore che Omero ci descrive come moro.
È un giochino che ci sta, ma a questo punto perché non trasferirlo del tutto su un piano di pura invenzione? Perché mantenere il riferimento alla guerra di Troia, quando ormai hai stravolto tutto? La storia in sé non è brutta né scritta male. Però, leggendo quei nomi familiari, mi sento come se qualcuno un giorno raccontasse la storia della mia vita cambiando i miei sentimenti e le mie relazioni con tutte dico tutte le persone che ho conosciuto. Per carità, quando sarò morta chiunque potrà dire qualunque cosa su di me, ma mi scoccerebbe se raccontassero che ho avuto una relazione lesbica con la mia maestra di danza e che disprezzavo mio marito: se vuoi raccontare la storia di una che ha avuto certe vicende, non usare il mio nome perché questa non è la mia storia.
Comunque penso che nemmeno gli dei abbiano gradito l'operazione di Gemmell, che è tristemente morto in modo abbastanza simile a quello che i Greci chiamavano "il dardo di Apollo". Scherza con i fanti...

4 commenti:

  1. Io invece ho letto quest estate "Io sono Achille" di Malouf, e mi é piaciuto molto.Te lo consiglio!

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  2. @daniela: grazie, lo leggerò.

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  3. ahaha, prof!
    come ti capisco: anche a me partono degli sproloqui esagerati quando vedo dissacrata la verosimiglianza storica e sociologica nei romanzi ambientati in antica Grecia e/o a Roma. Probabilmente gli autori o pensano che il popolo bue voglia racconti che assomigliano ad un serial televisivo con m4nu3l4 4rcuri e g4bri3l g4rk0, o trovano la più grande storia mai raccontata troppo "vecchia" e banale, e si propongono di modernizzarla un po'.
    quando vedo/leggo certe cose, mi viene sempre da chiedermi perché non abbiano intitolato il libro/film/fumetto/quello-che-è "paperino contro il pianeta delle scimmie", tanto della storia originale c'è bben poco.
    byron

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  4. @byron: il fatto è che, come avrai capito, sto pensando di manipolare la storia omerica per ricavarne una storia mia, ma la mia via è cercare di trovare delle "crepe" da allargare o delle zone d'ombra in cui operare. Almeno, spero che quando avrò finito la mia storia non dia la stessa impressione di fastidio. Anzi, mi sa che te la mando per una revisione!

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