giovedì 22 aprile 2010

Bianco e nero

Recentemente, mi è capitato di rivedere su YouTube dei brani di un Otello che ho molto amato: quello di Zeffirelli, diretto da Lorin Maazel e cantato da Placido Domingo e Katia Ricciarelli (che, al di là di quello che ha fatto in TV negli ultimi anni, è stata una cantante spettacolare - cercatela nell'Aida di Karajan per scoprire di quali eleganze vocali è capace).
Ecco, per me Otello, nonostante abbia letto anche l'originale di Shakespeare, è quello verdiano. Forse perché la musica è di un livello inarrivabile: ricca, sontuosa, capace di variare tema ogni 2 minuti ma anche di usare dei leitmotiv "alla Wagner". O forse perché l'Otello di Verdi estremizza le situazioni narrate da Shakespeare: qui Iago è un vero e proprio manipolatore, che non si limita ad accendere la miccia della gelosia ma guida Otello per mano fino alle estreme conseguenze. Un po' quello che succede con Lady Macbeth: suggeritrice in Shakespeare, regista in Verdi.
Molti vedono Otello come un'opera che parla di razzismo, quindi magari un po' lontana, superata: a parte alcune frange di deficienti, credo che tutti siamo d'accordo sul fatto che un nero possa fare la stessa carriera di un bianco e che un africano possa sposare una veneziana, se lo desiderano entrambi.
Io vedo Otello come un'opera che parla di tutti noi: dei mostri che possono essere generati dall'insicurezza e dalla mancanza di comunicazione, nella nostra vita di tutti i giorni.
Otello, al di là di essere un rinnegato moro del '500, è l'emblema di molte persone che conosco, me compresa per certi versi: partito da una posizione svantaggiata (essere ex schiavo e di un'altra razza non doveva essere proprio agevole nella Venezia dei Dogi), ha conquistato una posizione di spicco solo con le proprie forze e inanella un successo professionale dietro l'altro. Nella vita privata, ha sposato dopo diverse traversie una donna splendida, che gli viene invidiata da molti.
Eppure, basta un niente per insinuare in lui il tarlo della gelosia, che non è altro che l'altra faccia dell'insicurezza.
Otello non è un geloso da Cavalleria Rusticana: dell'onore non gli interessa nulla. Lui è ossessionato dall'idea di non meritare la propria felicità, ha sempre un retropensiero del tipo "un giorno lei aprirà gli occhi e vedrà che non sono altro che un selvaggio dalle gonfie labbra, e se ne andrà col primo che passa".
Ovviamente, per lui non conta niente il fatto che Desdemona sia stata rinnegata dal proprio padre, potente nobile veneziano, per aver voluto sposare (non scopare) il "selvaggio", quando avrebbe potuto tranquillamente sposare un qualsiasi belloccio veneziano e tenersi l'amante africano. L'insicurezza gli benda gli occhi, Otello non riesce ad essere razionale su questo punto.
E ovviamente non bada neanche a fatti che in un giallo sarebbero fondamentali, tipo: ma come potrebbe il famoso fazzoletto essere stato donato da tempo a Cassio come pegno d'amore, se poco più di due ore fa Desdemona l'ha usato per fasciarti la fronte? E perché Desdemona avrebbe dovuto seguirti a Cipro, mentre avrebbe potuto restarsene a Venezia a farsi sbattere indisturbata da Cassio? E ancora: ma perché una che si è appena sposata con te, lottando contro il mondo per farlo, dovrebbe avere già un amante? Ma dalle almeno un annetto di tempo!
Dall'altro lato, certo che Desdemona è il classico esempio di un personaggio che non fa altro che fomentare questa incertezza, trincerandosi dietro questa esagerata ingenuità. Insomma, parliamoci chiaro: se vostro marito cominciasse di punto in bianco a fare allusioni, in crescendo, arrivando a chiamarvi "puttana" in pubblico, non lo affrontereste a muso duro chiedendogli che diavolo gli è preso? Desdemona no, subisce senza capire, come se fosse una cosa normale che uno il giorno prima ti ama alla follia e il giorno dopo ti butta per terra davanti agli ambasciatori di Venezia. E qui, secondo me, si genera un forte equivoco: una che subisce un certo comportamento senza fiatare magari sa di meritarselo. O almeno sa perché la tratti cosù. Lei invece no, sta lì, piange e basta. Cerca la spiegazione quando ormai è troppo tardi, perché lui ha deciso di ucciderla.
Ecco, un'altra cosa che non ho mai capito di Desdemona: hai capito che tuo marito ti vuole uccidere, hai capito anche perché e sai di essere innocente. Ma allora perché non cerchi di sfruttare quel breve tempo a tua disposizione per farti spiegare in modo circostanziato le accuse che ti rivolge? Accidenti, se la mia vita fosse a rischio, penso che in 10 minuti terrei un'arringa difensiva che neanche Perry Mason! E lui magari mi ucciderebbe per farmi tacere...
Desdemona invece si limita a dire di essere innocente, Otello non ci crede (se fossimo in un thriller americano, ci starebbe bene la frase "lo dicono tutte", il che trasformerebbe Otello in Barbablù) e la strangola nel suo talamo nuziale. Poi arrivano tutti gli altri e lui scopre di aver fatto un'enorme cazzata, tanto più che, ragionandoci un attimo, poteva arrivare da solo alla verità.
A questo punto, verrebbe da chiedersi perchè tanta fretta. È che Otello "sapeva" che sarebbe andata a finire così. Se lo aspettava: sapeva di non meritare quella felicità, sapeva che doveva finire in un modo o nell'altro. L'insinuazione di Iago è stata per lui come quando conosci bene una malattia e ne senti il primo sintomo. A quel punto, Otello ha avuto tratto le sue affrettate conclusioni per paura di soffrire. Un po' come quando senti dolore a un dente e, se ti proponessero la soluzione più radicale, saresti disposto ad approvarla pur di fare in fretta e non soffrire più.
Poi penso che abbia giocato anche un altro fattore: Otello vuole uccidere Desdemona quasi per impedirle di infangare l'immagine angelicata che aveva di lei. Lui, nella versione di Shakespeare, dice qualcosa del tipo "Io ti ucciderò e poi ti amerò ancora". Come se dovesse eliminare la peccatrice reale (nella sua testa) per continuare ad amare la sposa ideale.
A me 'sta cosa manda fuori di testa, per la grandezza di chi ha immaginato una storia del genere: Shakespeare doveva essere un profondo conoscitore di persone per immaginare motivazioni simili 400 anni prima di Freud.
Poi, per carità, magari noi oggi vediamo nella storia di Otello elementi che Shakespeare non voleva sottolineare e travisiamo, credendolo più moderno di quando fosse.
Ma quegli elementi, voluti o no, ci sono. E forse anche questa casualità rende grandi i geni.

6 commenti:

  1. Bel post :-)
    Giuliana

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  2. Brava, mi ci trovo. E anche per me Otello ha la faccia di Placido Domingo. :-)
    Ci aggiungerei il carico: in Verdi la scintilla dell'amore tra Desdemona e Otello, sottolineato pesantemente anche dalla musica, è il racconto delle sventure del moro, non delle sue avventure, non la sua capacità di evocare magia ed esotismo. Questo a me ha spiegato tutto. Quando Otello torna ammantato di successo non crede più di meritare l'amore di Desdemona. Lo sa, lo sente. E per me che ho sempre avuto la sindrome della crocerossina, è stato un grande insegnamento.

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  3. Ciao Lant, stasera sono troppo stanca per leggere con attenzione, ma era da giorni che mi capitava di pensarti e di non riuscire a passare per un saluto. Lo faccio ora, prima di crollare del tutto. 'nott.

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  4. Ma non è che William ha voluto plasmare Desdemona, facendone una figura abbastanza inverosimile, ai fini della storia? Igra slogged

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  5. Io amo di più Lady Macbeth o Porzia come figure: almeno si davano una bella svegliata, nel bene o nel male. Sempre Igra slog-

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  6. Beh, sicuramente Desdemona nasce dalla fantasia di Shakespeare, la storia di Otello non è ispirata a un fatto vero.
    Ma, mentre Otello è potentemente verosimile, Desdemona non lo è neanche un po'. Poi, per carità, io l'ho sposato un personaggio inverosimile, quindi non faccio testo.

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