venerdì 12 marzo 2010

Non è mai finita

Credevo fosse finita. Voglio dire: quando il tuo secondo e ultimo figlio ha già abbondantemente compiuto 2 anni e tu non hai intenzione di fare il terzo, pensi di essere fuori da discussioni tipo parto, allattamento, fascia.
Soprattutto, guardandole con il distacco di chi ci è già passato e non ha intenzione di ripassarci, pensi che ne sorriderai e ti faranno anche un po' tenerezza: sono legate a momenti talmente brevi, e tu non pensi che siano scelte che segneranno poi così tanto il futuro tuo e dei tuoi figli.
Non fraintendetemi: so benissimo che una cicatrice da cesareo può darti fastidio per tutta la vita e che il latte materno ha proprietà statisticamente importanti per la salute dei bambini e della madre. Ma penso che ci siano altri fattori che incidono molto di più sul lungo periodo, tipo la salute dell'aria che respiriamo, il clima che si instaura in famiglia, la qualità del cibo che scegliamo.
Esempio: posto che il latte materno ha (statisticamente) proprietà antiallergiche, temo che la composizione dell'aria che si respira conti molto di più nel determinare eventuali allergie e/o patologie all'apparato respiratorio. E che, se allatti anche fino a 3 anni ma la tua famiglia mangia cibi non prevalentemente bio o magari addirittura schifezze belle e buone, molti benefici dell'allattamento al seno vadano a farsi benedire.

Ecco, io vorrei che tutto questo equilibrio zen fosse reale, perché ne avrei tutti i motivi: non ho allattato né portato granché in fascia, ma i miei figli sono sani e felici.
Invece, quando sento parlare di questioni legate al puerperio, è come se un rampino da baleniera mi tirasse dentro contro la mia volontà. Come se improvvisamente il web si trasformasse in uno stadio e io dovessi prendere posizione nella mia curva, non importa se con altri tifosi.
Alcuni mesi e poche settimane fa, alcuni post che ironizzavano sull'allattamento al seno e sulle cosiddette talebane sono stati oggetto di insulti e reciproche polemiche. Ecco, io non mi sono entusiasmata né per l'uno né per l'altro post: non riesco a trovare divertente qualcosa che rivanga una mia ferita. Laddove, badate bene, la ferita non è l'eventuale smacco di non aver allattato, scelta di cui proprio non mi pento, ma tutte le pressioni di chi voleva dirmi che cosa fare con una parte per me molto importante del mio corpo, una parte centrale nella mia vita sessuale ed erotica.
No, non sono una che non ha allattato per non "rovinarsi" il seno. Non sono una modella, non sono una danzatrice professionista, non lavoro col mio corpo. Confesso di essere stata un po' spiazzata dalla consistenza "liquida" che il mio seno aveva preso dopo il secondo parto, ma giusto al punto di arrivare a chiedere consiglio alla mia farmacista e acquistare un prodotto apposito, io che non uso nessuna crema in nessuna parte del corpo.
La questione è più sottile di così, e mi stupisco che in nessun approccio all'allattamento venga trattata.
Viviamo in una società dove le persone sono abituate a pensare il proprio corpo come una cosa propria e inviolabile, di cui nessuna parte è tranquillamente fruibile e accessibile da altri. Ci hanno insegnato che nessuno ci può toccare senza il nostro consenso, ed è sacrosanto. Nessuno dei nostri mariti (spero) si sognerebbe di tornare a casa e cominciare a smanacciarci senza il nostro consenso e senza alcuna delicatezza: si fa con le puttane, mi risulta, e nessuna di noi ci tiene ad essere trattata come tale. E, mi auguro, nessuna di noi si sognerebbe di trattare alla stessa maniera il proprio compagno.
Eppure, improvvisamente, si pretende che una donna cresciuta in questa cultura porga una parte così delicata e importante del proprio corpo, una zona normalmente erogena, a un altro che non la tratterà certo bene. La si esorta a sopportare il dolore di eventuali ragadi e il fastidio di questa simbiosi con un altro essere. La si liquida con fastidio quando questa donna manifesta il proprio disagio nel non disporre più liberamente del proprio corpo e/o del proprio tempo. Le si dice: se non volevi fastidi, potevi prenderti un pesce rosso.
Peggio: non la si prepara nemmeno a tutto questo. Mentre tutti sono pronti a metterti in guardia contro i dolori del parto e nei corsi preparto si parla di training autogeno, respirazione e altri metodi per calmare o ignorare il dolore, si sottolinea solo l'intenso piacere che dà l'allattamento sia alla madre sia al bambino. Beh, vi confesso: a me, abituata a concepire il mio seno come zona erogena, questo "intenso piacere" sbandierato dalla propaganda pro allattamento ha dato più turbamento del dolore. Posso ancora ancora sopportare l'idea di allattare con dolore, ma molte immagini di "allattamento-godimento" mi hanno fatto pensare a una confusione di ambiti morbosa e disgustosa. Per fortuna la realtà è che ti trasformi in una mucca e il massimo godimento fisico che provi è lo stesso di quando ti si svuota un ascesso (se qualcuna prova altro, vi prego, non venitemelo a raccontare, tenetevelo per voi).
Ecco, ora venitemi a dire che sono una superficiale che non ha allattato al seno per ignoranza, leggerezza o vanità. Certo, qualcuno lo farà: la cattiveria non costa niente.
Quel qualcuno, però, si premuri di dirmi in che cosa avrei sbagliato. Perché, a parte il mio latte, ai miei figli non è mancato niente: non il mio amore, non la mia presenza, non il cibo sano, non l'aria buona, non la mia attenzione, non il mio costante impegno a usare ogni mia risorsa per crescere persone felici.

16 commenti:

  1. Tutti i post che citi - e anche qualcuno più recente - mi hanno toccato nel vivo, tanto che non sono neanche riuscita a commentare, ultimamente. Mi ferisce il clima da stadio e mi feriscono i pensieri attribuiti e giudicati per l'una o l'altra fazione.
    Ho fatto una scelta diversa dalla tua (tra parentesi: ma che "altre" sensazioni! tenerezza, ok, ma fine...) ma nella mia testa avevo e ho gli stessi pensieri che condividi qui oggi: è un complesso di fattori a contribuire alla salute fisica e psichica del bambino.
    Ma il ruolo che gioca la serenità della mamma (anche di non allattare o di allattare un tot di mesi e di tornare alle cose che sono parte della sua identità) è totale. Più ancora dell'allattamento, più di tutto. C'è una simbiosi coì "perfetta" che a farti del male rischi di spezzarlo. E allora benvengano le scelte che ci danno serenità.
    grazie

    RispondiElimina
  2. Il problema non è quello che fai, ma se quello che senti ti crea delle barriere allo star meglio.

    In realtà la società ci ha ben foderato di strati...tu dici che vedi e pensi al seno come una zona erogena...eppure ci sono popolazioni in cui le poppe sono sempre al vento, e magari vedono zone erogene le caviglie o il collo.
    Perciò c'è da domandarsi cosa viene dalla mia biologia e cosa invece viene dallla società...?
    Quali schemi mentali mi hanno imposto?

    Il fatto stesso che c'è sempre da consigliare gli altri, che c'è da seguire l'esperto di turno...è un disorientamento da ciò che possiamo sentire noi dentro che siamo i maggiori esperti della nostra genitorialità....se solo ci lasciassero l'autorevolezza per sentircelo dentro.

    Io sono sicura che l'allattamento ad oltranza sia il meglio, che il parto naturale sia il meglio, che portare i bimbi addosso sia la cosa migliore, perchè fanno parte della biologia umana, fanno parte delle aspettative biologiche di una razza in evoluzione, quella dell'homo sapiens, sono troppo pochi 4000- 5000 anni di civiltà...(più o meno) per cancellare l'istinto di uno o due milioni di anni . Ma sono anche convinta che non tutti sono predisposti razionalmente già a questo, la società ha creato molte impalcature e necessità diverse, ognuno cerca di trovare il compromesso che permette di galleggiare in questo mare, prendendo i materiali che trova attorno.
    E' possibile che qualcuno riesca a trovare anche qualche scoglio dal quale vedere un po' più mare, qualcuno si fa una nave, qualcuno all'inizio fa una zattera e poi trova la terraferma.

    RispondiElimina
  3. Si naviga a vista, però secondo me bisogna mettersi un po' l'animo in pace, è possibile che magari piano piano si riesca a vederci un po' più chiaro, oppure si può stare bene così perchè le nostre priorità sono altre.

    Io ho scoperto che molte delle mie rigidità erano dovute a poco sostegno attorno, a informazioni sbagliate, a incomprensioni, a errati comportamenti della società...ho fatto un mio percorso che non finirà mai probabilmente, e ho visto che alcune scelte che all'inizio pensavo univoche potevano in realtà avere molte altre sfaccettature.

    Il problema in realtà sul cesareo, sull'allattamento etc, è capire se in realtà ci siamo sentiti imbrogliati, non protetti, non sostenuti adeguatamente, e quindi capire se ciò che brucia (se qualcosa brucia) è una colpa che addossiamo a noi invece che a chi aveva la responsabilità di aiutarci.
    Non per non prendersi responsabilità, ma per dare ad ognuno il giusto posto per la nostra giustizia interna.

    RispondiElimina
  4. "non è mai finita" se non fai pace prima di tutto con te stessa...lascia perdere lo stadio e gli schieramenti. la mia piccola personale battaglia è proprio contro questo clima da stadio che vedo. e poi ogni tanto diciamoci "ma di che stiamo parlando"?!? davvero, relativizziamo un po'...

    RispondiElimina
  5. @flavia: assolutamente d'accordo con te, infatti quando intervengo cerco sempre di farlo con equilibrio. In realtà, io con me stessa non ho proprio niente da far pace: per fortuna nessuno dei miei atti (quelli approvati e quelli non) ha sortito effetti negativi, la mia è una famiglia serena e prevalentemente felice. La predisposizione da curva mi scatta in prospettiva: mi metto nei panni di chi è ancora all'inizio del mio percorso e deve ancora passare sotto le forche caudine del giudizio altrui.
    Probabilmente questo argomento mi lascia meno indifferente rispetto ad altri (i "vizi", i "capricci", le "punizioni") perché ho fatto una scelta più decisamente impopolare, senza trincerarmi dietro a scuse più accettate, come "non avevo il latte".
    @Emy: beh, se andiamo a vedere la biologia, la nostra biologia ci permetterebbe anche di avere figli a partire dal menarca, ma una bambina di 12 anni incinta ci farebbe orrore, qui in Italia, mentre nell'India di 20 anni fa ci sarebbe parsa normalissima. Come dici tu, probabilmente se io vivessi in una società dove le donne vivono a uno stadio più vicino a quello dell'antichità (ma ricordiamoci che nell'antichità col cavolo che la donna aveva diritto a godere), queste menate non me le farei. Anzi, magari allattare i miei figli sarebbe l'unico momento di piacere nelle mie dure giornate e di certo non mi sognerei di pensare all'intimità con mio marito come a una cosa desiderabile. Questo non per sminuire le altre civiltà o l'allattamento, ma per riflettere sul fatto che moltissime condizioni sono cambiate, rispetto a quelle per cui la natura ci aveva forgiati.
    @silvietta: al di là delle riflessioni sulla funzione del seno ecc., io ho smesso di allattare la mia prima figlia perché rischiavo di non vedere più la mia bambina bella, ma uno strumento di tortura. E ho smesso di allattare Ettore, nonostante la parte fisica andasse molto meglio, perché era l'unica cosa che feriva Amelia. Alla fine le ho pensate come scelte di serenità, come dici tu.

    RispondiElimina
  6. @ lanterna: sì, questa è una cosa di te che mi è sempre piaciuta, il fatto che non ti sei mai nascosta dietro a un dito, dietro al 'non ho latte'; esponi con franchezza un sentire che per qualcuno potrebbe risultare più fastidioso rispetto al nonholatte', ma che esprime le tue vere emozioni e che credo sia molto più diffuso di quanto sembri (è la forza per fare una sorta di autoanalisi così lucida che mi sembra meno diffusa ;-) Emy ha formulato al meglio quella mia ideuzza a proposito dei "4000- 5000 anni di civiltà" che sarebbero pochi "per cancellare l'istinto" e che io non riferisco esclusivamente all'allattamento (lo sento molto per quanto riguarda il sonno notturno, ad esempio). Non sono alle prime armi e sulle mirabolanti sensazioni che si proverebbero allattando: N.P. Non pervenute. Tenerezza sì, ma nello stesso modo in cui mi intenerirei a vedere certe espressioni mentre dormono... Ma davvero qualcuno divulga immagini di allattamento-godimento? Oltre a questo, non è che il mio seno non lo senta mio e parte di me, anzi, eppure non lo sento usurpato. Sarà che sono fortunata, e la mia bimba non si serve da sè, senza chiedere? ;-) Anche altrove avevi accennato a questa cosa, dei bimbi che si arrangiano a serivirsi, magari di notte. Nonnò, lei è sempre gentilissima (anche in piena notte, sì!): posso avere/peppiacere/possso? E spesso contaccambia facendomi una carezza sulla guancia... cioè, ti fa sciogliere, sarà una captatio finchè vuoi, ma ti fa sciogliere ;-))) Sicuramente il suo atteggiamento contribuisce a non avermi mai fatta sentire violata, ma sarà un caso. Un punto che trovo interessante è il fatto della sovrapposizione, se così si può chiamare, fra funzione erotica e fisiologica del seno, perchè anche se, come dicevo, a livello puramente fisico l'allattamento non mi comporta sensazioni particolari, però a livello teorico ed astratto la cosa potrebbe comunque imbarazzarmi (mia sorella, che ancora non ha figli, è già imbarazzatissima). Invece no, li sento come due aspetti complementari, che possono coesistere, una specie di yin e yan ;-) Ma... una cosa mi incuriosisce. I papà, come vivono questi due aspetti, in base alla vostra esperienza? Mio marito lo tollera, per dire, e questo all'inizio mi aveva presa in contropiede, perchè (ridete pure, ridete pure) ero convinta che anzi, sarebbe stato un fattore 'attraente', ancorché circoscritto nel tempo. Probabilmente vedevo in lui quello che provavo io, che mi ci sentivo/sento bene. Ma non so, in media, come sia la faccenda ;-))

    RispondiElimina
  7. Mi piacciono, i tuoi articoli. Mi piace molto il fatto che tu sia stata capace di cucirti addosso una TUA maternità, senza bisogno di creare consenso o cercarlo.

    Anche io mi sento una mamma 'a modo mio'.
    E da quando misuro la buona educazione con il grado di felicità che sa generare, mi sono accorta che non ho bisogno di essere 'accettata' come madre, nè di fare le cose 'in regola' per far parte di qualcosa di più ampio.

    Ho scoperto che, per me, la maternità è una dimensione del non-racconto, dell'inspiegabile, dell'intimità.
    E che se anche la vivo in modo diverso, va bene lo stesso.
    Purchè io sia felice, mia figlia sia felice, mio marito sia felice.
    Ma essendo che la vita che vivo è la mia, ebbene sì, se posso, IO voglio avere un ruolo centrale nella mia vita, e non diventarne attrice non protagonista. ;)

    RispondiElimina
  8. @mammalisa: ché comunque non è che fossi poi una fontana! ;-) Però sapevo benissimo che, se avessi agito nel modo giusto, il latte sarebbe arrivato. Padri: Luca sull'allattamento era più convinto di me. Del resto, le pressioni più forti che ho subito in merito sono state fatte da una parte della sua famiglia (non i miei suoceri né i miei cognati), che ha trattato la cosa a metà tra l'affare di stato e lo scandalo. Mi è persino arrivato un articolo di Famiglia Cristiana sull'allattamento, a me che avevo letto decine di articoli, opuscoli, siti, ecc. Invece,a parte i doverosi incoraggiamenti e consigli, nessuna pressione mi è giunta dalle blogallattone e forse per questo non ho particolare acredine verso mommyblogging "militante". Solo, ogni tanto, in discussioni che non riguardavano me, ho trovato che alcune persone si siano espresse in modo un po' troppo aggressivo (vedi Lella, per esempio), il che non mi pare giovi alla causa, se uno degli obiettivi è non passare per delle esaltate. L'altra cosa che non mi pare giovi è il presentare il pacchetto completo allattamento-cosleeping-fascia, del tipo o tutto o niente: dà l'impressione che l'allattamento possa essere portato avanti solo da chi adotta un certo stile di vita, quando sappiamo benissimo che non è per forza così.
    @mammafelice: grazie :-)

    RispondiElimina
  9. Mi piace questo tuo blog "serio" perché mi fa pensare e a volte ti rispondo sul mio in modo indiretto (anche questa volta). Iosono stata fortunata perché quello di cui sono stata del tutto incapace è stato tirarmi il latte,ma nessuno è considerato socialmente riprovevole per questo!

    RispondiElimina
  10. @ lanterna: sull'attenzione ai toni sai che sono perfettamente d'accordo ;-) Per quanto riguarda il pacchetto completo non saprei; in effetti forse c'è il rischio che venga percepito come tale (e, di nuovo, ci può essere qualcuno che sbaglia spacciandolo così). A me è capitato che una cosa tirasse l'altra, solo dopo ho scoperto che si trovano spesso riuniti in un approccio educativo specifico. Allattando un bambino 'ad alta richiesta' come è stata la mia secondogenita viene spontaneo sfociare ad un certo punto nel cosleeping, in quanto soluzione che permette a tutti i membri della famiglia un sonno adeguato. Per noi è stato così, l'abbiamo capito nelle prime settimane (non eravamo abituati, perchè la più grande aveva sempre dormito nella sua cameretta, come è stato fatto con noi dai nostri genitori e come qui appare socialmente accettabile, ma ha di suo un sonno molto profondo, anche quando non sta bene, non capita mai che si svegli, mai capitato si può dire da quando aveva 4 mesi, insomma mi sembra un po' la famosa eccezione che conferma la regola ;-). Sempre con un bimbo ad alta richiesta, quando capisci che lui sta bene addosso a te, che il contatto con te è l'unica cosa che lo calma e gli fa vivere dei ritmi regolari, lo accetti, e se poi scopri che c'è anche un modo per far star bene il tuo bambino avendo nel contempo le mani libere... ti sembra una manna dal cielo e si sta bene in due... anzi, in quattro, che riuscire a cenare senza pianti da sfinimento di fine giornata/coliche non è cosa da poco ;-)) La mia esperienza è stata così, sarebbe un peccato che il fatto di pensare ad un 'pacchetto', magari per un errore di comunicazione, renda antipatiche queste soluzioni che invece possono migliorare la qualità della vita familiare...

    RispondiElimina
  11. Questo post esprime benissimo il mio pensiero. Ho allattato al seno solo la mia seconda figlia e mi è successo del tutto naturalmente di avere latte e che soprattutto lei si attaccasse senza problemi. Prima della sua nascita volevo prendere la pastiglia per fare in modo che il latte non mi venisse, ma mi vergognavo a dirlo ad un medico. Poi meno male che è andata così.
    Cmq quando allattavo anche per me il seno era diventato una zona off limits per mio marito, anzi se mi toccava mi passava tutta la poesia. Questo fatto dell'esproprio del proprio corpo io l'ho sentito moltissimo e mi sembra che sia decisamente un tabù, qualcosa di cui è brutto parlare. Invece può succedere di sentirsi oggettivate, invase dalle mani estranee delle varie ostetriche, non dico minacciate ma quasi (se magari hai le ragadi) dalla boccuccia aperta del tuo bambino. Avendo avuto la duplice esperienza non mi permetterò mai di criticare nessuna, anzi, questo spirito da stadio serve solo a mascherare le proprie insicurezze.

    RispondiElimina
  12. @MdiMS: in realtà, anch'io con il secondo ho avuto un'esperienza più simile alla tua, nel senso che mi faceva molto meno male che con la prima. Poi sono successe due cose: prima di tutto lui ha avuto l'ittero, il che lo rendeva torpido e lo faceva attaccare ennemila volte al giorno (e quindi mi faceva più male), e poi le poppate quando c'era Amelia hanno cominciato ad essere devastanti, perché lei era gelosa solo di questo e mi stava addosso in ogni modo (e io tendenzialmente sarei "su da dosso", soprattutto quando sto facendo qualcosa di doloroso o spiacevole).
    Sull'essere invase, io questa invasione di seno l'ho vista proprio come un aggravio dell'invasione di utero, del tipo: speravo di liberarmi di te col parto e invece mi ci trovo dentro peggio di prima. E probabilmente dal pdv culturale la condanna del non allattamento al seno è un'estensione della condanna alla gravida che non sprizza felicità da ogni poro. E se penso quanto ero incazzosa e irritabile durante la gravidanza...

    RispondiElimina
  13. Credo che se la fisiologia dell’allattamento non è la stessa per tutte le donne, ancor più diversificata sia la sua psicologia.
    Il seno è una zona erogena, certo, come lo sono altre zone, ma non per questo ci asteniamo dal fare pipì. E questo “altro”, che arriva e ci “smanaccia”, non è certo un amico di famiglia passato a prendere un caffè; è stato dentro, e dico dentro, di noi per nove mesi abbondanti e generalmente è uscito dalla stessa parte da cui è entrato. Insomma, si presume che tra noi ci possa essere dell’intimità.
    Ricordo i due post in questione, di cui, in particolare, non ho apprezzato l’attacco contro una specifica associazione di volontariato, la LLL, che nessuno è obbligato a frequentare, se non lo desidera. Peraltro io l’ho fatto con la prima figlia e, per quanto la mia sia un’esperienza legata ad una realtà di zona, nessuno mi ha mai parlato di allattamenti estatici od orgasmici (che infatti, non ho avuto). Inoltre, per correttezza, l’esperienza, anche personalissima ma generalizzata a sentire comune del secondo post non coincide esattamente con quella del libro della Maraone dove è scritto chiaramente che “Albertina” (“Rosaria” nel libro) non è una consulente della LLL.
    Trovo curioso però che alcune persone siano fermamente convinte di fare (o aver fatto) il meglio per sé stesse o per i propri figli, per la propria e l’altrui felicità o chissacchè. Non riuscirei mai a sbilanciarmi a dire altrettanto. Certo, anch’io ci provo a fare il meglio, ma molto spesso devo accontentarmi del meno peggio e comunque non è detto che il meglio secondo me coinciderà col meglio secondo loro. Qualunque cosa sia, il meglio, forse si vedrà solo tra molti anni e quel che spero è che allora i miei figli si mostrino indulgenti con me come io lo sono con i miei genitori, che forse non avranno fatto il meglio, ma ci hanno almeno provato.

    RispondiElimina
  14. Quello che contesto all'informativa sull'allattamento, specialmente quella made in LLL ma anche in altre associazioni di sostegno, è che si dia per scontato che una donna si accosti alla gravidanza, al parto e all'allattamento nella migliore disposizione d'animo, senza tenere conto dei possibili conflitti interiori che la trasformazione da donna a madre può portare.
    La testimonianza di MdiMS, per esempio, mi conforta sul fatto che non sono l'unica a pormi il problema del seno che si trasforma da giocattolo a pompa di rifornimento: perché non se ne fa cenno, ma proprio mai, in tutti gli opuscoli e siti che ho letto? Siamo solo io e lei a pensare certe cose?
    Oppure: sul fatto che il tuo bambino sia uno con cui hai un'intimità ci andrei piano. A parte che alcune di noi (e qui mi conforta il diario di Ondaluna su VereMamme) si sentono decisamente invase, in modo spiacevolissimo se poi il feto si mette a dare testate sul collo dell'utero (vedi Ettore), l'essere che ti mettono in braccio lo puoi amare quanto vuoi, ma è una specie di alieno con cui non hai né confidenza né grandi capacità di comunicare, almeno all'inizio. E ti fa MALE, un male che per alcune è peggiore di quello del parto. Un male che ti autoinfliggi in nome di un bene ipotetico e statistico, per come lo vedevo io.
    Io lo so che tu hai un'altra sensibilità, infatti ti sei trovata bene con l'allattamento e con la LLL. Ma, se tu dovessi preparare un'informativa rivolta al maggior numero di persone possibili, proveresti a capire se c'è qualcuno che si può sentire diversamente da te, no?
    Penso infine, come ho già detto da altre parti, che "il meglio per mio figlio" sia un miraggio che fa solo danni. Quello che conta è solo l'impegno, purché sia orientato all'ascolto.
    Per dire: io oggi come oggi trovo assurdo ammazzarsi di lavoro per mandare i figli alla scuola internazionale, ma, se uno dei miei figli avesse un talento particolare e io potessi aiutarlo mandandolo in una scuola molto costosa, probabilmente mi ammazzerei anch'io.
    (Speriamo di no, ché i miei figli preferisco godermeli)

    RispondiElimina
  15. Secondo me è proprio il concetto seno=giocattolo o più estensivamente sesso=piacere che è un tabù, soprattutto femminile. Mi ricordo sguardi imbarazzati quando l'ostetrica ad entrambi i corsi preparto ci parlò della possibilità di continuare ad avere rapporti sessuali fino al parto ed, anzi, dell'auspicabilità di averne in caso il parto tardasse. La maggior parte dei futuri genitori che conosco io invece "chiudono bottega" (o affermano di aver chiuso bottega) dal test di gravidanza al "vorrei un altro figlio", di solito, così affermano i padri, con decisione unilaterale.
    Quindi no, in nessun incontro LLL ho mai sentito una donna chiedere "Ma posso continuare a farmi smanacciare da mio marito, oltre che da mio figlio?", però ripeto che per me è un problema dovuto più al pudore che ancora condiziona la libera espressione della sessualità femminile che al fatto che le consulenti LLL ci vogliano esclusivamente dedite al nutrimento del bambino. Credo che anche questa sia una questione personale più legata a come viene vissuta la sessualità che l'allattamento e che quindi quello che vale per una coppia non possa essere considerato valido per tutte.
    In quanto al fatto che allattare possa essere doloroso, invece se n'è parlato spesso ed anche sul sito si trovano molte informazione su come risolvere il problema delle ragadi o di un bambino mordace.
    Ma tu ci sei stata ad un incontro LLL o sul loro sito ufficiale (dove c'è una citazione, tra le altre, che dice "Il bambino ha bisogno di latte, sì. Ma ancor più di essere amato, cullato, carezzato")? Perché a me sembra, come già in riferimento ai post citati, che non stiamo parlando delle stesse persone e che si attacchi un'associazione pensando agli spiacevoli atteggiamenti di non meglio qualificati "simpatizzanti".

    RispondiElimina
  16. Guarda che non sto contestando tout court l'azione della LLL, sul cui sito peraltro sono stata a suo tempo e di cui ho letto il leggibile quando mi serviva. Penso solo che la LLL si concentri su un target che è già in parte conquistato: persone che sono già straconvinte dell'allattamento e che si sentono bene con la loro maternità, col loro pancione, con la prospettiva di allattare.
    Invece ci sono persone che, a dispetto della scelta razionale di volere un figlio, non si sentono così: queste sarebbero da conquistare e invece vengono respinte o almeno non attratte.
    Da che cosa vengono respinte? Secondo me, principalmente per il fatto di non sentirsi capite. La LLL non ti usa certo una comunicazione del tipo: guarda, ti capisco, può sembrare un lavoraccio e in parte lo è, ma dà anche discrete soddisfazioni e ha dei vantaggi.
    L'approccio è più tipo: entra in questo mondo fantastico e bellissimo, dove tutto ciò che è naturale è positivo. Quando non usa toni (ironici e accettabili, per carità) del tipo: la gente comune continua a chiederti se allatti? rispondigli con una battuta. Il che va benissimo per l'autodifesa quotidiana, ma non aiuta certo a distendere il clima.
    Capisco anche che a un incontro LLL o al corso preparto una abbia pudore a tirare fuori la storia del seno. Ma, così come ci siamo arrivate tra noi che siamo 4 gatti, penso che a un'associazione che conta migliaia di sostenitori o all'ostetrica che prepara l'opuscolo ospedaliero sull'allattamento possa venire in mente che le donne di oggi si possono sentire spiazzate: trattare l'argomento su carta non sarebbe imbarazzante e darebbe indicazioni utili.
    L'informazione va indirizzata principalmente a chi si sente in difficoltà, altrimenti non serve a niente. E non ci si può nascondere dietro il fatto che "per ciascuno è diverso": anche l'attacco del bambino e le posizioni sono diverse per ciascuno, eppure su questo si danno consigli o almeno si segnala che può sussistere un problema.

    RispondiElimina