sabato 30 gennaio 2010

L'accuratezza non costa niente

Domenica scorsa, approfittando di un pomeriggio di assenza dei figli e del fatto che un mal di testa incipiente mi impediva di mettermi a scrivere, ho guardato un film in TV. Su Italia 1. Film tipico della rete: avventura e buoni sentimenti, evasione allo stato puro.
Il film, di cui non so il titolo perché ho cominciato a vederlo quando era già cominciato da 5-10 minuti, parlava di una specie di Indiana Jones in gonnella, alle prese con il tesoro dei Templari.
Al di là della banalità dei vari cliché che c'erano dentro (e di cui ero consapevole, ma me ne fregavo: mica che una deve essere originale 24 ore su 24), quello che mi ha dato fastidio è stata una serie di inesattezze gratuite, di quelle che se sei un minimo amante della Storia spegni il televisore e vai a picchiare lo sceneggiatore.
Dio bono, se decidi di scrivere una storia su un'archeologa, il minimo che tu possa fare è avere un minimo di dimestichezza con la Storia, no? Pare di no.
Prima serie di strafalcioni: siamo alla fine del 1200 e i Templari sono asserragliati dentro Gerusalemme assalita dai Turchi. Due cavalieri vengono incaricati di scappare verso il mare, dove il aspetta un galeone, e dal mare assistono alla distruzione della città.
Prima obiezione: alla fine del 1200, Gerusalemme era persa da un pezzo (un secolo circa). Al limite si poteva parlare di Acri, persa appunto nel 1291.
Seconda obiezione: Gerusalemme non è in riva al mare (Acri sì).
Terza obiezione: il dominio turco, alla fine del 1200, non esisteva ancora. Al massimo potevano esserci dei turchi tra i mercenari.
Quarta obiezione, questa da vera cagacazzo: nel 1200 i galeoni non esistevano ancora. Ma posso capire che siano belli, facciano scena e quindi chissenefrega della verosimiglianza storica.
I cavalieri fanno naufragio e finiscono in Anatolia. Dopo un lungo cammino nel deserto di sabbia (il famoso deserto anatolico, chi non ne ha mai sentito parlare?) arrivano a una città.
Per identificare la città, l'archeologa usa la mappa di Al-Idrisi. Che è stata redatta in Sicilia nel 1154, in arabo. Ma magicamente, nelle mani dell'archeologa, la mappa riporta scritte in turco con caratteri latini. Circa 200 anni prima che i turchi avessero un qualche ruolo nella storia del mondo occidentale e circa 750 anni prima che Ataturk decretasse che il turco andava scritto con caratteri latini.
Ora, io non sono un'esperta né di Crociate né di Templari né di storia del mondo islamico (purtroppo). Ho qualche vaga nozione che ho verificato su Wikipedia, in 10 minuti d'orologio, cercando Templari, Impero Ottomano, Turchi e Al-Idrisi. Mi chiedo perché lo sceneggiatore del film, pur essendo pagato per farlo, non abbia perso 10 minuti del suo tempo a fare queste ricerche. Gli auguro di essersi nel frattempo innamorato di una vera archeologa e che lei gli abbia dato un gran due di picche perché non può sopportare di stare con un tale ignorante.
Stesso discorso per le lingue straniere. A parte che io difficilmente mi metterei a scrivere una storia con uno straniero come protagonista, ambientata in un Paese dove non ho mai abitato. Lo potrei fare in una storia di fantascienza o di ambientazione storica, ma non ai giorni nostri. Inoltre, ogni volta che faccio una citazione in un'altra lingua o che mi azzardo a inserire una frase di cui non sono sicura, vado a fare mille verifiche su Google. Se dovessi spingermi un po' più in là, chiederei a qualche persona esperta (diavolo, se io conosco persone che parlano swaili, croato, turco, arabo, nepalese, hindi e giapponese, uno che poco poco è interessato per professione dovrebbe conoscere qualcuno che parla italiano, no?) o porrei una domanda in un forum.
Ecco che cosa farei io, e che cosa ritengo sia giusto fare. Soprattutto se stessi scrivendo non un romanzo, in cui sono chiaramente identificabile come unica responsabile degli strafalcioni, ma una sceneggiatura su cui altri dovranno lavorare.
Immaginate se tra qualche mese si cominciasse a disegnare Viola e io avessi messo dentro una cazzata pazzesca, una roba da screditare tutto il lavoro (OK, lo ammetto: non me lo sogno ancora di notte ma lo farò presto). Il mio disegnatore diventerebbe "quello che ha disegnato quella cazzata". Non credo che gli rovinerei per sempre la carriera, ma nessuno lo chiamerebbe "quello che ha disegnato (bene però) quella cazzata".
Per Viola, mi sono documentata come ho potuto: dal momento che non ero a Genova durante il G8 (ma, in tutto il casino, io ero dalla parte dei genovesi e il mio cuore sanguinava), ho guardato video, ascoltato i racconti di varie persone (mio marito, per esempio, ma anche il marito di una mia amica, che lavora in Guardia Costiera ed era dalla parte dei "cattivi"), ho raccolto un sacco di foto. Mi sono presa alcune licenze consapevoli nel tratteggiare i compiti e i metodi della squadra antiterrorismo in cui Viola lavora, esattamente come credo se le siano prese Ian Fleming e Le Carré che pure ne sapevano più di me.
Ho cercato di essere rigorosissima nella definizione dei luoghi, perché una cosa che non capisco da mai è perché, se ambienti una storia a Palermo, devi girare una scena in una riconoscibilissima piazza di Lucca. Nel cinema, posso ancora capirlo: motivi di budget, permessi, eccetera. Ma nel fumetto no: so che è una menata, ma sto tuttora andando a Genova per fare foto sulla base delle ambientazioni e delle inquadrature della sceneggiatura.
Per quanto riguarda la frequentazione di associazioni ambientaliste e di un certo genere di persone che al G8 hanno manifestato, mi sono basata il più possibile sulla mia esperienza personale e ho cercato di essere il più neutrale possibile (a priori, a parte che mio marito era là, non avevo grandissima stima dei no global e tuttora li prendo con le pinze, pur avendo fatto molta strada nella loro direzione).
Ecco, le cose che ho lasciato al "caso" (ovvero alla sensibilità del disegnatore) sono quelle minori, per cui quasi quasi io mi offenderei se qualcuno mi desse della documentazione: il vestiario dei personaggi (credo che, per un disegnatore, l'indicazione "cappotto classico nero e pantaloni a sigaretta grigi" sia sufficiente), il tipo di auto ("berlina scura", ad esempio), il mobilio (il riferimento a uno stile IKEA penso sia sufficiente, mentre in casi tipo mobili d'antiquariato ho raccolto immagini di esempio). Però, se il mio disegnatore mi dicesse "guarda no, mi servono immagini anche di questo", gli riverserei addosso un'altra mole di documentazione con la coscienza tranquilla di un bebé. Anzi, non fatemici troppo pensare, se no lo faccio senza neanche chiedergli un parere.

13 commenti:

  1. Siamo certi ,come ben sai , che scopriremo noi stessi angoli nuovi di una citta ' che viviamo quotidianamente .Aspettiamo quindi dopo il meritato successo un Viola tour che porti a scoprire i luoghi piu' nascosti dove si ambienta la storia .Ormai hai notizie e materiali per pubblicare una guida della nostra citta'!

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  2. Grazie per la fiducia! Per essere ancora più accurata (ma soprattutto per curiosità), l'ultima volta che sono stata a Genova ho preso alla FNAC un libro che si intitola "101 cose da fare a Genova prima di morire": bellissimo! Ho approfondito cose che già sapevo e soprattutto scoperto tanto che non sospettavo. Lo consiglio soprattutto a voi genovesi!

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  3. bellissimo post e bellissime le riflessioni che fai su Genova e il G8 (per altro, c'ero...), adesso devo soltanto recuperare il libro di cui sopra! grazie ;-) silvietta

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  4. Non sai quante ore perse in compagnia di google per fare delle traduzioni accurate... ;-)

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  5. Tocchi un punto dolentissimo: con gli studi che ho fatto, la naturale tendenza a notare gli strafalcioni del film storici mi si è amplificata all'ennesima potenza. Uno memorabile in Alexander: la mappa con cui Aristotele insegnava la geografia al conquistatore recava la scritta, a caratteri vagamente grecheggianti (tipo insegna di un ristorante greco, per capirsi) "Mediterranean Sea".

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  6. @Chiara: quella mappa di Alexander me la sono sognata per settimane! Meno male che negli stessi giorni mi ero presa i "Borgia" di Manara/Jodorowsky e almeno lì mi sono goduta una ricostruzione storica coi fiocchi.

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  7. Queste cose mi fanno incavolare da matti, Gerusalemme vista dal mare poi é una cosa veramente senza senso..vabbè che in macchina ci vogliono 40 minuti da Tel Aviv e Gerusalemme..ma dal mare ovviamente non si vede!!(questa cosa mi fa ridere ed indignare allo stesso tempo visto che sono stata lì quest estate e conosco bene la zona pur non essendo una storica o una geografa!!!)

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  8. Tanto per cambiare, un tuo post che avrei potuto scrivere io...io e i la mia laurea in storia (seppur a Scienze Politiche, giusto perché si parla di esattezza). I film "storici", quelli in costume per intenderci, non li guardo nemmeno, al 98% sono polpettoni concepiti per quelle romantiche fanciulle che durante le gitarelle domenicali in qualche fortezza medievale si sentono in dovere di esalare: "Ah, quanto avrei voluto vivere a quei tempi!" (al che io, str***a come il solito: "Ai tempi in cui si campava 35 anni se andava bene, ignoranti come capre, senza riscaldamento e SENZA BAGNO - e qui la maggior parte già ce le siamo perse - e le donne morivano di parto come mosche, cara? Già, che peccato esserci perse questa esperienza..."), non li trovo solo incongruenti nei fatti, nelle ricostruzioni storiche, negli oggetti, ma molto anche nel modo di parlare, nella psicologia dei personaggi. Ricordo, in "1492", un dialogo tra Colombo e sua moglie che parlavano come una tipica coppia di americani middle-class che affronatno una crisi coniugale nella villetta di periferia; o, per fare un esempio diversissimo, nello sceneggiato (no, la parola "fiction" non la uso, scusate, parlo bene due lingue straniere, ma finché posso uso la mia) "Raccontami" che pure mi piaceva molto, una fanciulla che rientra alle 5 del mattino da una serata con il fidanzato...negli anni '60??? Non credo proprio; o l'esempio eclatante della "Meglio gioventù", quando Nicola-Luigi lo Cascio apprende dell'alluvione a Firenze mentre è in Norvegia, all'ora di cena, peccato che l'alluvione sia avvenuta all'inizio di novembre e mi posso immaginare a che ora diventi buoi in quel mese a quelle latitudini (lessi poi un commento ben più autorevole del mio su qualche giornale). Altra domanda: perché nei film spesso non c'è congruenza temporale, i tempi sono troppo stretti, fai quattro conti e la gente si è sempre sposata e riprodotta verso i 16 anni? E perché, nelle ambientazioni, le città vengono rivoltate come calzini che anche se ci abiti da trent'anni non le riconosci più? Come in "La seconda volta", Torino è frullata in un caleidoscopio...
    A proposito di film storici, quando esce vado a vedre "Bright Star", che ho scoperto parlare di Keats, speriamo che la Campion non mi deluda...
    Giuliana

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  9. Consiglio: prova con i due Elisabeth. E con "Il mestiere delle armi": per me che sono appassionata di Rinascimento (anche se Giovanni dalle Bande Nere è un po' più avanti del mio periodo "classico"), è stata una goduria.

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  10. Ho visto il libro mi ispirava ,ma volevo che evitasse di prendere polvere insieme agli altri che aspettano che io li legga....
    Dopo il consiglio lo prendero'al limite terra' caldo ai colleghi...

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  11. Ciao! Non so se ho mai commentato, peró ti leggo ormai da qualche tempo. Visto che ti piace Baricco, hai letto I Barbari? Io leggendo quel libro ho capito tante cose. Tra cui il perché nessuno sceneggiatore americano fa una ricerca su wikipedia di 10 minuti prima di scrivere.

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  12. Grazie mille per la segnalazione, Lisa, lo leggerò!

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  13. Grazie anche da parte mia. Baricco non mi piace, ma il saggio che hai segnalato, anche solo a una rapida occhiata su Wikipedia (e dato l'argomento della trattazione è un bel caso di metainformazione), mi trova coinvolta e partecipe.
    Giuliana

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